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Il matrimonio in Chiesa

Il matrimonio è una realtà terrena: un’istituzione umana, un dato storico presente in ogni epoca e presso una qualunque società.
Ma è anche un dono di Dio, un sacramento e - come tale - una precisa e preziosa proposta del Cielo, indirizzata esclusivamente ai coniugi per realizzare assieme la loro santificazione; per vivere, cioè, la loro particolare vocazione umana in una realtà che, per quanto rimanendo pur sempre terrena, fin dall’istante del consenso nuziale viene “rivestita” di Spirito Divino...

Quante coppie però - specie al giorno d’oggi - giungono a poter comprendere, in modo perlomeno sufficiente, il grandissimo e meraviglioso valore di un simile dono? Molto poche, in verità!
Infatti occorrerebbe anzitutto tener ben presente che, come il primo in- contro di ogni futura coppia sponsale mai avviene per caso, così tanto meno il dono del sacramento del matrimonio: “Sara è una ragazza seria e coraggiosa. Ed è bellissima... Dio ti ha destinato Sara da sempre” (Tobia 6, 12 e 18).

Il matrimonio in chiesa, allora, esprime e raffigura uno stupendo punto di incontro della volontà umana con quella divina: un patto solenne e irripetibile che, emergendo dal privato, rivela - di fronte a Dio e agli uomini - alcune decisioni prese di comune accordo, con l’assoluta intenzione di renderle definitivamente irrevocabili; dando, in tal modo e oltretutto, un’evidente prova d’amore in più.
Ed ecco che a questo punto, con il coinvolgimento pure della divinità, ci si addentra appieno nel trascendentale: un bisogno, questo, sentito in ogni tempo da tutti i popoli e indipendentemente dalla loro religione.
Infatti la sponsale donazione con il rituale religioso conduce non solo ad un’intimità d’anima e di corpo del tutto particolare, ma - inoltrandosi nell’assoluto - diviene sacra, perché viene a far parte della stessa intimità divina; potendo così, tra il resto, usufruire sia nell’immediato che in aeternitatem di una speciale benedizione a favore dello stato matrimoniale della coppia stessa.
E quest’ultima, pertanto, si ritroverà sempre nelle migliori condizioni per poter godere della propria unione al massimo delle personali potenzialità sia fisiche che spirituali; un’unione dove, infine, la stessa sessualità può agevolmente divenire persino preghiera.
Un autentico rapporto d’amore, dunque - integro, totale e assoluto - che è del tutto impossibile poter gustare al di fuori del sacramento del matrimonio! Una vera, ineguagliabile, unione; ma ciò anche proprio perché intessuta di valori già pazientemente coltivati per anni.

Come un ponte, infatti, è sicuro tra due saldi pilastri, così è per l’amore di coppia; un amore che può sorgere e reggere tra due persone solo se entrambe sono individualmente capaci di una solida gestione, sia pratica che morale, della loro vita.
E un simile matrimonio, allora, di certo non si frantumerà né si trasformerà nella cosiddetta "tomba dell'amore"; ma condurrà nel tempo, accrescendo ancora e approfondendo a sua volta, quei medesimi valori (sessualità compresa) le cui basi furono appunto saggiamente edificate fin da prima della reciproca conoscenza degli stessi coniugi.

Purtroppo, però, c’è sempre la possibilità che il vincolo matrimoniale venga sconvolto dalla vedovanza; ed inoltre è una crescente realtà dei nostri tempi    la squallida presenza delle gravissime incrinature provocate dall’infedeltà e, non di rado ormai, pure reciproca (quest’ultima, specie se appunto in entrambi i coniugi v’è stata una precedente immaturità nel dominio di se stessi). Per di più si può infine incappare - anche per quanto controvoglia - in una separazione o, peggio ancora, in un divorzio.
Ma il matrimonio, di fronte a Dio, rimane egualmente valido; e allora, nonostante tutto, ”rallegriamoci, perché i nostri nomi sono scritti in cielo” (Luca 10, 20).
Proprio così! Poiché la coppia, unitasi con rito religioso, viene di fatto a trovarsi come in cordata o in tandem: se uno fa del suo meglio per arrivare in Paradiso, difficilmente non arriverà pure l’altro...
Mediante una vita di preghiera possiamo allora non solo ritrovare sempre la nostra serenità, ma - sostenuti, inoltre, dalla speranza-certezza che ogni sofferenza di quaggiù sarà lassù motivo di relativa gioia maggiore - possiamo anche in definitiva intravedere fin d’ora un consolante spiraglio di quell’autentica ed eterna felicità, che il Signore vuole sia in gran parte vissuta in modo del tutto particolare proprio assieme a coloro che abbiamo amato (o, sia pure, con i quali avremmo dovuto amarci) di più su questa terra.

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Ultima modifica ilVenerdì, 10 Ottobre 2014 09:24
Paolo Morandi

Sono un insegnante in pensione, articolista e saggista, residente nel Trentino. Negli ultimi anni mi sono occupato di problematiche, etiche e morali; in particolare nell'ambito della sessualità, oltre a tutto ciò che concerne il nostro quotidiano modus vivendi.

Sito web: www.paolomorandi.wordpress.com

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