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Il punto in cui non attendi più una risposta...

“Quando avrai raggiunto il punto in cui  non attendi  più una risposta, allora finalmente potrai dare in modo che l’altro possa ricevere, e potrai gioire del dono. Quando chi ama sarà libero dalla dipendenza dall’amato con il maturare dell’amore in un’irradiazione che è un dissolversi in luce del proprio io, allora anche l’amato troverà la sua pienezza nella liberazione da colui che ama”.  (Dag Hammarskjold).

Non vi sembra questo un tragitto interminabile? E’ infintamente distante quel “punto in cui non attendi più una risposta”, quello spazio esistenziale in cui “potrai dare in modo che l’altro possa ricevere” e diventi una gioia quella privazione che, in fondo, fai a te stesso perché l’altro abbia qualcosa in più.

Facciamo piuttosto spesso esperienza di una fame che ci abita, di un bisogno profondo di essere nutriti, di ricevere qualcosa che ci faccia bene… quel naturale desiderio di avere accanto qualcuno che si prenda cura di noi, al quale interessiamo e che ci faccia sentire “importanti”. Siamo, dunque, sempre in attesa di  una risposta al nostro esserci.

D’altra parte, potremmo fare esperienza di un bisogno apparentemente opposto, ma in realtà coincidente con il primo: dare continuamente, privarsi di tutto, investire tempo ed energie solo per gli altri  finchè non si è speso tutto per un bisogno pressante di “donare”. Ma, in fondo, anche in quel dono si attende una risposta al nostro esserci, se non altro la possibilità di sentirci migliori, riconosciuti, utili.

Eppure all’uomo è data la possibilità di una mèta migliore. Tutto il Vangelo ci parla di questo: la libertà dell’amore.

Certamente ognuno con il proprio ritmo, lento o veloce, ognuno con le proprie energie, poche o molte, ma tutti possiamo intraprendere il nostro cammino di libertà, pazientemente. Voglio credere davvero che da ciò nessuno sia escluso, nonostante l’esperienza mi mostri come il trovarsi in condizioni di maggior bisogno e fatica renda anche più difficilmente raggiungibile una tale libertà. Lo vedo tra i poveri, ma lo vedo anche in me stessa. Sempre corriamo il rischio di una dipendenza nell’amore, inteso in senso ampio: dipendenza dalla persona o dalla situazione da cui riceviamo, ma anche dipendenza dalla persona o dalla situazione a cui doniamo. L’assenza di qualcuno che si prenda cura di noi potrebbe metterci in difficoltà esattamente come l’assenza di qualcuno di cui noi possiamo prenderci cura. E se lascio che mi scorrano davanti i volti delle persone con cui vengo a contatto nel Centro di accoglienza intuisco che i loro tragitti si sono forse inceppati proprio a questo livello. Quando è mancato qualcuno da cui ricevere e qualcuno a cui donare, o meglio quando è mancata la capacità di far questo con amore libero, è stato necessario trovare soluzioni di sopravvivenza alternative.  

Io non ho risposte risolutive, anzi mi sento del tutto impotente. Ma vorrei alzare la voce solo per invitare ciascuno di noi ad investire al meglio la propria risorsa d’amore, senza smettere di camminare verso la mèta della libertà,  quell’ “irradiazione che è un dissolversi in luce del proprio io” e verso la quale l’Amore ci attira per respirare a pieni polmoni. A noi è data ancora questa possibilità; guardando a chi sembra che non ce l’abbia più, prendiamo consapevolezza della grande occasione che la vita ci offre e sfruttiamola al massimo. Sarà la nostra gioia! 

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Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 14:15
Stefania Baglivo

Studentessa presso l'Istituto di Scienze religiose in Assisi. Lavora nel Centro d'accoglienza della Caritas diocesana di Assisi e sta imparando dai poveri a conoscere Dio.

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