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Il Rosario - Misteri del dolore: Gesù coronato di spine

I soldati rialzano il condannato da terra. La violenza delle loro frustate lo ha fatto crollare. Accade sempre così, è la sorte che si merita chi ha sbagliato. E loro vengono pagati per eseguire gli ordini, ed eseguirli bene.

Quest'uomo è senza diritti ormai, è stato consegnato per morire.

"Cammina, re dei Giudei!" urlano i soldati, spingendo il prigioniero verso il pretorio.

Le loro risate sgangherate echeggiano nel cortile, rimbombano sonore tra gli archi, risuonano in Gesù come onde fluttuanti di un sogno sfuocato.

Tutta la truppa, richiamata da quelle grida, si raduna attorno al condannato per partecipare allo spettacolo.

"Dai, mettiamogli un mantello, a questo re!".

Una guardia si toglie il manto scarlatto e lo getta addosso a Gesù, avvolgendolo come un fantoccio. Spassoso!

"Ma al re manca la corona!" reclamano altri.

"Eccola, la corona del re!" annuncia una guardia solerte.

In fretta ha tagliato con la spada una manciata di rovi, intrecciandoli in tondo con le sue mani callose. Come porgendo un trofeo si avvicina al "re dei Giudei" e sghignazzando gliela pone sul capo, affondandola con forza tra i capelli.

Il volto di Gesù si colora di rivoli rosso vivo. Gli occhi, intrisi di sangue e sudore, si velano di ombre e immagini indistinte. La sua mente precipita in un turbine di schiamazzi disgregati e sconnessi.

Gesù si ritrova in mano una canna, e addosso gli sputi dei soldati.

"Salve, re dei Giudei!" li sente urlare, mentre si inginocchiano davanti a lui, alternando inchini e percosse.

"Ecco l'uomo!". Così Pilato presenta Gesù al suo popolo.

Gesù è davvero “l'uomo”. L'uomo che soffre ovunque e in ogni tempo, senza sapere, senza capire, senza un perché. È tutti noi. E ha scelto di esserlo. Di esserci.

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Ultima modifica ilVenerdì, 19 Settembre 2014 09:48
Regina

Quando sono entrata in monastero, nel secolo scorso (nel lontano 1988), si scriveva ancora a mano, si spedivano le lettere e le cartoline di carta, si aveva in dotazione personale un kit "da ufficio", composto da penne, pennarelli, gomma, righello, fogli, buste, cartoncini, forbici, colla... Il mondo aveva un altro ritmo.

Poi nacque qualcosa di nuovo che lo accelerò, lo trasformò, come si trasformano le particelle di un atomo in presenza di nuovi componenti. E ci fu un nuovo ingresso in monastero: il computer.

Entrò cercando di capire e di farsi capire, perché parlava un'altra lingua, sconosciuta fino ad allora. Ma si inserì così bene nella nuova realtà che presto divenimmo inseparabili.

E fu così che Dio mi prese nella rete, per lanciarmi in spazi lontani senza spostarmi, per navigare senza imbarcarmi, per creare senza cercare oggetti.

Con quale scopo lo capirò strada facendo, anzi, giga facendo. Lui me lo dirà.

La rete raccoglie ogni genere di pesci...io vorrei essere di quelli buoni.

Perché nella rete del Padre mio ci sono molti posti, ed e' bello esserci.




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