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Il Rosario - Misteri del dolore: Gesù sale il calvario

I soldati hanno caricato le spalle del prigioniero con il pesante legno del suo patibolo. È così che si avviano alla morte i malfattori. Portando la propria condanna.

Gesù barcolla, cercando di trovare un difficile equilibrio.

Le ferite, aperte e doloranti, non gli consentono di sostenere quel carico senza vacillare.

Il suo corpo non ha più nulla di sano, e anche la sua anima è in un tunnel buio.

Gesù si incammina a passi lenti e incerti... la strada per il Golgota sembra infinita.

Una gran folla fa ala al suo passaggio, imprecando o piangendo. Ancora una volta divisa riguardo a Lui.

Gesù cade, schiacciato dal peso della croce, oppresso dal dolore. Urla, minacce, frustate si abbattono su di lui per farlo rialzare. La pazienza non è richiesta ai soldati.

"Ehi, tu, Giudeo, vieni qui!". Simone si ferma, non può opporsi. Il suo cammino anonimo tra la folla finisce qui, abbracciato alla croce di Gesù.

È forte, Simone, un lavoratore dei campi. Porta la trave senza troppa fatica, accanto a quel condannato sconosciuto, senza immaginare di essere dentro un disegno, una storia divina.

Le donne affollano la via, alzando a gran voce lamenti disperati.

Gesù ritrova per loro la forza della profezia, la luce della visione, le parole dell'annuncio per vedere oltre il visibile, oltre il presente e l'immaginabile.

Gesù morente abbraccia ancora una volta il suo popolo, la sua terra, la città eletta. Li porta con sé, sulla croce. Il suo cuore non smetterà mai di amare.

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Ultima modifica ilGiovedì, 25 Settembre 2014 23:53
Regina

Quando sono entrata in monastero, nel secolo scorso (nel lontano 1988), si scriveva ancora a mano, si spedivano le lettere e le cartoline di carta, si aveva in dotazione personale un kit "da ufficio", composto da penne, pennarelli, gomma, righello, fogli, buste, cartoncini, forbici, colla... Il mondo aveva un altro ritmo.

Poi nacque qualcosa di nuovo che lo accelerò, lo trasformò, come si trasformano le particelle di un atomo in presenza di nuovi componenti. E ci fu un nuovo ingresso in monastero: il computer.

Entrò cercando di capire e di farsi capire, perché parlava un'altra lingua, sconosciuta fino ad allora. Ma si inserì così bene nella nuova realtà che presto divenimmo inseparabili.

E fu così che Dio mi prese nella rete, per lanciarmi in spazi lontani senza spostarmi, per navigare senza imbarcarmi, per creare senza cercare oggetti.

Con quale scopo lo capirò strada facendo, anzi, giga facendo. Lui me lo dirà.

La rete raccoglie ogni genere di pesci...io vorrei essere di quelli buoni.

Perché nella rete del Padre mio ci sono molti posti, ed e' bello esserci.




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