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Il Rosario - Misteri della gioia: Gesù nasce a Betlemme

E' nato mio figlio! Mio figlio? Maria contempla in silenzio il volto del bambino che ha appena dato alla luce "senza conoscere uomo". Contempla quel volto, cercando di cogliervi un segno della sua divinità.... ma è solo un bambino! Un bambino bellissimo, certo, ma...come tutti gli altri.

Maria lo osserva rapita, incantata da quel bocciolo di vita appena schiuso, fragile, delicato, da proteggere. Lo prende in braccio... come le assomiglia! Lineamenti decisi, occhi vivi e profondi, già capaci di interpellare il suo cuore, di mettere in movimento la sua anima. Perché Gesù è suo figlio, ma ha un Padre che sta nei cieli. E questo basta per rivoluzionare la vita. La sua, quella di Giuseppe, quella di Gesù, quella di ogni persona che Lui incontrerà.

Se diventare madre è rinascere, cos'è diventare madre di un uomo "nuovo"?

Maria lo culla, il suo bambino-mistero. Dolcemente, senza fretta, senza tempo. Come farebbe suo Padre. Come fa. E lei, Maria, lo sa. Lei conosce quel Padre. Lei sa a Chi ha detto sì senza sapere nulla, senza sapere altro che di Lui si poteva fidare.

Gesù si è addormentato tra le sue braccia. è così semplice custodire l'Infinito? Accogliere la Salvezza?

Maria lo pone sulla paglia, come un agnellino... Profezia di un Agnello destinato a una morte innocente. Una morte fuori dall'abitato, come il luogo in cui è nato.

Hanno potuto offrirgli solo una mangiatoia, Maria e Giuseppe. Un bambino povero, Gesù, come ce ne sono tanti... Profezia di un Regno che non è di questo mondo.

E gli angeli, i pastori, i magi, la stella?... Profezia di un annuncio straordinario, senza schemi, a largo raggio, imprevedibile, incontrollabile. Come la luce e la verità.

Maria e Giuseppe si guardano negli occhi. Qui, a Betlemme di Giudea, non ci dovevano proprio essere, oggi...

Ma dove poteva nascere il "Pane di vita eterna", se non nella "Casa del pane"?

Maria e Giuseppe, però, non potevano immaginare quanto Gesù avrebbe rivoluzionato la loro storia. E neanche noi lo immaginiamo, nella nostra.

Perché il mistero dell'Incarnazione non è finito quella notte, a Betlemme.

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Ultima modifica ilSabato, 28 Giugno 2014 17:39
Regina

Quando sono entrata in monastero, nel secolo scorso (nel lontano 1988), si scriveva ancora a mano, si spedivano le lettere e le cartoline di carta, si aveva in dotazione personale un kit "da ufficio", composto da penne, pennarelli, gomma, righello, fogli, buste, cartoncini, forbici, colla... Il mondo aveva un altro ritmo.

Poi nacque qualcosa di nuovo che lo accelerò, lo trasformò, come si trasformano le particelle di un atomo in presenza di nuovi componenti. E ci fu un nuovo ingresso in monastero: il computer.

Entrò cercando di capire e di farsi capire, perché parlava un'altra lingua, sconosciuta fino ad allora. Ma si inserì così bene nella nuova realtà che presto divenimmo inseparabili.

E fu così che Dio mi prese nella rete, per lanciarmi in spazi lontani senza spostarmi, per navigare senza imbarcarmi, per creare senza cercare oggetti.

Con quale scopo lo capirò strada facendo, anzi, giga facendo. Lui me lo dirà.

La rete raccoglie ogni genere di pesci...io vorrei essere di quelli buoni.

Perché nella rete del Padre mio ci sono molti posti, ed e' bello esserci.




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