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Il Rosario - Misteri della gioia: Ritrovamento di Gesù

Il quinto mistero della gioia ha i colori tenui e sfumati dell’infanzia che cresce e cambia, che cerca e domanda percorrendo un cammino tutto da vivere.

Ha i colori della strada, della luce del tempio, degli occhi dei maestri, della voce di Maria e Giuseppe…Colori vari e vivi, colori di una storia che è anche nostra.

GESU' VIENE RITROVATO NEL TEMPIO
FRA I MAESTRI DELLA LEGGE

La strada è piena di pellegrini, di mercanti, di animali... Gesù si ferma, guarda in alto, verso Gerusalemme, arroccata sul monte come un'aquila nel nido. È splendida, la città del suo Dio!

La carovana per Nazareth è sparita alle sue spalle. Come mai l'abbia lasciata, Gesù non se lo sa spiegare, anzi, neppure se lo chiede. È successo. Una calamita l'ha afferrato, un richiamo, improvviso e potente. Gesù, dodicenne, sente già forte l'appartenenza al suo popolo, il popolo scelto dal Padre suo. Gesù, dodicenne, sente delinearsi in sé, con i toni lievi di un'alba, la sua identità.

E sale, senza fatica e senza fretta, con la verde freschezza dei suoi anni, sospesi sul ponte mobile del diventare uomo.

Dov'è diretto, ancora non lo sa. Sa solo che deve andare. Il Padre lo aspetta.

A Gerusalemme, un filo invisibile lo guida al tempio. Gesù entra, con la sicurezza di chi entra nella propria casa. Quanta luce! Affascinante come la Parola che gli risuona nel cuore fin da bambino, dolce come la tenerezza di sua madre, intensa come la protezione di suo padre.

"Che vuoi, ragazzino?" gli chiedono i maestri della legge. Non accadono molte novità nel tempio.

Ma oggi quel fanciullo li ha fissati uno ad uno, come li conoscesse per nome. E il suo sguardo aveva una determinazione folgorante.

Si sono seduti insieme, i maestri e il ragazzino, all'unico banco dei grandi interrogativi.

Domande, risposte, silenzi, citazioni, spiegazioni, commenti si alternano nel silenzio del tempio, dipingendo lo stupore sul volto dei maestri. Non avevano mai sentito tanta sapienza in un bambino!

Com'è possibile? Imbarazzo, ammirazione, incredulità, confusione diventano un'unica cosa nei loro occhi, nelle menti, nei cuori. La voce di Gesù, libera e limpida, risuona tra le mura del tempio, come un'eco della voce segreta del Padre. Quella che ai sapienti di questo mondo non è dato di udire.

"Gesù!" gridano insieme Maria e Giuseppe. Eccolo, il loro piccolo! L'hanno ritrovato, finalmente.

La loro voce è incrinata di sgomento, il volto segnato di stanchezza angosciata.

"Perché, Gesù?" gli chiede sua madre.

"Perché?! Non sapevate...?".

No, non lo sapevano. Non sapevano niente di quel Figlio. Cominciavano appena a capire.

Come Lui, del resto. Come noi.

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Ultima modifica ilVenerdì, 11 Luglio 2014 22:18
Regina

Quando sono entrata in monastero, nel secolo scorso (nel lontano 1988), si scriveva ancora a mano, si spedivano le lettere e le cartoline di carta, si aveva in dotazione personale un kit "da ufficio", composto da penne, pennarelli, gomma, righello, fogli, buste, cartoncini, forbici, colla... Il mondo aveva un altro ritmo.

Poi nacque qualcosa di nuovo che lo accelerò, lo trasformò, come si trasformano le particelle di un atomo in presenza di nuovi componenti. E ci fu un nuovo ingresso in monastero: il computer.

Entrò cercando di capire e di farsi capire, perché parlava un'altra lingua, sconosciuta fino ad allora. Ma si inserì così bene nella nuova realtà che presto divenimmo inseparabili.

E fu così che Dio mi prese nella rete, per lanciarmi in spazi lontani senza spostarmi, per navigare senza imbarcarmi, per creare senza cercare oggetti.

Con quale scopo lo capirò strada facendo, anzi, giga facendo. Lui me lo dirà.

La rete raccoglie ogni genere di pesci...io vorrei essere di quelli buoni.

Perché nella rete del Padre mio ci sono molti posti, ed e' bello esserci.




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