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Il Rosario - Misteri della gloria: Gesù ascende al cielo

Sono ancora confusi, i discepoli, di fronte al loro maestro risorto. È lui, sì, ma... L'hanno visto, l'hanno ascoltato, l'hanno toccato, eppure... è lo stesso di prima?

Se lo sono chiesto, i discepoli, quando Gesù è apparso loro, entrando in casa a porte chiuse, o li ha accompagnati lungo la strada come un viandante qualunque, scomparendo nel nulla, o quando li ha attesi all'alba sulla riva del lago, per colmare di pesci le loro reti vuote, improvvisando un banchetto inatteso.

È sempre Lui, ma è anche altro, come venisse da una dimensione sconosciuta, misteriosa, indefinita. Gesù è tornato, ma nel sepolcro che è successo? Chi, cosa, lo ha riportato in vita? Come, quando? Da dove? Il loro maestro non ha raccontato nulla di quei tre giorni, di come sia uscito dal buio e dal silenzio della morte.

È questa esperienza, a loro del tutto ignota, che li fa percepire Gesù in modo diverso.

Il Maestro, come ogni uomo, ha varcato i confini della morte, vi è entrato e... rieccolo qui, tra loro! Sconcertante! Tanto da togliere pensieri e parole e domande. La realtà terrena,quotidiana, è stata sconvolta. Ma allora... è possibile? È possibile a un uomo entrare e uscire dalla morte?

Gesù è lì, a testimoniarlo con il suo corpo piagato e vittorioso, eloquente e inconfutabile.

Il Maestro parla ancora ai suoi. Affida loro una missione, quella per cui Lui è venuto: testimoniare l'amore del Padre. Fino a dare la vita.

Come può un pugno di uomini deboli e peccatori fare cose tanto grandi?

Gesù lo sa. Li affida alla forza dello Spirito, li benedice, ancora una volta. Sono i suoi amici.

Poi, semplicemente, si innalza in cielo sotto i loro sguardi.

È il suo saluto, l'abbraccio finale, l'arrivederci lassù.

La terra e il cielo si uniscono per qualche istante, come una strada, un passaggio azzurro e lieve che solo i bambini e i sognatori potrebbero immaginare.

È per questa via che Gesù ritorna a casa. Ed è su questa via che attende il nostro ritorno.

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Ultima modifica ilDomenica, 26 Ottobre 2014 00:08
Regina

Quando sono entrata in monastero, nel secolo scorso (nel lontano 1988), si scriveva ancora a mano, si spedivano le lettere e le cartoline di carta, si aveva in dotazione personale un kit "da ufficio", composto da penne, pennarelli, gomma, righello, fogli, buste, cartoncini, forbici, colla... Il mondo aveva un altro ritmo.

Poi nacque qualcosa di nuovo che lo accelerò, lo trasformò, come si trasformano le particelle di un atomo in presenza di nuovi componenti. E ci fu un nuovo ingresso in monastero: il computer.

Entrò cercando di capire e di farsi capire, perché parlava un'altra lingua, sconosciuta fino ad allora. Ma si inserì così bene nella nuova realtà che presto divenimmo inseparabili.

E fu così che Dio mi prese nella rete, per lanciarmi in spazi lontani senza spostarmi, per navigare senza imbarcarmi, per creare senza cercare oggetti.

Con quale scopo lo capirò strada facendo, anzi, giga facendo. Lui me lo dirà.

La rete raccoglie ogni genere di pesci...io vorrei essere di quelli buoni.

Perché nella rete del Padre mio ci sono molti posti, ed e' bello esserci.




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