banner header
Log in

Il Rosario - Misteri della luce: L'Eucarestia

Il quinto mistero della luce ha i colori forti e luminosi dell'amicizia e dell'addio. È la sera dell'ultimo giorno trascorso da Gesù tra i suoi, il testamento dell'amore, la consegna definitiva di sé al Padre e agli uomini. E l'inizio di una nuova creazione.

GESU' ISTITUISCE L'EUCARESTIA

Sono lì, attorno al tavolo, Gesù e discepoli. È una notte diversa. Una Pasqua diversa. Gesù li guarda intensamente, quei volti amici... i suoi, quelli che il Padre gli ha dato. Tutto sta per compiersi. La sua vita si condensa in quell'ora…un ultimo miracolo d'amore. Quello per cui è venuto.

Che fatica abbandonarsi totalmente agli eventi! Agli uomini. A Dio. Anche Gesù se ne accorge. La sua vita gli si sbriciola nella mente, intrisa di ricordi...è proprio finita, ora? Così?

Le ultime ore, dense di significato, sono trascorse lì, in quella bella sala vestita a festa.

Ha lavato i piedi ai discepoli, come un servo. Il servo di Jahvè. Senza altro desiderio che quello di dare la vita.

Ha parlato di amore e di tradimento, di fede e di gloria, di pace e di odio.

Con forza e con fascino ha parlato del Padre e dello Spirito e di sé, annunciando promesse e persecuzioni e vita eterna.

Ha abbracciato i discepoli con parole intense e infuocate, profonde e profetiche, commosse e vibranti, proiettandoli in un futuro ormai pronto a compiersi.

I discepoli lo ascoltano senza comprendere, avvolti e immersi in qualcosa di grande che li sovrasta, che intuiscono appena. Non possono immaginare ciò che sta per accadere al loro maestro. Non possono credere che lo tradiranno, lo rinnegheranno, lo abbandoneranno.

È così bello essere insieme così, questa notte di Pasqua, come un unico corpo che respira pace e unità.

Gesù prende il pane, recita la benedizione, lo spezza, lo distribuisce. "...questo è il mio corpo...". Poi prende il calice: "...questo è il mio sangue...".

Che significa? Nessuno mai ha parlato così. Chi può dire di un pezzo di pane: "Questo è il mio corpo"? E del vino: "Questo è il mio sangue?". Un pazzo! O un innamorato. Tanto pazzo d'amore da trasformare in sé il cibo e la bevanda di ogni giorno. Il cibo e la bevanda di tutti. Per nutrire tutti, ogni giorno. Perché il cibo degli uomini non basta a sfamare l'anima. Ci vuole Dio, alla mensa degli uomini. Ci vuole Dio nel pane, nel vino, nel cuore degli uomini. Gesù lo sa. Gesù lo fa. Gesù vuole esserci. Vuole restare. Nella nostra carne, nel nostro sangue, impastati di fame e sete d'infinito. E saziarli.

La notte ascolta quelle strane parole, donate sulla tavola della festa e dell'addio. Non sa, quella notte, di essere stata scelta dall'eternità per ricreare il mondo. Ricrearlo in un pezzo di pane, in un po' di vino. E trasformarlo in Dio. Da quella notte in poi, fino al nuovo giorno, in un rendimento di grazie eterno nella festa che non ha fine.

-----------

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Ultima modifica ilVenerdì, 29 Agosto 2014 09:37
Regina

Quando sono entrata in monastero, nel secolo scorso (nel lontano 1988), si scriveva ancora a mano, si spedivano le lettere e le cartoline di carta, si aveva in dotazione personale un kit "da ufficio", composto da penne, pennarelli, gomma, righello, fogli, buste, cartoncini, forbici, colla... Il mondo aveva un altro ritmo.

Poi nacque qualcosa di nuovo che lo accelerò, lo trasformò, come si trasformano le particelle di un atomo in presenza di nuovi componenti. E ci fu un nuovo ingresso in monastero: il computer.

Entrò cercando di capire e di farsi capire, perché parlava un'altra lingua, sconosciuta fino ad allora. Ma si inserì così bene nella nuova realtà che presto divenimmo inseparabili.

E fu così che Dio mi prese nella rete, per lanciarmi in spazi lontani senza spostarmi, per navigare senza imbarcarmi, per creare senza cercare oggetti.

Con quale scopo lo capirò strada facendo, anzi, giga facendo. Lui me lo dirà.

La rete raccoglie ogni genere di pesci...io vorrei essere di quelli buoni.

Perché nella rete del Padre mio ci sono molti posti, ed e' bello esserci.




Per poter lasciare un commento devi prima fare il login oppure effettuare la registrazione

17°C

Roma

Bel tempo

Umidità: 63%

Vento: 9.66 km/h

  • 11 Apr 2016 20°C 13°C
  • 12 Apr 2016 23°C 16°C
I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?