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Il totalmente altro

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Lo stupore nel Mistero  

Filosofia della Trascendenza

Albert Camus nel suo libro "Lo Straniero" scrive «ho aperto gli occhi alla gentile indifferenza del mondo». Camus sostiene che il mondo fosse indifferente verso l'uomo e che non c'è nessun tipo di senso in esso. Un mondo lontano da Dio. In tale mondo l'uomo si trova isolato senza nessun tipo di connessione ne con il mondo ne con l'altro; dove, insomma, la speranza rimane nell'oblio come un'illusione lontana quasi come se fosse una follia.
Che cosa possiamo dire o sperare allora noi a tal proposito?

Nel nostro vissuto facciamo continuamente esperienza dell'incontro. Abbiamo il senso che non siamo da soli. La nostra vita è un continuo intreccio con un altro che incontriamo per strada. Questo stesso fenomeno dell'altro ci da il senso di noi stessi, come esseri diversi dall'altro e che siamo unici con una vita propria ma mai da soli.
Infatti quando facciamo esperienza nel nostro vissuto dell'altro in modo "deciso", egli non rimane estraneo ma diventa una parte del nostro intero vissuto. Ad un tale incontro non rimaniamo indifferenti ma piùttosto ci coinvolgiamo e giochiamo noi stessi. Infatti tutti noi abbiamo un qualcuno che è significativo nella nostra vita e viviamo nella nostalgia di lui. Per molti è un amico o parente per altri è un amore. Queste esperienze ci coinvolgono ad un punto che determinano il nostro essere e ci definiscono. L'incontro, comporta un riconoscersi, quando ciò si ripropone nell'ordinarietà.
E' la dinamica dell'Incontro a dirci qualcosa sulla "divinità" della dignità umana, viste le analogie che ciò detiene col "Mistero". Mistero non tanto come qualcosa di inaccessibile, ma come qualcosa di diverso, di "Altro" del quale si può fare solo esperienza diretta. Una tale esperienza che quando diventa forte, come nel caso dell'innamoramento, crea il senso del fascino e della nostalgia in noi.
« ... l'estraneo, e ciò che riempie di stupore, al di là del comprensibile, del familiare, e per questo "nascosto", assolutamente fuori dall'ordinario, e che colma lo spirito di sbigottito stupore.»(RUDOLF OTTO, The Idea of the Holy: An Inquiry into the Non Rational Factor in the Idea of the Divine, Kessinger Publishing, LLC, 2010, p. 26.)
L'incontro con l'altro non è più solo un concetto intellettuale, ma diventa esperienza concreta. La nostra stessa condizione umana come essere finiti ci fa tendere verso qualcosa di altro, come una nostalgia di qualcosa di diverso. Horkhiemer un autore Neo-Marxista, dalla scuola di Francoforte scrive dell'uomo: « ... che è un essere finito, che deve soffrire e morire; che al di là del dolore ci sta la nostalgia, che questa esistenza terrena non possa essere qualcosa d'assoluto, non è ciò che è ultimo». (M. HORKHEIMER, La nostalgia del totalmente Altro, Queriniana, Brescia, 2001, p. 80-81.)
In tutto questo troviamo il discorso religioso. L'incontro con il Divino rimane uno dei fenomeni più grandi. Sia per i credenti che per gli a-tei esso rimane un fenomeno reale, dove culture e individui coltivano e ci vivono dentro la loro propria dimensione religiosa. L'incontro con il divino cade in tutta questa dialettica dell'altro, anzi del totalmente Altro. Un incontro che erompe l'ordinarietà e porta con se uno stupore dove l'esperienza stessa dell'incontro diventa esperienza "estetica". E' come stare sulla roccia a guardare una tempesta in piena. Di fronte a quel paesaggio così sublime e misterioso l'uomo fa esperienza del fascino e del tremendo contemporaneamente in quel singolo momento.
Ciò che cerco di presentare in questo articolo è un modo diverso di percepire la religione. Non tanto nel modo classico intellettuale ma entrando nel campo fenomenologico e estetico. Quando si parla della religione il rischio e di ridurla in schemi logici e razionali o ancor peggio a compartimenti normativi e legali, come fece Kant. In quel tipo di percezione religiosa si tende a dimenticare l'esperienza concreta e il bello che scaturisce da ciò, che vanno oltre la ragione stessa, e che trovano spazio nell'area dei sentimenti. Solo così possiamo portare la teologia ad un tipo di discorso nuovo, per tutti:
«Teologia è coscienza che il mondo è fenomeno, che non è la verità assoluta; è attesa di una realtà ultima. La teologia è - devo esprimermi con molta cautela - la speranza che l'ingiustizia, che c'è nel mondo, non possa avere l'ultima parola» (Andrzej KOBYLIŃSKI, Modernità e postmodernità..., Roma, Pontificia Università Gregoriana, p. 88-9, 1998)

 

 

Ultima modifica ilSabato, 13 Luglio 2013 20:03
Aaron Abdilla

Laureato in Filosofia all'Università Pontificia Antonianum di Roma.

Membro del Sotto Comitato d'Educazione del Comune a Mellieħa, Malta.

Coordinatore della Rivista "Qiegħa għat-Tfal"

Vive a Mellieħa, Malta.

Sito web: https://www.facebook.com/aaron.abdilla?fref=ts



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