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Il Verbo si è fatto carne

"Il Verbo si è fatto carne" (Gv 1,14) e dunque l'uomo può trovare sulle proprie strade umane l'amore di Dio e del Padre.
Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, il Verbo si è fatto carne "per salvarci, riconciliandoci con Dio, per essere nostro modello di santità, perché così noi conoscessimo l'amore di Dio e diventassimo partecipi della natura divina"

La Chiesa confessa dunque che Cristo è vero Dio e vero uomo e, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, questo è uno degli aspetti più sconvolgenti della fede cristiana! Dio è presente nella natura umana così che - come dice la teologia più tradizionale - gli attributi dell'una natura possono essere predicati anche nell'altra: Maria è madre di Dio (non solo di Cristo), Dio muore in croce (non solo l'uomo).
Lungo la storia sono stati scatenati i tentativi più diversi per risolvere questo scandalo, sminuendo l'una o l'altra natura, e tutte le eresie cristologiche del IV secolo sono un campionario di tutte le possibili soluzioni a questo "problema insoluto": alcune rendono l'umanità di Cristo apparente, secondaria, altre sminuiscono la divinità di Cristo (non è uguale al Padre, ecc. ).

Penso però che il paragrafo 22 della Gaudium et Spes esprima con chiarezza quello che comunque rimane il MISTERO dell'Incarnazione:
"Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con mente d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con cuore d'uomo" e ancora "Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l'esempio perché seguiamo le sue orme ma ci ha anche aperto la strada: se la seguiamo la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato".
Lo Spirito Santo si è talmente incuneato in tali parole che si può solo tentare di fare spazio nel nostro cuore per custodirle, e pregare di riuscire a comprenderle. Con il tempo. Perché solo il tempo spiega l'amore.

"Il Verbo si è fatto carne" e anche noi siamo chiamati a renderci "carne" per gli altri, "carne" attraverso cui opera la Salvezza divina.
L'incarnazione di Gesù segna la nostra incorporazione a Lui; il prendere forma umana significa prendere la nostra forma.
Come mi ripete sempre il mio padre spirituale "...Noi, già così come siamo, per il semplice fatto di esistere come uomini, esprimiamo il mistero di Gesù, portiamo in noi il Suo volto. È già presente in noi questa realtà di cui, però, possiamo non essere consapevoli".
La nostra illuminazione consisterà nel prendere consapevolezza di questo fatto, cioè di andare alla scoperta di questa realtà già presente: Cristo in noi, speranza nella gloria (Cor 1,27).
Le vie per questa consapevolezza sono il silenzio e l'ascolto, quindi attraverso una preghiera che sia ascolto del proprio cuore, del proprio essere, per sentire come risuonano in noi certe verità: Santo è il tempio di Dio, che siete voi! (1Cor 3,17). "

E tutto questo non può non provocare, scuoterci nel profondo: Io credo che questo è vero anche per me? Che la mia è carne di Cristo? Quali reazioni nascono in me se provo a fare lo stesso con gli altri (con le persone care ma, via via, anche con chi fa del male)?
Anche chi ci sembra più abietto è corpo di Cristo ma... Dove si ferma la mia fede nella presenza di Cristo negli altri?

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Ultima modifica ilMartedì, 23 Dicembre 2014 23:43
Maria Carmen

Mi chiamo Maria Carmen (per tutti Marica), ho 24 anni, studentessa di Economia. Abito a Prato, sono catechista da diversi anni e ciò mi dà una gioia immensa. Una passione mai sopita per la scrittura come modalità preferita per trasmettere emozioni, una mania per la lettura. Sin da bambina ho avuto sempre una spinta particolare a non fermarmi al risaputo ma a continuare a pormi domande ed è così che potrei definire il mio modo di vivere la fede; una ricerca continua, un cammino in salita per cercare di vivere secondo lo Spirito anche nei giorni nostri, prendendo coscienza del fatto che, come diceva la volpe al Piccolo Principe, “L’essenziale è invisibile agli occhi!”, che Dio è veramente dentro di noi e il non vederlo non lo rende meno presente.




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