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In dialogo con gli infedeli

Un altro testo di grande interesse per cogliere quale sia l'agire del "fratello minore" in rapporto/dialogo con coloro che si oppongono a lui, lo troviamo nel capitolo XVI della Regola non bollata, dove sono stabilite le norme direttive per "coloro che vanno tra i saraceni e gli altri infedeli".
 
 
La strategia proposta da Francesco in quel famoso e importantissimo testo fa riferimento nuovamente al principio della sudditanza quale posizione adeguata per instaurare un vero dialogo con gli altri. Nel capitolo, dopo aver dedicato i primi quattro versetti a questioni di tipo burocratico, curando di stabilire quali siano i criteri per inviare i fratelli "tra i saraceni", Francesco si sofferma ampiamente a chiarire la modalità specifica della presenza dei frati minori tra gli infedeli, fissando due tappe progressive, dove la seconda presuppone la precedente. Il primo modo è quello di essere semplicemente frati minori, cioè di vivere tra quella gente in un atteggiamento di sudditanza e umiltà:

" I frati poi che vanno tra gli infedeli possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti né dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. "
La prima "strategia missionaria" suggerita da Francesco è quella di non avere una strategia, ma di seguitare con il medesimo stile di vita e di presenza "tra la gente" assunto tra i cristiani, in particolare tra i più poveri; dunque, anche tra gli infedeli dovranno essere "sub-diti omni", mantenendo ferma la vocazione di essere "sicut alii pauperes", senza nessuna sicurezza e autorità. E' proprio in questo contesto che Francesco anticipa il comando che caratterizzerà il modo di andare nel mondo dei frati stabilito, come si è visto, nel capitolo III della Rb: "non facciano liti né dispute", esortazione che ha il suo risvolto positivo nell'altro comando: "sint sub-diti omni". La loro posizione "minore" all'interno della società in cui vanno a vivere, una posizione in cui rinunciano ad ogni forma di dominio e superiorità, costituisce il primo e fondamentale annuncio cristiano a cui sono chiamati i frati. Questa regolamentazione dei rapporti con gli infedeli, guidata dalla sudditanza, costituisce il contenuto dell'espressione "andare tra gli infedeli" utilizzata da Francesco , evitando invece diciture quali "andare agli infedeli" e tanto meno "andare contro gli infedeli". Il mischiarsi tra gli infedeli, condividendo anche lì la situazione dei poveri e dei senza diritto, sarà la loro vera attività missionaria in quanto annunciano e dimostrano in questa maniera di fare tutto "per amore di Dio", confessando di conseguenza "di essere cristiani".
Il secondo modo suggerito da Francesco è quello dell'annuncio esplicito della fede cristiana: "annuncino la parola di Dio perché essi credono in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo". Tale proclama missionario, però, nota il Santo, dovrà essere fatto non subito e non sempre; infatti, contrariamente alla prima strategia, essi potranno predicare la parola di Dio "quando vedranno che piace al Signore": dunque dovranno vagliare volta per volta l'opportunità di passare dal nascondimento di sudditanza e di condivisione con gli altri infedeli, all'annuncio esplicito delle verità cristiane. E una tale possibilità sarà data proprio dall'atteggiamento fondamentale di missionari, fatto di mansuetudine e umiltà fraterna, con il quale, usando le parole di Francesco rivolte al ministro anonimo, i frati potranno "attrarre al Signore" gli infedeli annunciando ad essi, in un momento successivo, i motivi di fede sottostanti al loro agire minoritico.
Dalla stretta relazione posta da Francesco tra le due tappe missionarie mi sembra che sorga un'interessante conclusione sulla questione del dialogo interreligioso. Credo infatti che si possa affermare che la seconda tappa missionaria, quella dell'annuncio esplicito, non sia altro che il frutto maturo di un "dialogo richiesto" dagli infedeli stessi, "sedotti" e attratti dalla scelta di "sudditanza" e "minorità" di quegli uomini. Il "frate minore" che va tra gli infedeli non è un uomo incerto sulla sua fede o mosso da una forma di relativismo e, dunque, sottomesso per insicurezza a ciò e a chi ad essa si contrappone. Egli, pur vivendo la certezza di una verità, cioè di essere cristiano, non si rapporta agli altri mediante criteri di potere e dunque di scontro, ma affiancandosi alla diversità fino a sottomettersi ad essa. Da questo atteggiamento, secondo Francesco, sgorgherà di conseguenza il dialogo, perché esso sarà in qualche modo "richiesto" dagli infedeli stessi i quali, alla fine, mossi da stupore, domanderanno: perché vivete così? E allora i frati potranno annunciare la loro fede, fino a giungere ad esortare gli infedeli che "siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio". La "via missionaria" del "frate minore" per costituzione, dunque, non potrà mai essere, secondo questo testo di Francesco, quella del confronto-scontro tra la potenza della verità cristiana e la menzogna degli infedeli, una disputa che mira a soggiogare gli altri con la forza della parola o delle armi, ma quella del dialogo che nasce dalla sudditanza dei frati, mediante un ingresso misericordioso nel mondo degli infedeli senza reclamare alcun potere, nemmeno quello della verità. Un cavaliere della fede cristiana, un "miles Christi" non potrà mai dialogare con i suoi nemici: forse avrà pazienza con loro, tenterà delle strategie di convincimento, ma in ultima analisi egli sarà sempre contro di essi fino a quando non si sottometteranno alla fede. Il "fratello minore" invece sceglie di sottomettersi mediante un rapporto fatto di "misericordia" e di condivisione, senza pretendere nulla, ma donando la sua persona. Bandendo ogni forma di potere e violenza, egli eserciterà così la "forza della seduzione" che solo fa entrare nel dialogo e attrae al Signore.

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Ultima modifica ilSabato, 07 Dicembre 2013 00:30
Padre Pietro Maranesi

Sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Rettore dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Docente di Teologia Dogmatica e Francescanesimo all'Istituto Teologico di Assisi. Autore di varie pubblicazioni tra le quali Facere Misericordiam (2007), L'eredità di frate Francesco (2009), Il sogno di Francesco (2011), La clausura di Chiara d'Assisi (2012).




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