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'L'… come LIBERTA’

Perché possa accadere un incontro occorre la libertà: non si dà incontro dove c’è solo istinto o costrizione. Eccoci dunque quasi condotti dalla precedente parola a quella di oggi: libertà. Si tratta di una parola ridotta e fraintesa, malgrado sia utilizzata con grande frequenza e spesso con enfasi. Ma con che significato?

Appare prevalentemente intesa come libertà da qualcosa.

Libertà dai bisogni: questa perenne aspirazione dell’uomo sta miseramente naufragando nell’esperienza dell’occidente che – soddisfatti i bisogni elementari – anziché creare spazi di libertà ci immette nel circolo senza fine della creazione di bisogni sempre nuovi, fittizi ma non per questo meno pressanti.

Libertà dalla fatica e dallo sforzo: desiderio profondo e stimolo a chissà quante invenzioni nel passato, miraggio efficace per pubblicizzare prodotti e servizi; ma menzogna pericolosa se diventa principio di rapporto con la realtà o criterio della prassi educativa.

Libertà da vincoli e costrizioni: appare irrinunciabile la possibilità di determinarsi in modo autonomo, di agire come si vuole, di “vivere come si sente” senza altro limite che l’analogo diritto degli altri a fare lo stesso. Ma è evidente che individualismo e solitudine costituiscono il prezzo altissimo che sempre più paghiamo a questa idea di libertà: nessuno si sente vincolato a nessuno indipendentemente dalle proprie scelte. Lo testimonia la sconcertante precarietà dei rapporti affettivi e familiari che vediamo espandersi attorno a noi.

In tutti questi significati la libertà è una libertà che si ripiega su se stessa, che diventa – in un certo senso – “fine” per se stessa: abbandonata all’impulso del momento, finisce per identificarsi con la possibilità di tradurre in atto quell’impulso. Non è capacità di apertura alla Verità e al Bene, abilitazione alla responsabilità: non è libertà per qualcosa.

Urgente recuperare il più ampio significato della parola libertà: dato costitutivo del nostro essere in rapporto con la realtà; autentica possibilità di scelta e di risposta. Se ci mettiamo in ascolto di noi stessi, possiamo rendere testimonianza che questa libertà esiste, perché a tratti – sia pure in modo quasi impercettibile – ne facciamo esperienza: quando quel compito che ci sta davanti ci appare come proprio nostro; quando ci sentiamo interpellati ad assumerci una responsabilità che senza di noi resterà inevasa; quando sentiamo che quel male ci attrae ma possiamo scegliere di non farlo. Tuttavia dobbiamo anche dirci senza mezzi termini che di questa libertà abbiamo paura, che non la vorremmo proprio perché è terribilmente scomoda. E dobbiamo insieme riconoscere che essa è ferita, spesso incapace di orientarsi davvero verso il Bene che pure intuisce: lo affermava già Paolo: “c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Rm 7, 18-19).

Anche per noi cristiani è vitale la riscoperta di questa libertà: scintilla che testimonia in noi l’immagine di Dio, e più ancora contenuto della salvezza che il Signore Gesù è venuto a portarci: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberise il Figlio vi renderà liberi sarete liberi davvero”. Questo messaggio scandalizzava gli interlocutori, convinti di non avere alcun bisogno di essere liberati. Forse corriamo lo stesso rischio. A meno di non imparare a riconoscere nel Figlio crocifisso la Libertà dell’amore che si dona senza riserve e nello stesso tempo la Verità che umilmente bussa alla porta della nostra libertà chiedendo di essere ospitata.

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Ultima modifica ilDomenica, 06 Aprile 2014 23:19
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008




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