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L'iconografia - 2 Parte

La Bellezza indizio privilegiato
della “Presenza” di Dio

“I cieli narrano la gloria di Dio, e l’opera delle sue mani annuncia il firmamento” (sal. 19,2)

Dalla creazione del mondo in poi, tutti sono in grado di leggere le opere da Dio compiute, infatti l’uomo quando è stato creato ha ricevuto lo spirito di Dio,

“...e soffiò nelle sue narici un alito di vita…” (Gen 2,7)

Leggiamo nella Bibbia, che ci da la capacità di saper contemplare la bellezza nascosta nella natura, nell’universo, nell’uomo per coglierne la sua presenza. Ogni artista lascia nell’opera che realizza, la propria impronta:

“Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò…”

Essere ad immagine di Dio significa essere ad immagine della Bellezza. Dio creando l’uomo a sua immagine, guardava all’umanità del Cristo, perché è Lui che ci unisce alla bellezza divina:

“Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo..” (sal.45,3)

L’uomo a immagine di Dio, il Figlio di Dio incarnato a immagine dell’uomo. Meraviglioso!!!

Dostoevsky quando sta per superare il suo periodo “d’incredulità” scrive:

“Credere che non esiste nulla di più bello, di più profondo, di più amabile, di più ragionevole, di più coraggioso, né di più perfetto del Cristo; e non solo non c’è, ma non potrà mai esserci”.

Ed è molto significativo che nelle chiese basilicali, (se l’edificio non ha la cupola) nella parte superiore dell’abside, il catino, gli artisti raffiguravano il Cristo Pantocratore, fine ultimo e definitivo di ogni desiderio umano.

“Una cosa io chiedo al Signore, quella sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mai vita, per contemplare la bellezza del Signore” (sal. 27,4)

Il Cristo quindi comunica la sua bellezza agli uomini, facendoli vivere di essa.

R.Maritain ha scritto rivolta a Dio:

“Se ciò che la tua sapienza ha creato è specchio della bellezza tua, è specchio che ne rompe i tratti e parla per enigmi: noi moriamo di fame della tua realtà”[1].

Il legame tra la Bellezza, al verità e il Bene sono le tre forme dell’essere (la bellezza è lo splendore del vero), l’anelito di ogni uomo è quindi la Bellezza, la Verità e il Bene perché ciò, è Dio che Cristo ci ha rivelato e che l’uomo creato a sua immagine porta in sé.

Ma questa triade, proprio perché impronta dell’autore e dono di Dio, fin dal primo momento è stata frantumata, è diventata ambigua a causa del diavolo, parassita ( trae la sua forza da altro), impostore (si nasconde dietro la bellezza), imitatore (se ne riveste). Egli si è servito della Bellezza per rendersi attraente agli occhi degli uomini.

“Allora la donna vide che l’albero era gradito agli occhi e desiderabile…” (Gen 3, 6).

Se il male si presentasse per quello che è, con le sue caratteristiche, gli uomini lo sfuggirebbero perché esso non ha alcuna attrazione, ma potrebbe sedurre, ecco perché si è appropriato delle forme della Bellezza.

Il diavolo ha diviso l’uomo da Dio, il Bello dal Vero e dal bene. Alla Verità si è opposta l’apparenza che nasconde la vera natura delle cose.

Solo Cristo, Nuovo Adamo, porta l’uomo al fine per cui il Primo Adamo fu creato, solo Cristo ci ridona la possibilità di tornare all’altezza della nostra statura iniziale perché ristabilisce l’immagine deturpata assumendola su di sé:

“Molti si stupirono di Lui, tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto” (Is 52, 14)

..“ come uno davanti al quale ci si copre al faccia” (Is 53,3).

E trasfigurandola sulla croce, nuovo albero della vita, che non da possibilità di falsa imitazione perché sul legno della croce:

“Non ha apparenza né bellezza per attirare a sé i nostri sguardi, non spendore per provare in Lui diletto” (Is 53,2).

Ma dal suo volto sfigurato, dal suo corpo squarciato, dal suo sangue donato, si è aperta per l’uomo la possibilità di essere nuovamente attratto:

“io quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).

Non da bellezza ambigua ed ingannatrice, ma dalla Bellezza veritiera, dal Sommo Bene, da Colui che non si è rifiutato di prendere su di sé , volontariamente la bruttezza del nostro peccato.

“Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo” (sal. 22,7),

per ridonare lo splendore, l’immagine smarrita.

Ecco perché facciamo fatica, grande fatica nel riconoscere nella croce, nel quotidiano faticare, nel dolore, nella sofferenza, la nostra vera immagine.

Cristo divenendo l’obrobrio degli uomini, il rifiuto della plebe ha circondato la bellezza di una corazza, rendendola non di facile imitazione, non ingannatrice e seduttrice,ma conquista ed anelito, grazia e dono, desiderio e sete inestinguibile dell’uomo. Solo chi si espone al sole riceve i suoi raggi, lasciamoci perciò illuminare dalla croce, lasciamoci raggiungere dalla sua luce, sua bellezza unica e veritiera, per riscoprire in noi e nei fratelli, l’immagine primordiale, la Vera Bellezza che salva il mondo.


[1]r maritain, Poesie. Contemplazione tra poesia e mistica. Milano 1990, 53.

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Ultima modifica ilSabato, 01 Marzo 2014 01:09
Sr. Annamaria -Sorella Lode-

Sono una Suora francescana Missionaria di Gesù Bambino, vivo ad Assisi, e scrivo icone da ormai molto tempo. Conquistata dalla Teologia delle icone, trascorro il tempo nel servizio a Dio e agli uomini.




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