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L'incredulità di Tommaso

Mio Signore e mio Dio!

(Giovanni 20,24-29)

"Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!" Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!" Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, hai creduto: beati coloro che non videro e tuttavia credettero”.

L’incredulità di San Tommaso che Caravaggio ci presenta, è molto fedele al racconto biblico, talmente realistico da scandalizzare, come avvenne per ogni sua opera, il committente.
Opera del 1601, conservata presso la Bildergalerie di Potsdam-Sanssoucci, raffigura un episodio del Vangelo di Giovanni, quello in cui l’apostolo Tommaso, non credendo alla resurrezione di Cristo, viene invitato dallo stesso Maestro a toccare le ferite del suo costato sanguinante.

In questo dipinto sono presenti solo quattro personaggi, Gesù, Tommaso e altri due apostoli, concentrati su di uno sfondo completamente neutro.
Le figure sono disposte in maniera tale da formare una croce, con le tre teste degli apostoli perfettamente incastrate l’una nell’altra, come a simboleggiare la relazione che li lega reciprocamente.
Gesù scosta la veste dal costato e, con mano ferma, spinge la destra di Tommaso.

Con una fisicità esasperata, Tommaso viene invitato da Gesù a infilare il dito fin sotto la pelle, ben dentro la ferita nel costato, con gli altri due apostoli che osservano la scena.
L’espressione di Tommaso è sconvolta e stupefatta: si sta verificando in lui l’invito di Gesù a non essere più incredulo ma credente.

La tetra e cruda intrusione del dito nella ferita aperta del Cristo è accentuata dalla luce, che cade sul corpo di Gesù dalla sinistra e sulle fronti corrugate dei tre uomini e dall’estrema essenzialità del soggetto, ridotto alle sole quattro figure.
Gli apostoli partecipano con apprensione alla scena, come se a loro volta avessero bisogno della stessa conferma richiesta da Tommaso.
Protagonista della scena è la luce che irrompe dall’alto e mette in risalto ciò che il pittore vuole farci notare, la ferita aperta del costato di Cristo e le espressioni titubanti e allo stesso tempo sconvolte per quello a cui stanno assistendo.
Bellissima questa mano che prende la mano di Tommaso, ma che prende anche la nostra mano e  ci introduce nello squarcio del suo cuore ferito: la nostra mano non saprebbe in che direzione andare e tante volte, abbiamo bisogno della mano di Gesù che ci prende per mano e ci indica la via.

Molte volte Tommaso siamo noi, la nostra incredulità ci impedisce di vedere e i nostri occhi sono chiusi alla bellezza e all’amore anche se è proprio davanti a noi.

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Ultima modifica ilVenerdì, 23 Maggio 2014 09:37
  • Opera: L'incredulità di Tommaso - Olio su tela
  • Autore: Michelangelo Merisi (Caravaggio)
  • Periodo: 1600-1601
  • Luogo: Bildergalerie, Potsdam



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