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L'ultima libertà: far fiorire la strada

Capita a tutti, prima o poi nella vita, di toccare il fondo. Tutti dobbiamo, in un modo o nell’altro, fare i conti con i nostri piccoli o grandi fallimenti, con ciò che in noi o attorno a noi vorremmo diverso, senza, tuttavia, aver il potere di cambiarlo.

C’è , forse, in tutto questo una certa “costrizione” cui le situazioni esterne inevitabilmente ci sottopongono? C’è in più  una “obbligatorietà” derivante dalla nostra identità caratteriale? Oppure ci resta sempre, in ultima analisi, uno spazio di libertà, di scelta? Credo sia indubitabile l’influenza che l’ambiente circostante esercita sulla persona, su ciascuno di noi, fin da quando nasciamo, formandoci in un modo del tutto soggettivo. Ugualmente la nostra identità, il carattere, l’attitudine fondamentale che ci contraddistingue sappiamo di ereditarli da chi ci ha generato e cresciuto. Non solo, ma anche le scelte compiute nel tempo, inizialmente con poca maturità, poi acquisendo pian piano maggiori consapevolezze, hanno determinato in qualche modo il nostro presente, forse senza che potessimo prevederne la portata. Per non parlare, poi, delle scelte che altri hanno fatto per noi e delle quali abbiam dovuto portare il peso controvoglia. E la nostra libertà che parte ha in tutto questo? O meglio…esiste libertà vera?

Per qualcuno, forse per la maggior parte, tali condizionamenti non hanno determinato in modo irreversibile la felicità o meno dell’esistenza, ma per qualcun altro sì…spesso drasticamente. I volti che incontro quotidianamente mi parlano di questo. Storie spesso molto complesse in cui vari elementi stringenti si intrecciano “annodando” l’intera matassa del percorso di vita. E la libertà, la possibilità di scelta è dunque del tutto negata a questi volti-esistenze? Dov’è relegata in questi casi la dignità che fa grande ogni persona? 

Dialogavo ultimamente con un testo splendido di Viktor Frankl (psichiatra viennese sopravvissuto all’esperienza del lager), il quale così rispondeva alle mie domande: “All’uomo si può prendere tutto, eccetto una cosa sola: l’ultima libertà umana di affrontare spiritualmente, in un modo o nell’altro, la situazione imposta… Ogni giorno, ogni ora passati nel Lager offrirono mille spunti per questa decisone interna: la decisione dell’uomo che soccombe o reagisce alle potenze dell’ambiente che minacciano di rubare quanto egli ha di più sacro, la sua libertà interna”.

Ho constatato questo più volte tra gli ospiti del centro di accoglienza e ne sono rimasta sempre stupita, presa da ammirazione nei loro confronti. Penso, ad esempio, ad una vecchina che ha vissuto quasi sempre per strada, ma che ha saputo inventare di tutto per far fiorire proprio quella strada: giro d’America in bici, candidature politiche, esperienze religiose, infiniti viaggi, mille amicizie anche tra personaggi prestigiosi, capace di calamitare affetto e simpatia ovunque. Penso a chi è riuscito a far fiorire anche gli anni di carcere studiando, lavorando, credendo nelle proprie risorse e maturando in umanità in modo sorprendente. Qualcuno si arrende alla fatica, smettendo di credere nella propria dignità, barattandola spesso con un cartone di vino, ma qualcun altro decide di restare di in piedi, mostrando tutta la bellezza di cui l’essere umano è capace anche in condizioni estreme.

E così comprendo che realmente all’uomo è lasciata l’ultima libertà, l’ultima scelta davanti alle situazioni avverse non modificabili: arrendersi o far fiorire anche l’asfalto. Grandi donne e grandi uomini sono stati quelli che hanno deciso di rimanere in piedi mentre tutto intorno sembrava crollare, sfidando il destino, la vita stessa, e risultando vincitori.  

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Ultima modifica ilMartedì, 24 Settembre 2013 09:47
Stefania Baglivo

Studentessa presso l'Istituto di Scienze religiose in Assisi. Lavora nel Centro d'accoglienza della Caritas diocesana di Assisi e sta imparando dai poveri a conoscere Dio.

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