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La croce come sacrificio espiatorio

In questi anni ho ascoltato spesso dalla bocca dei credenti alcune frasi importanti tipo:

“Gesù ci ha salvato!”,

“Gesù ha dato la vita per me”,

“Gesù mi ha amato fino alla fine”,

“Gesù ha espiato i miei peccati”,

“Gesù ha pagato per me”,

“Il Padre non ha risparmiato suo figlio”

“Gesù è il prezzo del nostro riscatto”

Tutte frasi giuste che però vanno comprese bene! Infatti quello che quasi sempre viene inteso è che Gesù è colui che ha “pagato” con la sua vita per far cambiare “umore” a Dio Padre. Questo modo di pensare purtroppo è diffusissimo e Dio Padre viene “dipinto” con pennellate demoniache!

La gente immagina un Dio che, offeso nel suo onore, si adira e punisce e, nella sua sete di vendetta esige espiazione e penitenza per potersi placare, lasciarsi magari convincere e cambiare umore. In questo scenario Gesù viene inteso come il servo da bastonare su cui ricade l’ira di Dio che altrimenti era destinata a noi peccatori. Questo modo di pensare molto spesso è a livello inconscio (più profondo).

Che cos’è l’espiazione?

“Secondo la comprensione biblica di espiazione, non è l’uomo che comincia ad espiare d’avanti a Dio, bensì egli implora da Dio espiazione e conversione; Dio deve donare espiazione. E’ Dio che si riconcilia con noi in Cristo! Egli ci mostra il suo amore quando ancora eravamo nemici e peccatori il che vuol dire, quando non potevamo dargli nulla di nostro o fare nulla per lui. Siamo redenti per grazia cioè gratuitamente. Ha offerto Cristo come espiazione.

L’espiazione comincia con un atto di Dio, che rende possibile all’uomo tale espiazione, ma la rende possibile in modo tale che l’uomo divenga capace di divenire soggetto cooperante in tale evento di espiazione.

Da parte dell’uomo il poter fare espiazione consiste nell’afferrare la possibilità di far espiazione donatagli da Dio e di partecipare in tal modo al superamento del male compiuto. Solo in tal modo la redenzione è una realtà comunionale conforme all’alleanza”.

Un esempio chiarisce meglio: se due persone litigano e il primo offende il secondo, l’offeso può anche perdonare ma affinché l’amicizia ritorni piena, colui che ha offeso deve dire un nuovo “si” all’amicizia.             

Infatti se Dio non vuole annullare, rimpiazzare o interdire il peccatore ma liberarlo per se stesso, può farlo solo con lui. Per tale motivo il peccato deve venir superato anche da parte dell’uomo e ne devono essere eliminate le conseguenze. Dato che si tratta di vera communio che deve essere nuovamente instaurata, l’uomo è coinvolto nel suo ristabilimento. E ciò avviene proprio mediante l’espiazione”.

Perché però l’espiazione?

“Appartiene all’essenza del male, che l’azione malvagia ‘nel riprodursi, sempre genera il male’. Questo cerchio può essere interrotto solo se si resiste alla dinamica aggressiva del male e si interrompe il suo ‘proliferare’. Una tale interruzione avviene là dove si sperimenta sì il male e il negativo quale conseguenza del peccato individuale o collettivo, ma dove nonostante ciò non si colpisce di ritorno; dove si sopporta soffrendo l’isolamento interiore causato dal peccato, senza ritrarsi ancor più su di sé, bensì essendo disponibili a nuova fiducia e nuovo amore; dove si accetta la limitazione o addirittura la perdita della buona vita sorta per via del peccato, senza cercare di restare indenni mediante un nuovo atto malvagio. In breve, il cerchio del male viene interrotto là dove le conseguenze del peccato vengono sofferte nell’amore e per amore, senza causare nuova sofferenza. Dove ciò avviene il peccatore esprime un nuovo “si” all’amore di Dio che perdona e offre nuova communio, lì l’uomo assume quella quota che nella cancellazione del peccato gli è resa possibile ed assegnata da Dio, li si compie ‘espiazione’. L’espiazione comporta un nuovo si a Dio, che deve ugualmente prendere corpo in una delle infinite modalità di amore concreto. Quando ci si confronta con il male causato dal peccato l’amore prende necessariamente la forma della sofferenza.

La sofferenza d’amore può nascere in due modi. Una attiva e una passiva.

Attiva: tentativo di fermare il male con il bene.

Passiva: chi cerca di cambiare attivamente il mondo cozzerà con le contraddizioni e le ostilità e lo porteranno alla sopportazione.

Il rituale liturgico dell’espiazione nell’A.T., al cui centro si trova l’offerta vicaria (offerta in sostituzione) di una vittima sacrificale, è espressione simbolica di tale “morire e risorgere”. Nel sacrificio il peccatore riconosce di essere colpevole di morte. Egli si “identifica” con quanto succede alla vittima sacrificale. Gli viene messo dinanzi il suo agire distruttivo. Il sangue della vittima sacrificale simboleggia il sangue attaccato alle mani degli uomini. Chi conduce la propria vittima all’altare del sacrificio, riconosce il proprio fallimento. Al tempo stesso professa la propria disponibilità alla conversione. Chi accoglie in pratica tale rituale di espiazione istituita da Dio “realizza” in esso il dono di Dio, ovvero risponde alla disponibilità di perdono da parte di Dio e alla sua nuova offerta di alleanza.

Gesù lo ha fatto a nome di tutti?

Gesù ha detto si all’amore a Dio e agli uomini a nome di tutti. In tutta la sua vita egli restituisce il mondo al Padre. Gesù entra nel male e dove di per se il peccatore dovrebbe operare espiazione ma non vi riesce. Per questo egli assume in maniera vicaria (sostituzione) il “posto” di tutti. Egli prende su di se le conseguenze del peccato umano e interrompe in circolo del male continuando ad amare il Padre e i fratelli. Anche la resurrezione non riguarda solo la sua persona ma anche noi. Lo Spirito Santo ha il compito di operare il nostro inserimento nella rappresentanza di Gesù, ma anche lo abilita ad offrirsi alla croce. Mediante l’espiazione vicaria di Gesù la potenza del male è infranta una volta per tutte. Egli è il mediatore, quale Figlio di Dio porta l’amore del Padre e la sua definitiva offerta di communio, e quale nostro fratello umano da risposta, coinvolgendoci nel suo si al Padre e instaurandoci in modo definitivo nella communio. E’ il si di Dio all’uomo e dell’uomo a Dio.

L’espiazione è stata accettata?

Si!! con la “risposta” della resurrezione! Il risorto tuttavia rimane per l’eternità il crocifisso ed egli continua ad essere con noi”.

Gesù doveva per forza morire in croce? Era tutto scritto come un copione?

La croce è una conseguenza della sua missione. Il dire di “si” a Dio e agli uomini di Gesù ha trovato l’opposizione del male degli uomini che hanno scelto di condannarlo alla croce! L’azione espiatrice di Gesù deriva dal suo dire di “si” all’amore, le conseguenze potevano variare. “Gesù non sta recitando un copione” e ancora “un tale uomo (Gesù) in un mondo con così tante ombre com’è il nostro non poteva non pagare un prezzo tragicamente alto per aver scelto di rimanere fedele a se stesso, alla sua missione e, in fin dei conti, a Dio e alla gente”.

 

Riferimenti citati:

Gilbert Greshake, Il Dio unitrino, biblioteca di teologia contemporanea.

Chino Biscontin, Sulle orme di Gesù

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Ultima modifica ilMercoledì, 15 Gennaio 2014 00:44
Daniele Picconi

Daniele Picconi, 32 anni, lavoro a Treviso come professore di religione, baccellerato ad Assisi, sposato con Valeria Bernardi, amo credere che il mondo possa cambiare partendo dalla mia conversione.




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