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Adorazione dei pastori

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Dal Vangelo di Luca 2,8-12

“OGGI è nato per voi un Salvatore”. Eccoci arrivati anche noi, oggi, insieme ai pastori davanti al Bambino appena nato in uno splendido notturno di uno dei più grandi protagonisti della pittura del Seicento.

Un silenzio di stupore e contemplazione avvolge la scena, come se tutti stiano trattenendo il fiato davanti al prodigio di un neonato adagiato in una culla di paglia, stretto nelle fasce, immobile e serio, in un modo che quasi già ne prefigura la morte.

E’ minuscolo questo bambino, inerme, con le braccia bloccate. Di fronte a lui non si può avere paura!... “Non temete!”… E’ qui per dirci che Dio si incontra nella piccolezza, nella fragilità dei limiti umani.

Cinque personaggi sono disposti a semicerchio attorno a lui. Uomini, donne, persino un agnellino, arrivano da ogni parte: davanti a Gesù e in Gesù tutti si incontrano, fanno Comunione.

Sono facilmente riconoscibili Maria, a sinistra, vestita di rosso e Giuseppe, a destra, con la barba bianca.

Se guardiamo in volto i personaggi raffigurati, noteremo che ognuno di loro resta chiuso nel proprio sentimento, incapace quasi di entrare in comunicazione con l’altro. Tutti guardano allo stesso Bambino, ma ognuno con la propria fede.

Maria, con la sua figura grande, quasi monolitica, pienamente illuminata, guarda il figlio con aria assorta, grave, di chi medita il prodigio. Le mani giunte in preghiera proiettano sul suo petto un’ombra che sembra un’ala spiegata…

Alla sua sinistra c’è un pastore con il colletto della camicia ricamato. Ha l’aria di chi ha fatto un lungo viaggio, si appoggia ad un bastone…Forse nella sua vita ha avuto bisogno di tanti bastoni, di appigli su cui poggiare le proprie fatiche, cui aggrapparsi per mantenersi in piedi. E’ arrivato a quella mangiatoia dopo un lungo peregrinare e, chissà, per lui la ricerca potrebbe finalmente essere giunta al termine… “Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”. (Salmo 23)

Un altro pastore fa capolino dietro le sue spalle. Sembra più giovane, fa un cenno di saluto, toccandosi il cappello e stringe un flauto nella mano sinistra. Accenna un sorriso e sembra pensare: “Eccoti, ti ho trovato!”. Ha lo sguardo pulito di un bambino, pronto ad intonare una melodia di festa insieme agli angeli o, forse, a farsi attraversare e riempire dal soffio vitale di Dio. Egli è la testimonianza che Dio si rivela ai semplici.

Vicino a lui una donna con una pentola di coccio tra le mani, forse si tratta di qualcosa di caldo per Maria. Non sa dove guardare: se il dono che porta con sé o il bambino. E’ venuta per aiutare quella donna che ha appena partorito ed invece si trova davanti ad una nascita diversa da tutte le altre. E’ arrivata a Gesù per una strada tutta sua, quasi “per caso”.

A chiudere il cerchio, Giuseppe con una candela nella mano destra e la mano sinistra aperta a schermare la luce. Ci dice che la luce vera è Cristo, non dobbiamo lasciarci sviare, e lui stesso accetta per sé la penombra della sua paternità…“È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce”. (Salmo 36)

Non ci sono i tradizionali animali: il bue e l’asinello. Solo un agnello, chiara allusione al sacrificio di Cristo, si avvicina riconoscendo il suo pastore.

Oggi torniamo anche noi a quel dio, che “da ricco che era si fece povero, per arricchire noi con la sua povertà” e da Lui partiamo per annunciare, anche noi con l’angelo, la grande gioia di questa manifestazione.

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Ultima modifica ilMartedì, 23 Dicembre 2014 23:57
  • Opera: Adorazione dei pastori - Olio su tela, 107 x 131 cm
  • Autore: Georges de La Tour
  • Periodo: 1644
  • Luogo: Musée du Louvre, Parigi
Anita La Tanza

Anita La Tanza, 33 anni, terziaria francescana sposata con Carmine. Nata a Taranto, vivo a Santa Maria degli Angeli (Assisi).  Sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali ed ho sempre lavorato in questo campo. Credo che l’arte sia una finestra sull’Infinito e che, come tale , si possa “meditare”. Parafrasando Giovanni Paolo II, posso dire che, grazie ad essa, « la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini ». 

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