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Bambini mai nati

All'indomani della Lettera del Santo Padre con la quale, in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia, si concede l'indulgenza, sta facendo notizia la facoltà conferita a tutti i sacerdoti “di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”.

Ho voluto perciò dedicare una riflessione a questo famoso monumento di un giovane artista cristiano slovacco.

Una giovane donna inginocchiata, scalza, la testa china, sembra quasi che stia pregando. La sua mano sinistra, però, ci rivela il suo stato d'animo: è serrata sul petto, aggrappata ai vestiti, a trattenere il dolore del cuore.

La mano destra copre il viso. Questa donna non ha identità. Non ci interessa sapere chi è, è una donna qualunque, una di noi. Non riusciremo mai a capire chi è, ma sappiamo bene quello che ha fatto. Lo capiamo perché davanti a lei c'è un bambino, fatto di aria e di luce, che la accarezza e la conforta. Per quanto l'aborto possa essere celato agli occhi degli altri, chi l'ha commesso non può cancellarne il ricordo.

Questa donna non urla il suo dolore, non rivolge il suo sguardo verso l'alto. Si copre il viso, si vergogna, si piega su se stessa, ricaccia dentro lo stomaco i singhiozzi. Per sempre farà i conti con la sua storia, che pesa come una pietra...lo stesso materiale di cui è fatta.

Se solo guardasse davanti a sé, scoprirebbe l'infinito amore e il perdono di quel figlio mai nato.

E' bello che non sia raffigurato come un angioletto, ma proprio come un bambino, con la sua identità, con la sua, seppur breve, storia. E' stato creato e continua a vivere!

E questo figlio compie un gesto che ogni giorno tutte le madri del mondo fanno (o dovrebbero fare) sui loro piccoli: le accarezza il capo. Si prenderà per sempre cura della sua mamma, la avvolgerà ogni giorno con il suo perdono e la sua comprensione, nel silenzio della carità...segno dell'insondabile Mistero dell'Amore del Padre!

«Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all'aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s'è trattato d'una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s'è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l'avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore. Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l'accoglienza e l'attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell'uomo».Giovanni Paolo II - Evangelium Vitae, n. 99

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Ultima modifica ilMartedì, 15 Settembre 2015 09:23
  • Opera: Memorial for Unborn Children - poliestere ed epossido con imitazione di roccia
  • Autore: Martin Hudáček
  • Periodo: 2011
  • Luogo: Slovacchia
Anita La Tanza

Anita La Tanza, 33 anni, terziaria francescana sposata con Carmine. Nata a Taranto, vivo a Santa Maria degli Angeli (Assisi).  Sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali ed ho sempre lavorato in questo campo. Credo che l’arte sia una finestra sull’Infinito e che, come tale , si possa “meditare”. Parafrasando Giovanni Paolo II, posso dire che, grazie ad essa, « la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini ». 

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