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David

"Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e lo rivestì della corazza. Poi Davide cinse la spada di lui sopra l'armatura e cercò invano di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul: «Non posso camminare con tutto questo, perché non sono abituato». E Davide se ne liberò. Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la fionda e si avvicinò al Filisteo. Il Filisteo disse a Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?». Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai sfidato. Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse a prendere posizione in fretta contro il Filisteo. Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte..

1Sam 17, 38-40; 43-45; 48-49

David - Gian Lorenzo BerniniQuesta statua a grandezza naturale fu commissionata dal cardinal Montalto, ma rilevata da Scipione Borghese, dopo la sua morte improvvisa.

Davide è qui rappresentato al culmine dell’azione, bloccato in un attimo di estrema concentrazione: il volto bellissimo di giovinetto, le ciglia aggrottate, si morde il labbro inferiore e fissa il nemico. Il suo corpo, proprio come la fionda che ha in mano, è arrivato al massimo della tensione, è un fascio di muscoli e nervi tesi. E’ l’ istante immediatamente prima di scagliare la pietra.

Ai suoi piedi ha l’armatura prestatagli da Saul, di cui si è disfatto, e la cetra sulla quale comporrà i Salmi.

Immaginate questa statua non nella posizione in cui è oggi (al centro della sala). Essa fu piuttosto concepita per essere addossata alla parete, anzi per fuoriuscirne. In anni recenti si è infatti osservato che il tallone del piede sinistro è in realtà un’integrazione in gesso. Bernini l’aveva pensato come un tutt’uno con la parete di fondo. Chi vi passava davanti aveva dunque la sensazione di essere egli stesso Golia, di essere direttamente coinvolto nel campo di battaglia, secondo quel gioco, tipicamente berniniano, di realtà e finzione che si mischiano e si confondono.

Bernini non aveva intenzione di suscitare devozione o preghiera, eppure nel volto concentrato e contratto di questo giovane troviamo tutta la determinazione di chi combatte la violenza affidandosi solo al Signore.

Davide ha davanti un eroe filisteo, armato di tutto punto, che terrorizzava tutti gli israeliti da quaranta giorni, tanto che bastava la sola sua minaccia per farli fuggire pieni di timore. Quante sono le paure che ci paralizzano, che ci bloccano e davanti alle quali percepiamo tutta la nostra impotenza!

Saul riveste Davide delle sue armi: “gli mise sul capo un elmo di bronzo e gli fece indossare la corazza; Davide si cinse la spada di lui sopra l’armatura”. Quali sono le nostre armature, le corazze con le quali ci bardiamo per affrontare le difficoltà. Ma ci aiutano davvero o ci appesantiscono soltanto?

Davide decide di liberarsi del travestimento di Saul, si fida della sua debolezza e sceglie solo cinque ciottoli lisci con i quali andrà incontro al suo nemico.  Ecco che Golia è spaesato,  sente che tutta la sua armatura è inutile davanti alla nudità di quel ragazzino e comincia a temerlo.

Con Sant’Agostino possiamo dire che “Davide rifiutò il vecchiume delle armi: le buttò via. Disse che gli erano pesanti e che lo imbrigliavano. Voleva correre al combattimento quanto più libero potesse, forte non in sé ma nel Signore, armato non di spada ma di fede”.

Eccoci davanti a questo volto risoluto e fermo che deve essere anche il nostro ogni volta che incrociamo un nuovo Golia!

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Ultima modifica ilSabato, 21 Febbraio 2015 02:19
  • Opera: David - Marmo, 170 cm
  • Autore: Gian Lorenzo Bernini
  • Periodo: 1623
  • Luogo: Galleria Borghese
Anita La Tanza

Anita La Tanza, 33 anni, terziaria francescana sposata con Carmine. Nata a Taranto, vivo a Santa Maria degli Angeli (Assisi).  Sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali ed ho sempre lavorato in questo campo. Credo che l’arte sia una finestra sull’Infinito e che, come tale , si possa “meditare”. Parafrasando Giovanni Paolo II, posso dire che, grazie ad essa, « la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini ». 




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