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E si fece buio su tutta la terra...

Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito

(Luca 23, 44-46)

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

 

Tante sono state le rappresentazioni del Crocifisso nell’arte, ma poche drammatiche come questa.

Il convento di S.Antonio di Isenheim (Alsazia, Francia) commissionò al pittore tedesco questa pala d’altare, concepita come un polittico, che comprende altre scene religiose.

Illuminati da una luce surreale, livida, i personaggi si stagliano su un fondo nero. Il buio sta calando, ma si intravede ancora uno specchio d’acqua e un paesaggio brullo, ostile.

Domina su tutto la figura del Crocifisso, leggermente decentrata, esageratamente bassa, quasi a sfiorare il terreno. Il corpo orrendamente sfigurato, il perizoma lacero, la corona di spine, simbolo della ingegnosa crudeltà umana, i piedi deformati e sanguinanti. Se guardate bene la sua espressione, sembra sia colto nel momento in cui ha reso lo Spirito, eppure ha già il segno della lancia sul costato.

Possiamo dire con Isaia: “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia” (Is 53, 2-3)

Eppure questo Cristo è bellissimo e ci chiede di contemplarlo!

In basso, a sinistra, Maria Maddalena è appena caduta in ginocchio. Dal suo corpo inarcato parte una linea ricurva che unisce idealmente il suo dolore a quello della madre di Gesù, pallidissima, come la sua veste. Sembra stia per svenire, stremata, ma viene prontamente sorretta da Giovanni, il discepolo amato, il cui volto rispecchia la sofferenza di Maria.

A destra, Giovanni Battista, completamente estraneo alla scena, ha un valore simbolico. Indica il Crocifisso e dice, con parole letteralmente dipinte accanto alla sua bocca, “Bisogna che Egli cresca e io diminuisca” (Gv 3,30). Ai suoi piedi l’agnello sacrificale, che versa il suo sangue nel calice e prefigura la resurrezione. Questo sacrificio non è stato vano. La narrazione sfocia idealmente nella speranza.

Vere protagoniste di quest’opera sono le mani: quelle di Gesù, incredibilmente grandi, si  “accartocciano” verso l’alto, rivolgendosi al Padre come a consegnare la propria vita e a rimandare a Lui il senso di tutto. Quelle dita assomigliano ai rami di un albero, quello della croce. Le mani della Maddalena, che hanno riposto il vaso degli unguenti, ora si innalzano in una disperata invocazione. Solo la voce del Risorto, più tardi, riuscirà a mutare il suo lamento in gioia. E poi, eccezionali, le mani di Maria che si chiudono come a voler custodire qualcosa che ancora non riesce a capire, ma che sa essere estremamente preziosa. Le mani forti e giovani di Giovanni, invece, la sostengono. Egli sta già rispondendo all’invito di Gesù: «Ecco la tua madre!» (cfr Gv 19,27).

Non importa come ci poniamo davanti alle tribolazioni. Se con sconforto, come la Maddalena; nel silenzio, come Maria;  dandoci da fare, come Giovanni o con spirito profetico, come il Battista. Quello che conta, sembra volerci dire l’artista, è che guardiamo il Crocifisso e non ci stanchiamo di rivolgerci a Lui!

Grünewald riesce ad operare un paradosso incredibile: seppure il dolore rappresentato sia tutto umano, riusciamo a scorgere chiaramente la divinità di questo Cristo e, benché le proporzioni siano sbagliate e la rappresentazione dei corpi poco realistica, siamo certi di poter percepire una sofferenza assolutamente reale, quasi palpabile.

Quest’opera ci ricorda che, per incontrare la divinità, dobbiamo necessariamente passare per l’umanità di Cristo. Per arrivare alla rinascita, dobbiamo inevitabilmente attraversare la morte, le nostre piccole e grandi morti. Ma ricordiamo che il buio scese solo “da mezzogiorno alle tre”, poche ore. Poi la Luce. Per sempre!

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Ultima modifica ilSabato, 03 Maggio 2014 01:00
  • Opera: CROCIFISSIONE - Olio su tavola
  • Autore: MATTHIAS GRÜNEWALD
  • Periodo: 1512-1516
  • Luogo: Colmar, Museo di Unterlinden
Anita La Tanza

Anita La Tanza, 33 anni, terziaria francescana sposata con Carmine. Nata a Taranto, vivo a Santa Maria degli Angeli (Assisi).  Sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali ed ho sempre lavorato in questo campo. Credo che l’arte sia una finestra sull’Infinito e che, come tale , si possa “meditare”. Parafrasando Giovanni Paolo II, posso dire che, grazie ad essa, « la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini ». 




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