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Ecco l'uomo

dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso

(Mt 27,11-26)

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: "Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua".

Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: "Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?". Quelli risposero: "Barabba!". Chiese loro Pilato: "Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?". Tutti risposero: "Sia crocifisso!". Ed egli disse: "Ma che male ha fatto?". Essi allora gridavano più forte: "Sia crocifisso!".

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: "Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!". E tutto il popolo rispose: "Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli". Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso..

Nel bellissimo e luminoso “Ecce Homo” dipinto ad olio di Antonio Ciseri, uno dei migliori pittori dell’Ottocento Italiano, è raffigurato il momento cruciale della vita non solo di Cristo ma anche di Ponzio Pilato, il procuratore romano, il cui famoso “rifiuto” di salvare il Nazareno, è rimasto nella storia.

La scelta del taglio fotografico e della visione di spalle dei personaggi cala l’osservatore all’interno della scena, lo fanno partecipe del senso di dolorosa sospensione del verdetto mentre l’innocente Gesù aspetta il responso della folla. Nonostante l’immobilità della scena, è forte il senso del dramma che stanno vivendo i personaggi e i sentimenti sono palpabili, soprattutto quello delle due donne addolorate, rappresentate nella parte destra del dipinto. Una delle due donne è la giovane moglie di Pilato, Claudia Procula, della cui vicenda si fa cenno solo nel Vangelo di Matteo ed è l’unica che, in quel contesto, sa riconoscere la verità ed è consapevole dell’innocenza di Gesù Cristo e dell’importanza delle conseguenze della scelta del marito.

“Contrappunto patetico” della scena, la donna cerca conforto nella sua ancella, appoggiandosi alla sua spalla come una sventurata Cassandra alla quale in sogno è apparso il triste destino del “Re dei Giudei” e sembra in procinto di andarsene, come rassegnata. Claudia Procula è l’unico personaggio della scena rivolto verso lo spettatore e la cui espressione affranta preannuncia già la morte di Cristo, nonostante il resto dei personaggi sia ancora all’oscuro di tutto.

Il fulcro del quadro è proprio è la figura centrale di Pilato, il più umano tra gli uomini, che ha abbandonato il suo seggio regale, per recarsi lui stesso sulla balaustra e cercare con la sua parola di salvare Gesù dalla morte. La drammaticità del tentativo è sottolineata dal gesto solenne con il quale lo presenta alla folla. Ma Pilato è solo, in quel momento è solo nella sua responsabilità e ha paura, soprattutto dopo l’avvertimento della moglie che lo supplica di non far condannare “quel giusto”.

E il senso di isolamento è evidenziato dai vuoti che circondano i panneggi bianchi delle sue vesti e il raggio di luce che gioca con le trasparenze della tunica. Sullo sfondo la folla di Gerusalemme, accecata dal bagliore del sole, acclama Barabba. Persino sui tetti degli edifici si intravedono persone che agitano le braccia in segno di approvazione. Il tutto è avvolto in una luce abbagliante, già simbolista, che assieme alle zone d’ombra carica il quadro di una sospensione temporale che è allo stesso tempo, in contrapposizione con il tumulto feroce che è in atto.

Tra le quinte sceniche, date dalle due colonne della balconata del Pretorio, vi è l’altro protagonista dell’evento biblico, Gesù, che, leggermente in ombra attende in silenzio e con triste consapevolezza il verdetto della folla. Ciseri raffigura il Cristo con il torso scoperto e le gambe avvolte in un panneggio rosso sangue, che prefigura la Passione che avrà luogo a breve, ma a parte la corona di spine sul capo non sono visibili i segni della flagellazione appena subita. Il suo silenzio ci ricorda il passo di Isaia: ”Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca,con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo” (Is 53,7-8).

Pilato, che in cuor suo ha riconosciuto l’innocenza del Nazareno presenta alla folla Gesù dopo la flagellazione, sperando nella pietà collettiva. Ma davanti alla durezza che resiste e alla minaccia che avanza, non sa compiere un atto giusto ma si fa prendere dall’umana paura di perdere il suo potere e l’unica decisione che prende è quella di “lavarsene le mani”, credendo così di non essere responsabile di quel sangue. Quindi Pilato sceglie il potere piuttosto che la giustizia e preferisce seguire la menzogna piuttosto che la Verità, e compie quello che Dante Alighieri definì il “gran rifiuto”, collocandolo nella sua Divina Commedia nel girone degli ignavi, tra coloro che “visser sanza ‘nfamia e sanza lodo” e “ che fece per viltade il gran rifiuto”.

Ma di fronte all’indecisione e alla vigliaccheria di Pilato, ci siamo mai chiesti quale sarebbe stata la “nostra scelta” se fossimo stati nei suo panni? Avremmo seguito la verità o la menzogna? Avremmo ascoltato la nostra coscienza o la brama di potere e di cose materiali? Dio o l’idolatria e le superstizioni? La paura o il coraggio? Avremmo davvero fatto una scelta o avremmo preferito “lavarcene le mani”?

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Ultima modifica ilLunedì, 05 Maggio 2014 23:25
  • Opera: Ecce Homo - Olio su tela
  • Autore: Antonio Ciseri
  • Periodo: 1880-1891
  • Luogo: Firenze, Galleria d'Arte moderna di Palazzo Pitti



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