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Gesù cammina sulle acque

"Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

(Matteo 14,22-27)

E' il finire della notte, i discepoli si trovano soli, a molte miglia da terra e con il vento contrario. L'elemento più affascinante di quest'opera a mio parere è il contrasto tra la luminosità del sole caldo al centro e della schiuma sotto i passi di Gesù e i colori scuri della tempesta, densi come è denso il dubbio dei discepoli che si trovano sulla barca che intuiamo a sinistra, dalle vele inclinate.

Noi però guardiamo la scena da un punto di vista originale: stiamo camminando sulle acque accanto a Gesù. La sua elegante figura è composta e pacifica, possiamo assistere alla lentezza e alla solennità dei suoi movimenti. Lo sguardo basso e le braccia tese lungo i fianchi.

Il dipinto sembra essere diviso in tre parti: a destra e a sinistra la tempesta, al centro una calma surreale, come nell'occhio di un ciclone. Una luce innaturale colora le onde sotto i piedi di Gesù, la sua testa è incoronata dal disco solare.

“Così dice il Signore:Il cielo è il mio trono,la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi potreste costruire?In quale luogo potrei fissare la dimora? Tutte queste cose ha fatto la mia mano ed esse sono mie” (Isaia 66).

Un gabbiano gli vola vicino, nonostante si tratti di un volatile che durante le tempeste si nasconde, per uscire con il bel tempo. Vuole forse preannunciare che il giorno sta arrivando e così la fine della tempesta, perché è Gesù ad arrivare!

Si può pregare davanti a questa immagine, riconoscendo nei colori cupi le nostre tempeste, tutto quello che ci fa sprofondare, che temiamo ci inghiotta e ci faccia sparire miseramente da un momento all'altro. Possiamo ritrovare in quella barca la nostra disperazione e anche noi a volte facciamo di Gesù un fantasma, il ricordo sbiadito di un uomo che è vissuto e ora non c'è più, uno che ormai non può più interagire con la nostra vita, ma solo guardarla da lontano.

Noi cristiani siamo invece chiamati a guardare le paure e le debolezze da un punto di vista diverso: quello di Gesù che viene; quello di un incontro reale, uomo a uomo, faccia a faccia, carne a carne; un incontro che salva. Il dubbio e la caduta spesso sono necessari alla salvezza.

“CORAGGIO, SONO IO….NON ABBIATE PAURA!”

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Ultima modifica ilVenerdì, 20 Novembre 2015 11:40
  • Opera: Gesù cammina sulle acque
  • Autore: Julius Sergius Von Klever
  • Periodo: 1880
  • Luogo: Russia
Anita La Tanza

Anita La Tanza, 33 anni, terziaria francescana sposata con Carmine. Nata a Taranto, vivo a Santa Maria degli Angeli (Assisi).  Sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali ed ho sempre lavorato in questo campo. Credo che l’arte sia una finestra sull’Infinito e che, come tale , si possa “meditare”. Parafrasando Giovanni Paolo II, posso dire che, grazie ad essa, « la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini ». 

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