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Il figlio prodigo

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide

(Lc 15,11-24)

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: «Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te;non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio».Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa.

La scena sembra quella di un’allegra festa di paese. Donne, bambini, anziani, persino animali escono dalle case e si riversano in strada, i volti incuriositi, attratti da un evento felice: un incontro tra due uomini che si svolge al centro della scena, in primo piano. Il titolo dell’opera ci apre un orizzonte nuovo e ci permette di leggere l’opera su di un piano diverso: l’uomo più anziano, vestito umilmente, è il padre della parabola cristiana e il ragazzo a sinistra è suo figlio.

Ultima delle tre parabole della misericordia (dopo quelle della pecora e della dracma perdute), anche qui si narra di uno smarrimento: quello dell’uomo che perde se stesso, la propria dignità e la propria storia, allontanandosi dalla condizione di figlio di Dio.

Nel 1973 Chagall, su invito del Ministro Sovietico della Cultura, torna, con la moglie Vava, in Russia. L’artista vi mancava da 51 anni!A Leningrado riesce pure a riabbracciare due sorelle che non vedeva da allora. Possiamo immaginare che l’onda alta di questa emozione si sia rovesciata e ricomposta in questo dolcissimo abbraccio tra un giovane e suo padre.

Il gruppo di case sullo sfondo riproduce Vitebsk, il paese natale di Chagall, che ha anche ritratto se stesso, in basso a destra, seduto davanti al cavalletto. L’anziano padre ha tutto l’aspetto del papà dell’artista, che negli anni ’70 era ormai morto, ma che qui, ovviamente, rappresenta un ritorno alle proprie radici.

La scena è immersa nel blu. Potrebbe essere notte, ma in alto a sinistra è dipinto un sole, direi, di cartone, perché i suoi freddi raggi non sono capaci di rischiarare nulla. L’illuminazione proviene piuttosto dal muto colloquio tra un figlio atteso anni luce ed un padre la cui figura si accende di un riverbero rosso, una fiamma, un sussulto d’amore.

Alle spalle del padre, un gallo ci parla di una nuova alba, di una resurrezione: “Perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita”.

Sembra di poter cogliere il vociare della folla immobile a gustare la profonda tenerezza della danza dei due uomini. Oppure, al contrario, è la gioia stessa del padre che si dilata a coinvolgere le persone intorno a lui, che “cominciarono a far festa”. L’Amore va gridato, cantato per le strade, la sua bellezza deve splendere davanti al mondo. L’Amore è un impegno preso davanti a tanti testimoni, che non ha paura di uscire allo scoperto e dire: “Io mi prendo cura di te, qualunque sia la tua storia”.

Belle le braccia dell’uomo che circondano il figlio, come un recinto aperto. Dio è padre che ama ogni figlio nella libertà. Ed è madre che accoglie e sul cui seno si trova pascolo.

“Tutto è possibile se si comincia dall’amore.” (Marc Chagall)

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Ultima modifica ilLunedì, 19 Maggio 2014 23:54
  • Opera: Il figlio prodigo - Olio su tela
  • Autore: MARC CHAGALL
  • Periodo: 1975-1976
  • Luogo: Francia, Saint-Paul de Vence (Collezione privata)
Anita La Tanza

Anita La Tanza, 33 anni, terziaria francescana sposata con Carmine. Nata a Taranto, vivo a Santa Maria degli Angeli (Assisi).  Sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali ed ho sempre lavorato in questo campo. Credo che l’arte sia una finestra sull’Infinito e che, come tale , si possa “meditare”. Parafrasando Giovanni Paolo II, posso dire che, grazie ad essa, « la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini ». 

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