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La cena di Emmaus (Caravaggio)

Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero

(Luca 24-28,35)

"Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: "Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto". Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l'un l'altro: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?". 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!". 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.”.

Questa tela, conservata nella Pinacoteca di Brera di Milano, è una delle due versioni realizzate dal Caravaggio sulla “Cena in Emmaus”.

Risale al 1606, periodo in cui il pittore, dopo aver commesso un omicidio, si nasconde dai suoi protettori, i Colonna, presso Paliano o Palestrina.

Stupisce come il pittore in fuga riesca a comporre un’opera tanto intima e raccolta.

Anche in quest’opera, come è nel suo stile, Caravaggio racconta una bibbia dei poveri e degli umili, ma soprattutto racconta la bibbia al presente, colloca i personaggi negli ambienti a lui contemporanei e ripercorre le storie di Cristo e della bibbia come una sacra rappresentazione teatrale destinata a suscitare le emozioni, i sentimenti ma anche lo stupore in chi osserva.

Il pittore lombardo dipinge un Cristo adulto, dalla fisionomia classica, che sta benedicendo il pane, dopo averlo spezzato: è il gesto da cui, secondo i vangeli, i discepoli lo riconoscono per il maestro risorto.

I due discepoli sono raffigurati come due contadini in locanda, e si può leggere lo stupore sul volto dell’uomo seduto a destra, che si stringe con le grosse mani al tavolo, mentre ascolta, con un orecchio fin troppo grande (si pensa quindi all’evangelista Luca) le parole del Messia.

L’altro discepolo, dal viso in ombra e di spalle a noi, apre le braccia come in un gesto di sorpresa.

L’oste e la serva, in piedi, hanno reazioni diverse: l’oste osserva curioso e interrogativo, la donna anziana, dal volto rugoso, abbassa gli occhi, umile e silenziosa.

Sembrano due diversi modi, per il pittore, di accostarsi al mistero: la domanda, nell’oste e l’accoglienza nella serva e Caravaggio dà vita a questi movimenti dell’anima con tocchi essenziali di luce e di colore.

Sulla tavola troviamo solo il pane e una brocca di vino rosso, il cibo della gente di campagna.

Il Cristo emerge delicatamente dall’ombra, sfiorato da una luce bassa e calda che, partendo da sinistra, illumina una parte del volto, scende sulla mano benedicente e si sparge sui due personaggi in piedi.

Fra i personaggi della scena anche quel vuoto sulla sinistra, quell’oscurità cui il pittore dona la personalità concreta del mistero e dall’oscurità la vita che nasce.

Ma Caravaggio non rappresenta il momento drammatico di un morto che si rivela vivo, suscitando spavento ma l’apparizione rivelazione, in tono discreto del divino nella storia di tutti i giorni.

Il Cristo concentrato, forse triste per l’incredulità dei discepoli e per il prossimo congedo, sparirà tra un attimo ed allora i discepoli crederanno.

Ma è questo il Cristo che volle cenare per l’ultima volta ancora con i suoi amici, i suoi fratelli, nonostante l’avessero tradito, abbandonato e adesso ancora increduli nel riconoscerlo, e che è così umano da dispiacersi nel lasciarli di nuovo ma che ci promette di esserci accanto tutti i giorni, anche nei nostri momenti di lontananza e di indifferenza.

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Ultima modifica ilSabato, 14 Giugno 2014 02:24
  • Opera: La cena di Emmaus - Olio su tela
  • Autore: Michelangelo Merisi (Caravaggio)
  • Periodo: 1606
  • Luogo: Pinacoteca di Brera, Milano
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