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Maria, donna feriale

Santa Maria, donna feriale, aiutaci a comprendere che il capitolo più fecondo della teologia non è quello che ti pone all'interno della Bibbia o della patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell'arte. Ma è quello che ti colloca all'interno della casa di Nazaret, dove tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato, in tutto lo spessore della tua naturale femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni.

Santa Maria, donna feriale,…torna a camminare discretamente con noi, o creatura straordinaria innamorata di normalità, che prima di essere incoronata Regina del cielo hai ingoiato la polvere della nostra povera terra.

(Don Tonino Bello)
Mi sono imbattuta per caso in questa tavola di Giovan Battista Salvi, conosciuto come “il Sassoferrato”, dal nome del suo paese di nascita. Il pittore marchigiano si guadagnò l’appellativo di “Pictor Virginum” per le sue numerosissime raffigurazioni della Madonna.
Mi ha colpito subito la sorprendente essenzialità di quest’opera. Le figure, tutte in primo piano, rientrano quasi a stento entro i margini del dipinto. Si intravede sul fondo niente più che una parete scura, appena illuminata dall’aureola di Maria che si proietta sul muro e a destra un drappo, forse una tenda tirata. La Madonna siede su una base probabilmente marmorea e appoggia il gomito su un blocco (di legno?). Gesù bambino è completamente nudo e stringe nella mano destra una cordicella alla cui estremità è legato un cardellino.

Il cardellino, nell’arte e nella tradizione cristiana, prefigura il sacrificio di Cristo. E’ chiamato così perché anticamente si pensava vivesse tra cardi e spine. Già per i pagani rappresentava l’anima dell’uomo che vola via dopo la morte. Secondo una leggenda, un cardellino che cercava di estrarre le spine dalla corona di Gesù crocifisso, si punse macchiandosi con il sangue del Cristo che da allora ha sempre colorato di rosso il suo capo.

Tornando alla tavola del Sassoferrato, il chiaroscuro definisce i panneggi rigonfi delle semplicissime vesti di Maria e rende i volumi delle due figure piuttosto importanti. Gesu’ e sua madre esistono, sono reali presenze, non eterei e lontani personaggi persi nella volta Celeste. Maria non siede su cuscini di seta, né è adornata da gioielli preziosi o da ricche vesti ricamate e non dimora in templi sontuosi o in stanze sfarzose. Tutto ci riconduce alla verità e alla genuinità di una donna del popolo, rivestita “solo” della sua dignità di madre.

Sembra che il pittore abbia scattato l’istantanea di un tranquillo e profondissimo momento familiare: Maria ha finito le faccende domestiche, aspetta Giuseppe che rientrerà dalla bottega di lì a poco, guarda il suo bambino e negli occhi ha la tenera, illuminata fatica di tutte le madri e un breve sorriso su quelle labbra che hanno saputo custodire nel silenzio del cuore tanti momenti simili.

Maria è stata una donna vera, con le speranze, le preoccupazioni, i problemi di tutte le donne. Maria è stata una “donna feriale”!

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Ultima modifica ilMartedì, 16 Settembre 2014 00:38
  • Opera: Madonna con Bambino e uccellino - Olio su tavola
  • Autore: Giovan Battista Salvi detto "Il Sassoferrato"
  • Periodo: metà del XVII secolo
  • Luogo: Dubbio
Anita La Tanza

Anita La Tanza, 33 anni, terziaria francescana sposata con Carmine. Nata a Taranto, vivo a Santa Maria degli Angeli (Assisi).  Sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali ed ho sempre lavorato in questo campo. Credo che l’arte sia una finestra sull’Infinito e che, come tale , si possa “meditare”. Parafrasando Giovanni Paolo II, posso dire che, grazie ad essa, « la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la predicazione evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli uomini ». 

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