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Riposo durante la fuga in Egitto

Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori d'Egitto (Os 11,1)

A differenza di tutti gli altri pittori della sua epoca, ma non solo, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio si distingue per l’originalità con cui affronta, nei suoi dipinti, i temi religiosi.

E non si smentisce nemmeno in quest’opera, conservata nella Galleria Doria Pamphilj di Roma, nella quale si confronta con uno degli episodi più “pericolosi” dell’infanzia di Cristo, la fuga in Egitto appunto ma com’è nel suo stile immagina un dolce e umano “riposo” durante la fuga.

Caravaggio è così realista da riuscire a farci partecipi di un momento di intimità della sacra famiglia di Nazareth, insolita scena che non troviamo descritta in un nessun Vangelo.

Il maestro immagina e dipinge per noi un angelo musico, sceso apposta dal cielo per suonare una ninna nanna per il picco Gesù bambino, che appena assopito è tra le braccia della sua mamma, che si è addormentata a sua volta e tiene dolcemente ripiegata la testa sul suo bambino.

Grande risalto in questo dipinto è dato al paesaggio naturalistico e come unicum nella pittura caravaggesca, si intravede un paesaggio sulla sfondo, con un cielo cupo e nuvoloso, che fa presagire un imminente diluvio, forse anche alludente alla tensione che stanno vivendo i personaggi.

Priva di un’impostazione prospettico spaziale, la scena è dominata dalla figura di un angelo, che ci volta le spalle, e che divide in due parti distinte il dipinto: a sinistra il vecchio san Giuseppe seduto e con i piedi nudi posati sul terreno scuro, veglia, stanco, reggendo la partitura affinchè l’angelo apparso possa leggere o suonare.

Di notevole bellezza è la postura dell’angelo musicista: il pittore ne svela solo il profilo sinistro del viso, indossa una veste leggera che lascia intravedere le forme del corpo nudo ed è dotato di due grandi ali scure.

Caravaggio dipinge il violino dell’angelo con una corda spezzata, che starebbe ad indicare, simbolicamente la precarietà e la sterilità della vita umana, simboleggiata da Giuseppe ,rispetto all’immortale, rigogliosa vita celeste, simboleggiata dalla Vergine e dal bambino, sulla destra.

Secondo lo studioso Maurizio Calvesi, l’intero dipinto si riferisce al Cantico dei Cantici: Giuseppe rappresenta la povertà e la semplicità dello sposo terreno, raffigurato con una borraccia di vino e un sacco, probabilmente pieno di provviste, ai suoi piedi e un asino alle sue spalle ,mentre Maria Vergine, raffigurata con i capelli fulvi (“le chiome del tuo capo sono come porpora”) è un riferimento simbolico alla futura passione di Cristo.

La Vergine, addormentata, abbraccia e protegge teneramente il Figlio di Dio e anche ciò richiamerebbe il Cantico dei Cantici: “Io dormo, ma il mio cuore veglia” e “Ponimi come un sigillo sopra il tuo cuore.”

Ma al di là delle varie interpretazioni, Caravaggio ha voluto mettere in risalto la “paternità” e l’umanità di Giuseppe, da molti sottovalutato come padre, che si prende cura della sua famiglia, seppure con i pochi mezzi che ha e che nonostante la stanchezza fisica, dopo il viaggio, non si addormenta ma rimane sveglio e regge lo spartito musicale all’angelo, pur di far dormire serenamente la moglie e il figlioletto.

E come sempre originale e controcorrente, Caravaggio ci sorprende con un dipinto dal sapore domestico ma che evidenzia l’amore di un padre per la sua famiglia.

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Ultima modifica ilVenerdì, 16 Maggio 2014 11:10
  • Opera: Riposo durante la fuga in Egitto - Olio su tela
  • Autore: Michelangelo Merisi (detto il Caravaggio)
  • Periodo: 1595-1596
  • Luogo: Roma, Galleria Doria Pamphilj



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