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La panchina che tutti accoglie

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Cari Amici,

vicino a casa mia, lungo il fiume Sile c’è una panchina che tutti accoglie. Ogni volta che passo nei pressi vi trovo persone sedute che trascorrono il loro tempo e condividono la loro vita. Tante volte mi sono seduto su questa panchina e sempre con un sorriso guardavo i tanti nomi scritti su di essa. La panchina non fa storie,

accoglie tutti, non fa distinzioni sociale, di lingua o territorio o religiose, accoglie sulle sue ginocchia chiunque voglia riposare, sostare, condividere un pezzetto della sua vita. La panchina si lascia coinvolgere, si lascia scrivere nell’anima e sul suo corpo la storia degli uomini. Essa è un porto sicuro, nelle tempeste della vita, un luogo dove respirare e rientrare in se stessi o sentirsi meno soli insieme ad altri. Non si ribella, sta ferma, ascolta tutti e tutti sono accolti da lei. Le persone si alzano con desiderio di tornare.. con la consapevolezza che hanno trovato un luogo dove sentirsi un po a casa. La panchina è di tutti, dopo il pensionato, ci si siede il parroco, i ragazzi della zona, la casalinga, il delinquente, il disoccupato o l’uomo in affari che per due minuti trova riposo. La panchina insomma possiamo essere noi! Si, possiamo essere noi ogni qualvolta accogliamo gli altri, così come sono.. senza giudicare, semplicemente ascoltandoli, guardandoli negli occhi con amore, vedendo un fratello o una sorella, non i loro peccati o la loro “immagine” che faticosamente si sono costruiti. Possiamo essere noi.. quando la nostra vita diventa culla, cuscino per gli altri, balsamo, ristoro. Non è facile fare questo lo so.. perché i primi ad avere bisogno siamo noi stessi, infatti solo se ci sentiamo coccolati da Dio possiamo coccolare gli altri, accoglierli. Diventare panchina vuol dire andare per strada e incontrare un travestito e guardarlo negli occhi e sorridergli e sentirti fratello con lui, è guardare l’extra-comunitario assettato e rinunciare alla tua bottiglia d’acqua perché è un fratello come te! Diventare panchina è sentire il cuore del mondo nel tuo cuore, non schifarsi dell’umanità ma giocarsi con essa, come dicevo.. lasciare che le storie dei viandanti vengano incise, scarabocchiate su di te. Purtroppo noi non ci sentiamo panchina, ma posti strettamente riservati. Quanta fatica ad accogliere gli altri, in tutti i campi.. anche all’interno dei movimenti ecclesiali, nella chiesa, c’è sempre la tentazione di dire: quella persona non è dei nostri..

Gesù non ragionava così! Gesù ragionava in modo opposto, la sua missione era inclusiva, non si faceva problema nel mangiare con prostitute o ladri, discorreva con gli emarginati e con i dotti, si è lasciato incidere profondamente sul suo corpo dalla rabbia e dalle frustrazioni dell’umanità, come una panchina scarabocchiata, il suo corpo in croce ora.. TUTTI ACCOGLIE.

Impariamo ad accogliere, ad avere un cuore che batte con gli altri e a lasciarci scrivere nel cuore le tante storie di una stanca umanità.

Un abbraccio

 

Ultima modifica ilGiovedì, 25 Luglio 2013 00:13
Daniele Picconi

Daniele Picconi, 32 anni, lavoro a Treviso come professore di religione, baccellerato ad Assisi, sposato con Valeria Bernardi, amo credere che il mondo possa cambiare partendo dalla mia conversione.




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