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La promessa dell'acqua viva

Gesù, ritto in piedi, gridò: "Se qualcuno ha sete, venga a me

Giovanni 7, 37-39

37Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: "Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva". 39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

Il Signore stavolta non ci parla, bensì grida! Il verbo gridare ha sicuramente un impatto maggiore, è segno di un forte coinvolgimento, di una forte emotività: non siamo indifferenti a Gesù, Lui ci ama e ci ama a tal punto da essere disposto a gridare per svegliarci dal nostro torpore, per farsi ascoltare. Ci lancia un appello accorato: "Chi ha sete venga a me!".
E noi abbiamo sete?

In fondo cos'è l'acqua?
E' ciò che ci permette di vivere, è ciò che fa crescere le piante, che permette la vita sul nostro pianeta!
Ma spesso noi, anche se abbiamo l'acqua, non ci basta. Spesso anche se abbiamo tutte le cose materiali che ci servono per vivere, non ci bastano; non sono abbastanza per renderci felici. Ci manca sempre qualcosa, anche se non sappiamo bene cosa.
E quindi si, abbiamo sete.
Chiediamo aiuto a Gesù e Lui risponde alle nostre richieste; in fondo risponde sempre, anche se non come ci aspetteremmo, non come vorremmo. Ascolta le nostre preghiere.

La soluzione che ci offre è relativamente facile: "Chi ha sete venga a me"
Il verbo "venire" indica un movimento e quindi, se abbiamo sete, andiamo da lui. E come si va da Gesù?
"Andiamo da Lui non con i piedi ma con gli slanci del cuore, non muovendoci materialmente ma amando" diceva Sant'Agostino.
Perché è vero che chi si muove con il corpo si sposta fisicamente, ma anche chi si muove con il cuore non rimane fermo; infatti orienta in modo diverso i propri affetti, sempre riprendendo parole di Sant'Agostino.
Se prima si amava una cosa ed ora se ne ama un'altra, non siamo più dove eravamo prima.
Dobbiamo solo muoverci, quindi amarlo, e Gesù sarà la soluzione alla nostra sete.

Non serve denaro, non occorre pagare per essere veramente saziati da Lui nella nostra fame e nella nostra sete.
Il Signore ce lo ricorda attraverso le parole del profeta Isaia:
"Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? / Su ascoltatemi e mangerete cose buone / e gusterete cibi succulenti. / Porgete l'orecchio e venite e me / ascoltate e vivrete."
Non sperdete il vostro denaro in cose inutili: ecco l'invito di Gesù. Non sprechiamo le nostre ricchezze in cose che non ci possono "riempire": potranno renderci felici per poco (fugace illusione?) ma poi si avrà di nuovo fame.
Saremo di nuovo tristi perché "ci mancherà qualcosa".
E quando Dio ci parla delle nostre ricchezze non intende certo solamente i nostri averi, soldi, beni: si riferisce anche (e soprattutto) alle nostre capacità, ai nostri talenti, al nostro tempo (... in fondo non è limitato come il denaro?) 

Dunque Cristo risponde a due bisogni innati (e contrapposti) dell'uomo ovvero aver sete e la pretesa di dissetare gli altri (pur senza avere lui stesso l'acqua).
E Gesù versa l'acqua sul suolo più assetato, versa e dona sé stesso su di noi: è come un torrente che su terreno inaridito gli ridà vita!
Ma non basta! Non solo ci dice che Lui è quell'acqua viva, che se berremo di Lui non avremo più sete in eterno (... ci rendiamo conto che se solo ci riuscissimo davvero saremmo davvero felici! Non ci mancherebbe niente, tutti i nostri bisogni soddisfatti!) ma ci annuncia, con gioia, che l'acqua che Lui ci darà diventerà in noi "una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna" e questo significa che saremmo capaci di dissetare anche noi gli altri, portatori di vita!

Siamo quindi chiamati a nutrirci, a bere di quella "roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo" (riprendendo le parole di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi 10,4): Gesù è la nostra roccia (... E cosa c'è di più saldo di una roccia? Non si piega al vento, ecc.), è la nostra roccia spirituale (quest'aggetivo ci ricorda che, a differenza delle cose terrene, non passerà mai) che ci accompagna sempre, non lasciandoci mai soli nella nostra sete.

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Ultima modifica ilLunedì, 22 Settembre 2014 22:31
  • Citazione: Gv 7,37-39
Maria Carmen

Mi chiamo Maria Carmen (per tutti Marica), ho 24 anni, studentessa di Economia. Abito a Prato, sono catechista da diversi anni e ciò mi dà una gioia immensa. Una passione mai sopita per la scrittura come modalità preferita per trasmettere emozioni, una mania per la lettura. Sin da bambina ho avuto sempre una spinta particolare a non fermarmi al risaputo ma a continuare a pormi domande ed è così che potrei definire il mio modo di vivere la fede; una ricerca continua, un cammino in salita per cercare di vivere secondo lo Spirito anche nei giorni nostri, prendendo coscienza del fatto che, come diceva la volpe al Piccolo Principe, “L’essenziale è invisibile agli occhi!”, che Dio è veramente dentro di noi e il non vederlo non lo rende meno presente.

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