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Riscopriamo la Cresima Parte II

Riscopriamo la Cresima: la Sapienza, la Superbia e la Prudenza

dal Catechismo della Chiesa Cattolica e Sacra Scrittura

Nel nostro modo di pensare la sapienza consiste in un sapere teorico, da filosofi, destinato a pochi super-studiosi. Invece nella Bibbia la Sapienza è l'arte di vivere, la capacità di fare le scelte giuste, la conoscenza di sé, delle proprie qualità e dei propri limiti: è la facoltà che permette di vivere bene, felici, di usare appieno tutti i doni di Dio senza rovinarli. Va da sé che l'uomo non può darsi da solo la sapienza, non è lui che ha creato la terra, il cie­lo, le mani, la testa, il sesso: facendo di testa sua commette errori, non è in grado di con­trollare la situazione attorno a lui e neanche se stesso. Perciò Dio ha voluto donarci la Sa­pienza, che è il primo regalo dello Spirito Santo e contiene in sé tutti gli altri; San Paolo di­ce che è Cristo la Sapienza del Padre. Se la accogli, cioè se accogli Cristo nella tua vita, userai la tua intelligenza per fare il bene, per far bene la volontà di Dio, e Dio che è Padre non vuole altro che la tua felicità.

Però per accogliere questo dono preziosissimo occorre vincere un ostacolo: la superbia. Il superbo se ne infischia della Sapienza di Dio, vuole fare di testa sua e combina un sacco di guai. "Salvami dall'orgoglio, e sarò libero dal grande peccato", recita il Salmo 19. La Scrit­tura parla di peccato "grande" perché la superbia è madre di vizi e incredulità; è un mo­stro. Chi non la sottomette è perso. In genere chi è molto superbo non se ne accorge. Se glielo dici ti guarda come se tu venissi dalla luna. Allora è buona cosa vedere i rami della superbia cioè saper riconoscerne i segni.

I Santi dicono che un segno inconfondibile di superbia è: scandalizzarsi per non  essere tenuto in considerazione. Cioè non hai lo spirito di Nazaret, dove Gesù sta 30 anni, senza mai dire o pensare: ma qui io sono sprecato. Io merito di più. Un prete superbo si scandalizza del posto assegnatogli dai vescovo. Chi è superbo ed è membro di un gruppo, di una parrocchia, vuole assolutamente si sappia e si segua la sua opinione. Non concepi­sce che non si tenga conto di lui. Figurarsi in casa! Se il marito o la moglie fanno qualcosa senza tener in conto l'altro, son temporali d'Agosto! Perché il superbo non pensa minima­mente di essere un poveraccio e che tutto e tutti possano andare avanti senza consultar­lo...

Un altro ramo della superbia: Non sottomettersi mai agli altri. Va da sé che non ci si può sottomettere al male. Ma il superbo non concepisce di abbassare il capo, obbe­dendo, a un programma o a un'idea che non sono suoi. Né mai si sottomette ai difetti della moglie o del marito, mai. Un superbo non porta i peccati di nessuno, non si sotto­mette a un torto, a un'umiliazione, mai. Un superbo, poiché non si sottomette, non sa ob­bedire. Lo sente un sopruso, una intollerabile limitazione della propria libertà.

Di qui il 3° ramo: chi dice, con la parola o il comportamento, "Io non ho bisogno di te". Il superbo magari sente ma non ascolta proprio perché non ha bisogno, né di te né dei tuoi consigli, tantomeno di correzioni. Se gliele fai ti odia perché le vive come un attacco personale.

Il 4° ramo è la confidenza cieca nelle proprie forze. Chi è superbo crede ciecamente in se stesso. In nesun modo valgono i fallimenti che il Signore permette per avvertirlo. Pensa che ce la farà la volta successiva. E' il Papa di se stesso e adora la propria testolina come se fosse il Santissimo Sacramento. La fiducia in se stesso, in quel che può e che fa lo porta facilmente a comportamenti singolari: deve mettersi in mostra. O con la parola o con il muso, con un gesto che attiri l'attenzione. Il superbo è un infantile. Un bambino di 4 anni si mette sem­pre al centro, non può non attirare l'attenzione; è il suo modo, ancora immaturo, di fissarsi un'identità. L'anima umile, invece, sacrifica sempre il proprio volere, che è un idolo inter­no, alla via di Dio: è il suo modo di incensare il Signore.

Il superbo quando parla è altero, ha una sua musica; guarda in un modo tutto suo; giudica gli altri con tutto, anche con la mimica del viso. Vuol sempre distinguersi. Tiene in gran conto se stesso, le sue idee, i suoi modi di fare; e come i farisei dice: io faccio que­sto, io faccio quello; io non sono come quelli là. Gesù, che è il contrario di Adamo, il contrario dunque del superbo, apre e chiude la sua vita tra due atti d'obbedienza: - "Ecco, Padre, io vengo a fare la Tua volontà" - Muore dicendo: "Tutto è compiuto". Ho fatto, tutta e soltanto, la Tua volontà. E una volta risorto, manda gli Apostoli a battezzare, predi­care e ... insegnare l'obbedienza: "insegnate, loro a osservare questi comandamenti ...". L'ultimo messaggio di Gesù è l'obbedienza.

Il superbo vuol sempre discutere esattamente come i farisei facevano con Gesù. Il superbo è un contestatore nell'anima, perché la legge che lo guida è la protesta. Il contestatore ammette delle verità, questa o quella (mai tutte) perché lui la scopre e la trova convincente o s'immagina di scoprirla; ma non si lascerà mai guidare da altri. Il superbo ammette; l'umile crede.

Oltre che con Adamo, la Scrittura ci ammaestra con molti casi di superbia. Davide, che è re, si sente re, vede una donna, gli piace e va a letto con lei anche se è sposata. Poi, per coprire l'adulterio ucciderà il marito. Erode, altro re che si sente re, fa strage di innocenti. Chi pretende di vivere da re della propria vita semina un sacco di sofferenza; dove passa distrugge. Magari vive 50 anni in chiesa ma con l'anima dei farisei che stanno sempre attorno a Gesù e con Gesù, per insegnargli, interrogarlo, discutere con Lui, non per obbedirlo. La superbia ti fa altero, vanitoso, pieno di ragioni, pieno di pretese, ostinato, ipocrita, vittima dei torti altrui, dunque giustiziere, perché devi pur difenderti dai soprusi della vita e degli altri. Chi si sente vittima e fa la vittima è in realtà vittima della superbia. Il superbo è anche timido, perché non sopporta di sbagliare e di non essere ap­provato; allora non parla, non si muove... Soprattutto, il superbo alla fine è triste, si sente vuoto, perché vive di aria. Non è Dio ma vive come se lo fosse. Di qui la sua tristezza di fondo. Perché mai la vita soddisferà le sue pretese. Il superbo ha la stoltezza di Golia: non sa valutare l'avversario, non vede í pericoli dove ci sono e cadrà trafitto.

Il Signore ci salva dalla nostra superbia donandoci lo Spirito di Sapienza. Cosa produce in noi la Sapienza di Dio? "Pregai, e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito della Sapienza" (Sap 7,7)

Dunque se accogliamo la Sapienza, comincia a nascere in noi la virtù della Prudenza. Questa parola oggi non è amata, perché sembra una cosa un po' meschina, da paurosi. Però non è questo il senso che ha per il cristiano: la Prudenza è legata all’amore per Dio e per il prossimo, e consiste nel saper scegliere i mez­zi opportuni per conseguire il nostro fine, cioè una vita ben riuscita. Tutti vogliono essere felici ma non tutti conoscono la via che è il Signore. Infatti quando sbagliamo direzione ci facciamo male. Se abbiamo la Prudenza cerchiamo innanzitutto Cristo, e non abbiamo paura di nulla, altro che virtù da paurosi: sappiamo bene che Dio ci ama, ci aiuta, perdona i nostri errori, ma conosciamo pure noi stessi i nostri limiti, e ci comportiamo di conse­guenza, al contrario del superbo. Perciò possiamo ascoltare i consigli, obbedire alle perso­ne cui dobbiamo obbedienza, portiamo pazienza con i difetti altrui e rispetto per le loro debolezze, e se dobbiamo correggere qualcuno lo facciamo con carità e non con ira o di­sprezzo.

La Prudenza è una virtù, e perciò va esercitata, altrimenti non si sviluppa mai in noi. Per “esercitarla” occorre innanzitutto ascoltare la Parola di Dio e frequentare regolarmente i Sacramenti, avere almeno un tempo di preghiera ogni giorno, trattenere le reazioni impul­sive e riflettere prima di parlare o di agire, ascoltare per le decisioni importanti il parere di persone sagge e di fede, accettare con umiltà le correzioni.

Il Signore ci conceda il dono della Sapienza, e accresca in noi la virtù della Prudenza.

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Ultima modifica ilVenerdì, 17 Gennaio 2014 22:45
Giovanni Isidori

Studente di Sacra Teologia all'Istituto Teologico di Assisi.

Ausiliario alla Sicurezza presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Cantore nel coro-guida "Mater Ecclesiae", coro gregoriano di risposta nelle celebrazioni presiedute dal Sommo Pontefice.

Sito web: https://www.facebook.com/giovanni.isidori



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