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Lui, lei e i venduti: elogio dell'eccitazione

DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)

Matteo 26,14- 27,66

- Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.

- Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

- Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

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Te lo scriverò sull'asfalto, con quella vernice bianca che tanto appassiona il cuore dei goliardi nel vespro che antecede qualche matrimonio: "Torna indietro, sei ancora in tempo". E poi c'aggiungono il nome del loro amico, quasi sempre maschio, come se la condanna fosse donna nella storia. C'aggiungono Luca, Paolo o Filippo. Qualcuno s'aggrappa ai soprannomi: Cesco, Jack o Momi. Mi sono procurato pure io un po' di vernice, quella che mi servirà – appena rincasato da Betlemme cogli agnellini – per scarabocchiare in prossimità delle mura di Gerusalemme una scritta: "Torna indietro, sei ancora in tempo Gesù". Il vociare confidente della gente per le strade, il trabattare misterioso dentro le navate delle scuole rabbiniche, il trascolorare dei sentimenti nel cuore della gente di Galilea m'hanno reso una conferma: qui di Te, Rabbì, non gliene importa nulla a nessuno. Vedrai domani la farsa di quelli della piazza: canti, cori, applausi e grida festanti. Strapperanno le palme, si caleranno dalle finestre, già qualche stendardo è calato sui torrioni della città. Faranno tutti festa per Te ma dopodomani mors tua vita mea e "muori Infame!" A loro non interessi, vogliono farti la festa a modo loro. Forse qualche sorriso l'hai strappato – quello di zoppi che ora camminano, di ciechi che ora contemplano l'azzurro del cielo, di madri che stringono figli ch'erano già morti -, qualche ferita è stata cucita, qualche bocca è stata saziata. Eppure loro cercavano un Dio più simpatico, stile cartoon, che desse loro il necessario per ridere, divertirsi e dimenticare il tempo che scorre. "Torna indietro, sei ancora in tempo". Con una frustrata nella groppa costringi quel mulo a girarsi e invertire la rotta: scendi lungo la mulattiera che passa dietro la tomba di Rachele e nasconditi qui nella mia stalla. Le pecore, gli agnelli e le vacche sono quelle che t'han visto Bambino quella notte. Ancor oggi le stelle parlano di Te e tramandano coi sospiri la magia di quell'Attesa divenuta storia. Nulla di più dopo: ormai t'han dimenticato tutti perchè i tuoi discorsi – dicono gli altissimi teologi – sono occasione di scandalo e non assicurano il domani del calendario. Tu rischi la vita per preparare loro le praterie sconfinate del Cielo, il non-tempo dell'Eterno: ma lì dentro quelle mura basta loro un monolocale con angolo cottura, forno microonde e TV al plasma. Tutto il resto non si tocca, non si gusta, non ci s'appropria: per questo non è degno di attenzione. Moshe, un mio collega che abita oltre il Cedron e tiene una fattoria, m'ha detto che da qualche mattina nella stalla sente il suo gallo raschiarsi la gola, quasi volesse fare le prove di un concerto nel quale esibirsi fra poco. Chissà mai che la sua voce non s'aggreghi alla mia scritta sul ciotolato della strada per ricordare pure a Te che forse era meglio tornare indietro invece che fars'ingannare dal gaudio di quelle palme impastate di urla, di sorrisi e di vigliaccheria.

"Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell'uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente."(Mt 26,14- 27,66)

Sono prevedibili gli uomini, Rabbì: quella è gente a cui hanno offerto vitto e alloggio per gridare, hanno promesso un posto in sinagoga, qualcuno se ne tornerà con qualche moneta nella tasca: Gerusalemme è una città venduta. Gridano e invocano il tuo nome ma non ci credono: sono pagati per farlo mentre dentro le stanze della vecchia città, nascosti in quel mercato sempre così caotico e furibondo, teologi e rabbini stanno già marciando contro di te promettendosi una vesta da ripartire. Credimi, Rabbì, torna indietro: Gerusalemme è una donna smaliziata e traditrice. Lei, i suoi figli e tutta la sua discendenza a venire. Per tutti i secoli dei secoli (amen). Rabbì, fermati e ragiona, Gerusalemme è un'ingannatrice.

"Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».
Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto."(Salmo 21)

Non ti cerca, non ti vuole, t'attende solo per tenderti una vile imboscata: ha già cominciato iniziando a comprarsi i tuoi amici-preti. Ha davvero senso entrare da quella porta? Rabbì, torna indietro, sei ancora in tempo.

Oggi in più di qualche chiesa si leggerà la forma breve del Vangelo della Passione: d'altronde non si può rischiare che nella canonica l'abbacchio cruci nel forno. Meglio tagliare sul Vangelo che sulla gastronomia. Peccato che la Passione - quella di Cristo che è l'anticipo e l'emblema di tutte le passioni successive - non si presenti mai in forma breve. Il Demonio sta facendo "campagna acquisti" tra i ministri di Dio: "tagliate la passione, non parlate di queste cose alla gente". La grandezza del cristianesimo sta nel mostrare il Dio morto sulla Croce, annientato dal dolore, che offre al mondo le sue piaghe e la morte. Se oggi avvertite che il sacerdote usa la "forma breve" alzatevi e cambiate Chiesa. Cristo sulla Croce non ha illuso nessuno nè tantomeno ha promesso che la passione/sofferenza sarebbe stata proposta all'uomo e alla donna in due versioni: breve e lunga. Come se il suo messaggio rispecchiasse la litania dell'Eurostar: "dolce o salato?".

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Ultima modifica ilDomenica, 13 Aprile 2014 01:07
  • Citazione: Mt 26,14- 27,66
Don Marco Pozza

Creativo e poliedrico, don Marco Pozza nasce il 21 dicembre 1979 a Calvene (VI) e diventa sacerdote il 6 giugno 2004. Dopo aver dedicato i primi tre anni del suo sacerdozio come vice-parroco in un quartiere alle porte di Padova, ha intrapreso gli studi per conseguire il Dottorato in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma: dal 17 settembre 2011 è Cappellano della Casa di Reclusione di Padova (sez. penale).

Curioso interprete di un cristianesimo dell'innamoramento, esercita il suo sacerdozio nelle vesti inedite di scrittore, di giornalista (è editorialista di Avvenire) e di maratoneta. Ragione per cui – all'infuori delle sbarre del carcere – è quasi impossibile non trovarlo in viaggio per conto di Lui. Pur consapevole che la strada che Dio gli sta tracciando sarà ben lungi dai Sacri Palazzi, ha scelto in anticipo quello che potrebbe essere l'incipit della sua prima enciclica: «Ho odiato ogni minuto di allenamento ma mi dicevo: non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita da campione» (Cassius Marcellus Clay).

Custode di una personalità dalla difficile interpretazione e gestione, tutto trova luce e ragione nel suo essere sacerdote innamorato della sfida che Dio ha posto sulle sue spalle.

http://www.sullastradadiemmaus.it/




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