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Noè, la nuova creazione

Quando Israele riflette sulla socialità degli individui spesso deve accorgersi che il moltiplicarsi di diverse relazioni genera una sorta di disordine che corrompe la serenità della realtà. Molte volte ed a più riprese nei testi della Scrittura incontriamo uomini o intere generazioni descritte come traviate e corrotte, tanto da suscitare “l’ira” di Dio e la sua azione “demolitrice”.

Così accade anche nel contesto in cui è collocato il nostro Noè: una società agli occhi di Dio invasa dal male, a tal punto che il Creatore stesso si pente di aver creato l’uomo e per il dolore decide di sterminare completamente il genere umano.

Ma la Genesi è il libro della vita, libro nel quale le numerosissime genealogie non ci dicono altro se non il desiderio di Dio che la vita sia custodita e trasmessa, segno di benedizione e di gioia, da un uomo all’altro, di generazione in generazione, dono ricevuto e ridato continuamente. Com’è possibile allora che Dio si manifesti qui come portatore di morte, sterminatore di tutto il genere umano? Effettivamente vedremo che non è proprio così…

Nel disordine e nella confusione che si sono generati tra gli uomini, scopriamo che Noè è l’unico “giusto ed integro” rimasto sulla terra, colui che continuava a “camminare con Dio”, dice il testo, in una relazione di amicizia e fiducia che ricorda quella di Adamo al principio della creazione. Proprio all’interno di questa relazione Dio si rivolge a Noè manifestandogli il suo progetto e chiedendogli di costruire la famosa arca che sarà salvezza dalle acque del diluvio.

E come sarà quest’arca? Non a caso sarà un luogo ben strutturato, suddiviso in scompartimenti, rivestito e curato, in poche parole uno spazio “ordinato” totalmente opposto al disordine che regnava all’esterno. Anche qui è come ritornare all’ordine primordiale in cui tutto era stato creato, la separazione degli elementi, le relazioni tra le creature etc. L’arca diventa, dunque, il piccolo nucleo che salva e ritrasmette ancora una volta la vita nell’armonia. Così Noè, che ne è l’artefice, ci appare qui come l’unico vero custode del progetto originario di Dio, colui che in questo libro della vita che è, appunto, la Genesi fa da ponte tra la prima creazione e la seconda, scrigno che raccoglie il seme della vita e lo trasmette.

Ci troviamo, dunque, dinanzi alla grande metafora della storia, fatta dall’eterno alternarsi di vita e di morte, di creazione e distruzione, in cui alla fine vediamo sempre affermarsi la vita con il suo potere superiore a quello della morte. Ciclicamente Israele ha fatto esperienza di sofferenza, schiavitù, deportazione, distruzione delle proprie città, guerre, invasioni… Tutto riletto a posteriori come intervento di Dio volto a salvare ciò che di bene era rimasto, base di una nuova ricostruzione che porta con sé vita e benedizione.

Anche la legge della natura, d’altra parte, in un processo di autoaffermazione compiuto dalla vita nei confronti di sé stessa, nel corso dell’evoluzione delle specie ha selezionato ciò che era utile alla continuità sfavorendo ciò che impediva lo sviluppo della vita stessa.

Quasi ugualmente accade nella storia di Noè: il disordine, la depravazione non favoriscono la continuità della vita nell’armonia e nella bellezza. Si rende, perciò, necessario restaurare un ordine “cosmico”, ricreare quel “molto buono” che compiaceva gli occhi di Dio nei 7 giorni della bereshit.    

Così è anche nel microcosmo della piccola grande storia di ogni persona…ogni giorno…in ogni luogo. Il cuore dell’uomo è lo spazio in cui riaccadono sempre creazione e distruzione, in cui si avvicendano e spesso convivono ordine e disordine, bellezza ed opacità. Sicchè la vicenda di Noè può essere anche la nostra e l’invito rivolto a lui da Dio può risuonare anche per noi. Costruire l’arca, rimettere ogni cosa al suo giusto posto per vedere la nostra vita rinascere lì dove sperimentiamo le nostre morti. Consapevoli che il desiderio di Dio è sempre benedizione, bellezza, fecondità… Pur attraversando le valli della fatica, a volte della rinuncia, sappiamo, però, che davanti a noi c’è sempre vita!

Ed il segno della nuova creazione ed alleanza\amicizia di Dio con l’uomo fu l’arcobaleno non a caso: un’armonia splendida di colori che unisce cielo e terra!

 

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Ultima modifica ilDomenica, 08 Dicembre 2013 19:32
Stefania Baglivo

Studentessa presso l'Istituto di Scienze religiose in Assisi. Lavora nel Centro d'accoglienza della Caritas diocesana di Assisi e sta imparando dai poveri a conoscere Dio.




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