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'O' come… ONORE

Ecco una parola che, dopo aver indicato per secoli qualcosa di prezioso e di importante, sembra aver perso nel linguaggio corrente ogni contenuto esistenziale.

Sul dizionario ne troviamo ancora descritta un’ampia gamma di significati. Solo per citarne qualcuno: “sentimento della propria dignità”; “stima e rispetto dovuto a persona o cosa di valore”; “condizione che procura prestigio, stima, merito”… fino alle espressioni rendere onore oppure tenere in onore che stanno per venerare o apprezzare profondamente. Se però chiediamo a uno dei nostri ragazzi che cosa intende con questa parola, potremmo accorgerci che per lui significa in realtà ben poco. Al di fuori dell’espressione “uomo d’onore”, per dire l’appartenenza ad una associazione a delinquere di stampo mafioso, può darsi che non sia proprio in grado di inserirla in una frase dotata di senso.

Si investono tante energie nel coltivare le apparenze, preoccupandosi poco di quale sostanza vi corrisponda; molte relazioni sono basate sulla pretesa e regolate urlando con arroganza il proprio diritto; la competizione viene giocata senza esclusione di colpi tesi a mettere in cattiva luce l’avversario di turno (che magari è l’alleato di ieri); le dimensioni più intime delle vicende personali sono poste sotto lo sguardo di tutti, quando non divengono spettacolo.

Che cos’è dunque per noi l’onore? “L’onore non è altro veramente che lo splendore che manda in sé la virtù” dice una bella definizione di Antonio Rosmini, che potrebbe farci riflettere. La parola splendore allude a ben altro che al “buon nome”… essa ci parla di bellezza, e di una bellezza non esteriore, che affonda le sue radici in ciò che l’uomo ha di più proprio.

Quale sentimento abbiamo del fatto che una persona è degna di rispetto, possiede una essenziale dignità che dev’essere custodita e salvaguardata? Che cosa ai nostri occhi ne costituisce in ultima analisi il mistero? E ancora: siamo davvero capaci di riconoscere ciò che è grande e nobile e di apprezzarlo? Sentiamo di dover proteggere e difendere ciò che è piccolo? Oppure nella generale interscambiabilità tutto è uguale a tutto? Domande interessanti, ma forse difficili.

E’ l’apostolo Pietro a sottolineare la centralità di questa dimensione nei rapporti interpersonali: “Onorate tutti”. E agli sposati suggerisce “Trattate con riguardo le vostre mogli perché il loro corpo è più debole e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita”, indicando una sfumatura delle relazioni familiari che potremmo aver bisogno di riscoprire.

Nella Scrittura il termine onore compare spesso anche riferito a Dio: indica il riconoscimento e il culto che Israele deve rendergli (è espressione ricorrente “farete questo in onore del Signore”), ma individua pure il motivo che Yhwh stesso adduce per il suo agire: “per il mio onore frenerò lo sdegno a tuo riguardo, per non annientarti”. Dunque Dio stesso tiene al proprio onore! E in nome di esso tiene in onore la libertà dell’uomo, malgrado le ripetute infedeltà di quest’ultimo, fino al punto da accogliere su di sé l’obbrobrio e il disonore: “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere”. Nel Servo trafitto diventa evidente che Dio ci ha onorato amando fino al sacrificio di sé e perdonando.

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Ultima modifica ilDomenica, 04 Maggio 2014 23:36
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008




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