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Lasciate che dicano. Ma voi?

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI (Messa del Giorno)

Matteo 16,13-19

13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: "La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". 14Risposero: "Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". 15Disse loro: "Ma voi, chi dite che io sia?". 16Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". 17E Gesù gli disse: "Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".

Chissà cosa Gli sarà passato per la testa a quel Forestiero di Nazareth. Magari un piccolo dubbio, può darsi un sordo rintocco dal vociare della gente, forse una semplice curiosità tutta sua. Una di quelle bizzarrie che ogni tanto fanno un balzo dal cuore dritto fino alle labbra. Eccolo, pure Lui ci cade stavolta, anche il Figlio di Dio a spartire la dura legge delle stranezze umane (liturgia della Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli). Ditemi un po': «La gente, che dice che sia il Figlio dell'uomo». Detto così, con stralunata improvvisazione, con quel tocco di sorpresa ch'era tipico della sua maestria. Loro si guardano, forse Lo guardano, o meglio ancora tengono gli occhi abbassati. Dovranno confidargli la verità oppure farlo stare tranquillo? Dirgli per davvero cosa la gente pensi di Lui oppure cercare di evitargli l'ennesima delusione? Loro lo sanno cosa trattiene nel cuore la gente: ci camminano accanto, sudano sulle stesse pendici dei monti, s'affannano nelle stesse viuzze polverose di Palestina. Sentono le chiacchiere: non sono stupidi. Avvertono la diffidenza man mano che scolorano i giorni: non sono ingenui. Soffrono quando sul loro Dio gettano demoniache tracce di sospetto: non sono gente qualsiasi. Son tutti dentro una trama d'amore, righe e spartiti di una melodia iniziata nella notte dei tempi. Anche se sembra ieri. Di fronte alla Verità, scelgono la verità: «Alcun dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Cioè, Maestro, la gente ancora non ci crede appieno: parole di sorpresa, gesti fatti con stile, dietro ogni discorso s'apre inaspettata una finestra, un'altra possibilità. Ma se tu ci chiedi se loro son davvero convinti che tu sia l'Iddio venuto dal Cielo, allora non siam così sicuri. Sarà proprio il caso di dirlo: povero Cristo! Nemmeno stavolta, neanche dopo tutto il trambusto di gioia seminato, manco la soddisfazione d'essere chiamato per nome dalla gente che lo segue e lo segna.

«Caro signor Germain, ho aspettato che si spegnesse il baccano che mi ha circondato in tutti questi giorni, prima di venire a parlarle con tutto il cuore. Mi hanno fatto un onore davvero troppo grande, (l’assegnazione del Nobel per la letteratura N.d.R.) che non ho né cercato né sollecitato. Ma quando mi è giunta la notizia, il mio primo pensiero, dopo che per mia madre, è stato per lei. Senza di lei, senza quella mano affettuosa che lei tese a quel bambino povero che io ero, senza il suo insegnamento e il suo esempio, non ci sarebbe stato nulla di tutto questo. Non sopravvaluto questo genere d’onore. Ma è almeno un’occasione per dirle che cosa lei è stato, e continua a essere, per me, e per assicurarla che i suoi sforzi, il suo lavoro e la generosità che lei ci metteva sono sempre vivi in uno dei suoi scolaretti che nonostante l’età, non ha cessato di essere il suo riconoscente allievo. L’abbraccio con tutte le mie forze». - Albert Camus(Lettera di A. Camus al suo maestro dopo aver ricevuto il Premio Nobel)

Delle osterie l'Uomo conosceva l'alfabeto: ch'era come quello delle botteghe, delle sacristie, delle parrucchiere: “dicono che lui, dicono che lei, dicono che loro”. Dicono, per l'appunto. Eppoi? Eppoi null'altro, Cristo dei Vangeli: ieri, oggi, domani. L'alfabeto delle osterie, ma anche le intime confidenze con quel sparuto gruppetto d'innamorati promettenti e perdenti: «Ma voi, chi dite che io sia?» Perchè va bene tutto: che la gente non capisca, che il popolo con creda appieno, che la folla s'ingarbugli nei suoi calcoli. Però voi – amati, amanti, innamorati – adesso lo dovete dire, sin quasi rinfacciare che cosa pensate di Lui: ci sono attimi che chiedono chiarezza, incroci che dettano una direzione, sguardi che accarezzano il cuore. Il cuore di Pietro, il trambusto del gruppo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivente». Guardalo il Cristo: il batticuore Glielo si legge negli occhi: quella frase ha il sapore delle cose semplici, delle confidenze genuine, delle più delicate e liriche storie d'amore. Eppoi detta da Pietro: alti e bassi nelle gesta, come nei propositi. Però nel cuore la certezza è chiara, ha la forza di una roccia: «Tu sei il Cristo». Tu sei l'Amore, Tu sei il mio Dio, Tu sei la Grazia che mi ha addomesticato. E' sin quasi esagerato Pietro, tanto che anche Cristo stavolta sembra traballare nelle misure: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». Tu sei: non “sarai”, nemmeno “saresti”, men che meno “che tu sia”. No, al netto di ogni ambiguità: «Tu sei». Punto e a capo. Nuovo capitolo: altre porte s'apriranno, ecco le chiavi. Altri popoli ti divoreranno: ecco la misericordia. Altri tempi arriveranno: eccoti la pietra, su di essa edificherò la mia Chiesa. Che sarà sempre e solo la mia.

Dicono: e lo fanno un po' ovunque, ai tempi del Cristo come ai tempi miei. Dicono eppure non dicono: certuni giorni gli uomini sono davvero buffi e ingegnosi, quasi dei piccoli Satana apprendisti. Nel nome del sospetto. Al quale risponde Pietro, nel nome dell'Amore. Insomma, tu Pietro lasciali dire: e lascia pure che il mondo vada per la sua strada. Lasciali dire, Pietro, «beato te»: parola di Dio.

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Ultima modifica ilLunedì, 30 Giugno 2014 08:57
  • Citazione: Mt 16,13-19
Don Marco Pozza

Creativo e poliedrico, don Marco Pozza nasce il 21 dicembre 1979 a Calvene (VI) e diventa sacerdote il 6 giugno 2004. Dopo aver dedicato i primi tre anni del suo sacerdozio come vice-parroco in un quartiere alle porte di Padova, ha intrapreso gli studi per conseguire il Dottorato in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma: dal 17 settembre 2011 è Cappellano della Casa di Reclusione di Padova (sez. penale).

Curioso interprete di un cristianesimo dell'innamoramento, esercita il suo sacerdozio nelle vesti inedite di scrittore, di giornalista (è editorialista di Avvenire) e di maratoneta. Ragione per cui – all'infuori delle sbarre del carcere – è quasi impossibile non trovarlo in viaggio per conto di Lui. Pur consapevole che la strada che Dio gli sta tracciando sarà ben lungi dai Sacri Palazzi, ha scelto in anticipo quello che potrebbe essere l'incipit della sua prima enciclica: «Ho odiato ogni minuto di allenamento ma mi dicevo: non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita da campione» (Cassius Marcellus Clay).

Custode di una personalità dalla difficile interpretazione e gestione, tutto trova luce e ragione nel suo essere sacerdote innamorato della sfida che Dio ha posto sulle sue spalle.

http://www.sullastradadiemmaus.it/




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