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Vado e torno: voi che fate?

VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Giovanni 14,15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Lenti e riluttanti nei passi. Con quel senso di smarrimento cucito addosso ch'è tipico di chi si sta imbattendo nella dipartita di uno che t'ha fatto battere il cuore per davvero. Da domani saranno soli, orfani di una Presenza, poveri di uno sguardo che fino a poche ore addietro li aveva aiutati a navigare dentro le burrasche del quotidiano. Ogni tanto bisogna abbandonare gli uomini per poi amarli ancor di più. E aiutar loro a scoprire che quell'abbandono – che per loro era stato quasi un'assenza – in realtà era una forma di più ardita presenza: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete”. Una quasi necessità per far sbocciare appieno il senso recondito della loro storia d'amore con Lui. Lui. L'Uomo Nazareno, il Ramingo e il Rabbì, il Maestro e l'Amico. I loro antenati – quell'antico Israele dell'Egitto – erano entrati nel deserto come un'orda di straccioni e di beduini: dopo quarant0anni di frequentazioni e d'amori ne uscirono con i vestiti del popolo dell'alleanza. La più invidiata, la più tormentata, la più narrata alleanza della storia tra il Cielo e la terra. A loro, invece, bastarono poco più che mille giorni per prendere la paura e tramutarla in ardire, per tradire e barca e tramare nuove traiettorie, per dire addio ai vecchi pesci di Genesaret e allenarsi sulle acque tumultuose dei cuoi di Palestina. Forti, irruenti, coraggiosi. Certi giorni persino fastidiosi nella loro appassionata ricerca della Verità: ma pur sempre in compagnia di Lui. Se succedeva qualcosa, se incappavano in qualcuno, se non capivano granchè, quando non riuscivano, nelle sere in cui il mare s'agitava, in fronte agli occhi degli avversari: pur sempre c'era Lui. Una garanzia, un'affidabilità, un senso di custodia e di protezione.

"Ma lo Spirito Santo suscita sempre risposte nuove alle nuove esigenze! E così si sono moltiplicati nella Chiesa i cammini per fidanzati, i corsi di preparazione al Matrimonio, i gruppi di giovani coppie nelle parrocchie, i movimenti familiari… Sono una ricchezza immensa! Sono punti di riferimento per tutti: giovani in ricerca, coppie in crisi, genitori in difficoltà con i figli e viceversa. Ci aiutano tutti! E poi ci sono le diverse forme di accoglienza: l’affido, l’adozione, le case-famiglia di vari tipi… La fantasia – mi permetto la parola – la fantasia dello Spirito Santo è infinita, ma è anche molto concreta! Allora vorrei dirvi di non avere paura di fare passi definitivi: non avere paura di farli. Quante volte ho sentito mamme che mi dicono: “Ma, Padre, io ho un figlio di 30 anni e non si sposa: non so cosa fare! Ha una bella fidanzata, ma non si decide”. Ma, signora, non gli stiri più le camicie! E’ così! Non avere paura di fare passi definitivi, come quello del matrimonio: approfondite il vostro amore, rispettandone i tempi e le espressioni, pregate, preparatevi bene, ma poi abbiate fiducia che il Signore non vi lascia soli! Fatelo entrare nella vostra casa come uno di famiglia, Lui vi sosterrà sempre. "(Papa Francesco, Incontro con i giovani dell'Umbria, 4 ottobre 2013).

Ora, invece, rimarranno da soli: nel mondo, dentro la storia, nei vicoli feriali. Da soli per conto di Lui: in memoria di Lui: “In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”. Da soli, ma non più soli come li vorrebbe il mondo, perchè quella di quella solitudine avrà gelosa custodia lo Spirito di Lui: “io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità”. Che il mondo non capirà, che il mondo ostacolerà, che il mondo irriderà come la più insensata tra le compagnie possibili. Lo chiama “Spirito”, ma è una grammatica di sinonimi e un alfabeto di sfumature: fantasia e creatività, immaginazione e intuito, percezione ed estro, ispirazione e capriccio: nel senso più pulito del termine. Dall'Egitto uscì un popolo vestito a festa, dopo l'effusione dello Spirito esce una Chiesa fasciata dalle bende dello Spirito, tremendamente decisa di giocarsi appieno la sua partita dentro il grande dramma della storia umana. Non ci sarà più paura nel cuore di Filippo e dei suoi compagni d’avventura che scavalcano i confini della Samaria, terra d’infedeli, di scismatici e di traditori. Quella donna di Samaria - conquistata splendidamente dall’Uomo di Nazareth attorno alle pietre di un pozzo in un afoso mezzogiorno tutto ebraico – è la speranza di un futuro ricco di seminagione per la parola del loro Maestro. Uomini che cancelleranno i confini, invaderanno le “proprietà private”, annunceranno la comunione dei sogni. Inarrestabili: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria fino agli estremi confini della terra” (At 1,8). Eccola la potenza dello Spirito Santo che la Scrittura Sacra paragona al vento. Perché il vento impedisce all’acqua di stagnare e imputridire. Il vento modella la montagna, la roccia, il marmo, i volti. Il vento che trasporta sulla sua brezza il polline collabora nel portare avanti la vita. Il vento scuote, butta all’aria le cose. Sul vento non puoi metterci mano: fino alla morte. Don Peppino Diana, parroco nel casertano, è stato ucciso dalla camorra perché aveva osato denunciare corruzioni ed illegalità nella sua terra. Chi lo ha ucciso gli ha sparato in sacrestia per ricordargli che una chiesa che non disturba non ha nulla da temere. Con lo Spirito cucito al cuore: come promemoria e companatico di un viaggio da oggi in poi nei Vangeli che sarà simbolo e memoria di ogni altro viaggio. Per narrare all'uomo quella storia d'amore ch'è incrocio di Amore, Amato e Amante.

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Ultima modifica ilLunedì, 26 Maggio 2014 09:43
  • Citazione: Gv 14,15-21
Don Marco Pozza

Creativo e poliedrico, don Marco Pozza nasce il 21 dicembre 1979 a Calvene (VI) e diventa sacerdote il 6 giugno 2004. Dopo aver dedicato i primi tre anni del suo sacerdozio come vice-parroco in un quartiere alle porte di Padova, ha intrapreso gli studi per conseguire il Dottorato in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma: dal 17 settembre 2011 è Cappellano della Casa di Reclusione di Padova (sez. penale).

Curioso interprete di un cristianesimo dell'innamoramento, esercita il suo sacerdozio nelle vesti inedite di scrittore, di giornalista (è editorialista di Avvenire) e di maratoneta. Ragione per cui – all'infuori delle sbarre del carcere – è quasi impossibile non trovarlo in viaggio per conto di Lui. Pur consapevole che la strada che Dio gli sta tracciando sarà ben lungi dai Sacri Palazzi, ha scelto in anticipo quello che potrebbe essere l'incipit della sua prima enciclica: «Ho odiato ogni minuto di allenamento ma mi dicevo: non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita da campione» (Cassius Marcellus Clay).

Custode di una personalità dalla difficile interpretazione e gestione, tutto trova luce e ragione nel suo essere sacerdote innamorato della sfida che Dio ha posto sulle sue spalle.

http://www.sullastradadiemmaus.it/




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