banner header
Log in

Perchè la vostra gioia sia piena - 1 parte

gioiaSei contento della tua vita, di quello che fai, di ciò che sei? Cosa ti manca per essere felice? Sei mai stato felice? Sono domande a cui dobbiamo saper rispondere se ci vogliamo davvero bene!

Forse allora bisognerebbe chiederci se veramente ci interessa la felicità, la gioia. Siamo sicuri di essere interessati a questa esperienza?

Mi verrebbe da dire che la risposta è abbastanza scontata: "certo che siamo interessati ad essere felici, a vivere nella gioia!" Anche sant’Agostino diceva "Non si può trovare uno che non voglia essere felice". Guardandomi intorno però devo ammettere che la risposta non è così scontata! Non è vero che vogliamo stare bene, che desideriamo stare bene. La gente non vuole stare bene! La gioia non è un interesse scontato nel cuore dell’uomo, anzi, a dirla tutta pare sia un po’ meno interessante della tristezza.

La tristezza è molto più affascinante, è un sentimento coinvolgente, avvolgente. Il ruolo della vittima è un ruolo interessante, piacevole. E’ un piacere infantile: si comincia da bambini coltivando il ricordo dei traumi, dei torti subiti alimentando un piagnisteo interiore. La tristezza diventa così un buco affasciante in cui rifugiarsi in un atteggiamento di autoconsolazione e di autocommiserazione.

La tristezza è interessante perché ti permette di rivestire un ruolo, ti giustifica. Ci si chiude nel gusto della ricriminazione, del vedere il male che gli altri ci fanno per poter provare quel sottile piacere dicendo “Ecco, tutte le cose mi vanno male… tutte a me capitano… nessuno mi capisce… tutti ce l’hanno con me”

Oggi c’è il culto della tristezza! Il mondo commerciale conosce bene questa dinamica. C’è un’attività di consolazione e di remunerazione attorno a queste persone che vengono fomentate riconoscendogli il diritto di farsi due lacrime di pianto! Mi riferisco anche alle molte trasmissioni televisive che oggi tempestano i nostri schermi dove si assiste ad una continua e inesorabile commedia drammatica senza fine.

La gioia non interessa a molte persone, non è un attitudine interessante.

Una storia triste è coinvolgente, ci si identifica, ci si proietta con i propri traumi, con le cose che gli altri hanno vissuto.

Una storia di bene è noiosa. Se viene mandata in onda un storia di un santo dove viene portato avanti il racconto del bene che faceva senza vittimizzarlo un po’, senza raccontare un po’ delle sue persecuzioni, non interessa a nessuno!

Se invece viene mandata in onda qualche storia di qualche delitto efferato, di qualche storia di sangue, stiamo tutti appiccicati alla televisione o alla radio a sentire perché tutti siamo alla caccia del colpevole.

Ecco! Se vogliamo trovare la gioia dobbiamo anzitutto smettere di cercare il “colpevole”, cioè smettere di lasciarci instradare verso la via del torbido e dell’autocommiserazione ma interessarci alla bellezza, alla semplicità, alla limpidezza della vita!

Ma cos’è la gioia?

Normalmente pensiamo che la gioia sia uno stato di emozione, di felicità che è prodotto da qualche situazione che viviamo.

La gioia cristiana è una realtà che deriva da un processo! Non si tratta di uno stato emozionale e basta… è anche questo ma anzitutto deriva da un percorso. Per comprendere la gioia bisogna uscire da uno spontaneismo. La gioia non ci capita, non la incontriamo così per caso.

La sapienza della Scrittura ci viene in aiuto. Il temine ebraico che viene usato per indicare la gioia, ha alla sua radice un significato che indica una “punta di lancia… un oggetto che buca un muro”. Infatti noi spesso parliamo di “esplosione di gioia… di esultanza…” c’è un qualcosa che irrompe, che esce fuori! La gioia è una cosa che sboccia, che fiorisce, che cresce rigogliosamente!

San Paolo dice infatti che la Gioia è un frutto dello Spirito (Gal 5,22)

E’ strano ed enigmatico a prima vista pensare che la gioia debba essere una punta che buca qualcos’altro… ovvero pensare che sia qualcosa che sboccia, che fiorisce, che cresce, che viene al termine di un processo…

Ma cosa deve bucare? Cosa deve squarciare? Da cosa deve venire fuori?

Nel prossimo articolo proveremo a rispondere a queste domande. Vi aspetto!

Ultima modifica ilSabato, 24 Agosto 2013 20:12
Agostino Di Meglio

Agostino Di Meglio, classe '74, vivo a Roma dove lavoro come consulente web in una società di informatica. Ho frequentato i primi due anni dell'Istituto Teologico di Assisi. Ho tante passioni tra cui il mare... mi richiama tanto l'infinità di Dio e del suo Amore! Sono innamorato della vita e sono sempre in ascolto di essa, perchè è maestra e perchè è uno dei mezzi privilegiati attraverso cui Dio mi parla.

Sito web: buonanovella.info
Altro in questa categoria: « Un amico speciale Missione spugna »



Per poter lasciare un commento devi prima fare il login oppure effettuare la registrazione

17°C

Roma

Bel tempo

Umidità: 63%

Vento: 9.66 km/h

  • 11 Apr 2016 20°C 13°C
  • 12 Apr 2016 23°C 16°C
I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?