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Perchè la vostra gioia sia piena - 2 parte

chiara-luceNel precedente articolo abbiamo visto come la gioia non sia un semplice stato emozionale ma frutto di un cammino. Per capire meglio quello che andiamo dicendo, prendiamo in considerazione un brano del Vangelo (Lc 6, 20-26) dove Gesù incoraggia alla gioia e all’esultanza quelli che vivono nell’indigenza e nella sofferenza, e ammonisce chi vive in una gioia costruita e apparente. Lo fa con parole forti dicendo: “Beati voi che ora piangete… Beati voi che ora avete fame… rallegratevi in quel giorno ed esultate…”e per contrasto dice: “Guai a voi che ora ridete… guai a voi che ora siete sazi…”, quasi a dire che c’è un presente che apre ad un futuro triste.

Il brano citato, conosciuto come il “Discorso della montagna” ci dice che la gioia ha due sorgenti:

  1. L’immediato
  2. La conseguenza

La gioia dell’immediato è quella che viene dallo sfruttare l’occasione che ho per godere, per stare bene! E’ la gioia effimera, falsa, quella che viene dalla gomma da masticare: due minuti di sapore e poi una sciaperia insopportabile. Un po’ così sono le tante gioie e le tante offerte edonistiche che vengono fatte alla nostra esistenza: adesso, subito, devo bruciarmi come un fuoco di paglia un piacere… queste sono normalmente le gioie che purtroppo noi cerchiamo: la soluzione immediata di un problema, la decompressione di uno stato di tensione.

Ma la vera gioia affonda le sue radici in una sapienza che trascende l’immediato! La gioia cristiana chiede di essere poveri ora! Avere fame ora! Piangere ora!

C’è la gioia di un patto che deriva dalla Fede, dall’abbandono fiducioso, dall’apertura all’altro che implica un primo stato di “morte”…E’ la gioia pasquale, la gioia di chi esce fuori da un evento, cioè la gioia come risultato, come conseguenza!

Un atto di amore non è mai un atto che ha come primo scopo la mia gioia: ha come primo scopo l’Altro o l’altro! L’obbedienza a Dio, la fiducia a Lui… c’è sempre un momento traumatico iniziale che prelude all’esperienza pasquale. Passare attraverso un momento di negazione di oggi per arrivare al frutto stabile della conseguenza. Nella vita ciò che conta non sono le premesse, ma le conseguenze delle cose! Io, dei mei atti, mi devo sempre chiedere: ma dove mi portano, dove vado a finire, dove arrivo!

Se io adesso risolvo questo problema con uno scatto di rabbia, proprio perché penso che lo si può risolvere così uno stato di tensione: si batte un pugno sul tavolo e viene un silenzio! L’altro, il coniuge, il figlio, ecc. si blocca. Il problema è risolto! Ma poi? Poi c’è la morte! Dal piacere di aver risolto una tensione ne deriva tutta una serie di conseguenze di distruzione, di rapporti da ricostruire, di occasioni mancate, di bene che ormai è dimenticato!

C’è invece l’atto di aprirsi ad una gioia che è dopo, che arriva dopo, che è una conseguenza, che deriva da una scelta che oggi mi costa! Oggi mi chiede di negarmi, di trascendermi, di andare oltre il mio immediato piacere.

Ecco perché la gioia sboccia, fiorisce, viene fuori… irrompe, buca il muro delle apparenze! Squarcia come una lancia la tristezza che ormai non c’è più.

Se hai avuto esperienze di questa gioia duratura, torna alle sorgenti di questa gioia vivendo quegli atti sani di amore, di obbedienza, di fiducia, di scelta del bene. Sono sicuramente un piangere oggi per ridere domani… oggi un essere poveri per essere ricchi domani. E’ la legge naturale della gioia che ha le sue basi nelle scelte che stanno a monte. Solo a valle diventa gioia!

A monte io ho scelgo di rallegrarmi scegliendo la pace: se ho scelto la pace oggi ho rinunciato alla guerra, forse negandomi certe rivendicazioni o negandomi certi piaceri… ma il piacere vero è quello stabile, duraturo quello che deriva da una scelta di bene!

La gioia cristiana è veramente frutto di un obbedienza allo Spirito Santo. Ci sono intuizioni di bene che ci portano ad agire, ad assecondare una chiamata alla luce che c’è nel cuore di ogni uomo.

Gesù quando inizia il suo ministero invita alla gioia, all’allegria, a credere alla buona notizia, a credere al bene e quindi a convertirsi.

“Convertitevi e credete al Vangelo..”(Mc 1,15), credete alla bella notizia, alla buona novella, alla felicità annunziata! Ma prima c’è qualcosa da lasciare. Questa negazione serve alla costruzione di una gioia stabile, duratura, vera, autentica che non si dimentica più! Quante gioie invece abbiamo dimenticato, quante gioie immediate, quante soddisfazioni ci siamo tolti e che poi ci hanno lasciato dei problemi irrisolti esattamente come erano prima o peggio di prima.

La gioia cristiana è un dinamismo che viene scelto come oggetto finale di un percorso che passa per il deserto per poi arrivare alla terra promessa… che passa per l’abbandono dell’uomo tenebroso, infelice, obbediente al torbido. La gioia è la scelta dell’abbandono di ciò che non ci fa bene e penso che questo non sia un abbandono così pesante da vivere!

 

Note

Questo articolo è stato elaborato ascoltando una catechesi di Don Fabio Rosini sui doni dello Spirito Santo.

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Ultima modifica ilSabato, 24 Agosto 2013 20:14
Agostino Di Meglio

Agostino Di Meglio, classe '74, vivo a Roma dove lavoro come consulente web in una società di informatica. Ho frequentato i primi due anni dell'Istituto Teologico di Assisi. Ho tante passioni tra cui il mare... mi richiama tanto l'infinità di Dio e del suo Amore! Sono innamorato della vita e sono sempre in ascolto di essa, perchè è maestra e perchè è uno dei mezzi privilegiati attraverso cui Dio mi parla.

Sito web: buonanovella.info



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