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"Prima tu". "No, prima tu". Confusione all'ingresso

BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A)

Matteo 3,13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Il deserto l’aveva preparato a tutto. Ma forse non s’attendeva che quel gran Genio del suo Amico Gli capitasse un giorno sotto gli occhi travestito e aggrovigliato in mezzo ai pezzenti di Galilea. “Battezzami, Giovanni, ora è il mio turno!”. Giovanni: l’uomo che addomesticava le antilopi, che reggeva l’urto del silenzio, che spianava l’aridità dei deserti, l’uomo pronto a tutto…ammutolì. Ai suoi occhi non poteva credere: l’Eterno, la Perfezione, la Sublimità che chiede pulizia. Che s’umilia, si nasconde, s’abbassa. “Coraggio, amico: battezzami!” Dove trovare il coraggio? La fila dei peccatori s’ingrandiva, mormorii sempre meno leggeri per l’inceppo del sacramento, stizza e nervosismo, paura e incomprensione. C’è un attimo di spaesamento:: “Non posso, Gesù!” Come dar torto a Giovanni? Non poteva iniziare così la storia del Messia: suo compito, ardito ma troppe volte già annunciato, era di mettere ordine, spaccare il sonno, urlare la morte del peccato! Giovanni Gli aveva fatto “campagna elettorale” meglio che aveva potuto: attese e speranze, propositi e minacce, cambiamenti, spostamenti e futuro da guadagnarsi. E la gente gli aveva creduto, s’era fidata, l’aveva sorretto dalla platea. Ma ora Giovanni vorrebbe sotterrarsi: aveva assicurato un Re. Arriva un peccatore. “Sei tu che devi lavare me”. Tenta di salvarsi agli occhi della gente. Sembra un tira e molla estenuante: pare d’osservare due uomini, che davanti ad una porta si dicono: “Prego”.“Si figuri: non sia mai”. “Entri, le dico!” “Non me lo perdonerei mai”!” Sembra: ma nel discorrere di quei due uomini - anelli delicati messi come congiuntura lacerata tra i due testamenti - non s’avverte formalità. “Giovanni: fai ciò che ti dico. Dio deve iniziare stando vicino agli uomini”. Vicino agli uomini: non sopra di loro.

"In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui»."(Atti degli Apostoli, 10, 34-38).

La gente che dice? Si direbbe che dai tempi di Gesù non si sia notato miglioramento: la gente attende. Sulle rive del Giordano, sui sagrati delle chiese, negli uffici di potere: attende. Che il Papa parli (per poi iniziare le “danze”), che il prete s’esponga, che la Chiesa additi. La gente vuol sapere cosa dire, cosa fare, se è giusto, sbagliato, onesto, disonesto. Vuol sapere: ma non vuole orientamenti. Da una parte la nostalgia di Luce, dall’altra il fascino delle tenebre. Vuole Dio: lo vuole bello e biondo, chiuso dentro in sacrestia, profumato e lampadato. Poi scopre che Dio non è così e allora: ciao! Giovanni risolve il problema: “Non sono io: eccolo qui l’Atteso”. Lì: nell’acqua, in fila, senza veste, pronto a farsi battezzare. Impossibile un Dio così. Chiaro: quello che rompe, lo spostiamo! Pure loro, amici per nascita (così affiatati da toccarsi ancora nei grembi), vedevano il mondo in modo diverso. Il figlio di Elisabetta parlava di catastrofi, di scure sull’albero, castigo divino. Il figlio di Maria, sotto un cumulo d’immondizia avverte un impercettibile sussulto del cuore, una segreta aspirazione. Così segreta che magari pure l’uomo non avverte. Giovanni immaginava la fine, Gesù presenta l’inizio. Il Battista ragionava sull’inverno, sulla durezza, sul deserto. Gesù parla di primavere, di tenerezza, di abbracci. Muri che crollano per il Battista: palpito di vita sotto le rovine per Gesù. E' incredibile quest’Uomo: si fa attendere, arriva, rigira la storia a suo piacimento. La sua potenza è d’essere privo di potenza: nudo, debole, povero, indifeso. L’unico sovrano che abbia chiamato i propri sudditi uno ad uno, come una mamma chiama il suo bambino. Capisci perché il mondo non poteva sentirlo? Scusa: non può sentirlo? Il mondo sente solo il rumore, la potenza, le voci che vuole. O se ne inventa qualora mancassero Non divenne grande perché radunò milioni di fans attorno a lui, perché lo coprirono – a morte accaduta, però – di ori, incensi e mirre profane, perché tutt’ora lo venerano, lo adorano, lo bestemmiano. Non si può credere per quello che è successo dopo: Il fatto è che oggi, con la parola, disarma. Indebolisce. Smobilita. E la gente tace. Non era il silenzio del deserto: c’era luce in quel silenzio. Giovanni s’abbassa, raduna un pugno d’acqua, raccoglie mille apprensioni nella mente e obbedisce. La fila si smuove, la processione riprende, il Mistero s’infittisce. L’Amico col quale giocava nelle stradine di Nazareth, cresciuto silenziosamente per aiutare a crescere, supera la riva, scende tra i rivoli veloci del Giordano fiume e, ingabbiato nella storia, riemerge rinato. Il cielo e-rompe, si spacca, dichiara aperte le profetiche danze: “Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. Figurarsi il Battista, unico a capire la direzione di quella voce: rabbrividì, raggelò, ebbe la pelle d’oca. Avvertì d'essere dentro una storia non più storia. Accanto ad un Dio non è più semplicemente Dio, bensì un Dio fattosi uomo. Che non sfugge i peccatori ma s'incammina nel loro mezzo. Un Dio fastidiosissimo da battezzare.

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Ultima modifica ilSabato, 11 Gennaio 2014 22:51
  • Citazione: Mt 3,13-17
Don Marco Pozza

Creativo e poliedrico, don Marco Pozza nasce il 21 dicembre 1979 a Calvene (VI) e diventa sacerdote il 6 giugno 2004. Dopo aver dedicato i primi tre anni del suo sacerdozio come vice-parroco in un quartiere alle porte di Padova, ha intrapreso gli studi per conseguire il Dottorato in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma: dal 17 settembre 2011 è Cappellano della Casa di Reclusione di Padova (sez. penale).

Curioso interprete di un cristianesimo dell'innamoramento, esercita il suo sacerdozio nelle vesti inedite di scrittore, di giornalista (è editorialista di Avvenire) e di maratoneta. Ragione per cui – all'infuori delle sbarre del carcere – è quasi impossibile non trovarlo in viaggio per conto di Lui. Pur consapevole che la strada che Dio gli sta tracciando sarà ben lungi dai Sacri Palazzi, ha scelto in anticipo quello che potrebbe essere l'incipit della sua prima enciclica: «Ho odiato ogni minuto di allenamento ma mi dicevo: non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita da campione» (Cassius Marcellus Clay).

Custode di una personalità dalla difficile interpretazione e gestione, tutto trova luce e ragione nel suo essere sacerdote innamorato della sfida che Dio ha posto sulle sue spalle.

http://www.sullastradadiemmaus.it/




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