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'Q' come… QUARESIMA

La parola quaresima, alla lettera, significa semplicemente “quarantina”.

Circa dal IV secolo il genio cristiano, che ha sempre saputo inventare gesti e riti espressivi delle esigenze più profonde del cuore umano, ha dato forma a un periodo di quaranta giorni particolarmente dedicato a prepararsi alla Pasqua e così la parola quaresima ha indicato questo tempo caratterizzato da una prassi penitenziale condivisa.
Ma perché prepararsi? Evidentemente perché si attribuisce a quell’evento – storicamente avvenuto e ogni anno solennemente ripresentato nella memoria liturgica della Chiesa – un valore unico, cui occorre fare spazio nel cuore.

E come prepararsi? Si può sintetizzarlo così: ri-centarsi sull’essenziale, lasciando cadere quello che – pur buono – essenziale non è, e anzi dall’essenziale rischia di distogliere. Ecco perché si pone l’accento sulla sobrietà. Molti modi di dire, che stanno scomparendo, lo testimoniano: “fare quaresima” stava per “osservare le astinenze e i digiuni prescritti” o, più materialmente, “disporre solo di un cibo assai povero”; “cibi quaresimali” erano quelli di magro, meno conditi, meno variati e nutrienti, in una dieta che per molti era già di necessità frugale; “rompere la quaresima” significava venir meno alle osservanze penitenziali condivise.

Ma oltre alla tavola altri settori della vita erano interessati a questa ricerca di sobrietà: valga per tutti ciò che qualche nonno può ancora testimoniare sul fatto che in quaresima non si organizzavano feste né private né –tanto meno – pubbliche (ad esempio, non si ballava).
E oggi? Nel linguaggio della comunità cristiana la parola quaresima è tuttora in uso e ha mantenuto intatto il suo significato. La realtà che essa indica è tuttavia più difficile da sperimentare. In questo – come in tanti altri ambiti – l’assimilazione di criteri e abitudini correnti è stata anche fra i cristiani inesorabile. “La quaresima non è più vissuta a caro prezzo” (E. Bianchi). Nella continua e sovrabbondante disponibilità di tutto (di ogni tipo di alimento come di ogni bene o attività) riusciamo ancora a pensare e a praticare la volontaria astensione da qualcosa? Nell’ininterrotto scorrere di un tempo sempre uguale e sempre pieno di stimoli, magari vissuto con affanno nel (vano) tentativo di fare tutto, cogliere ogni occasione, sfruttare ogni opportunità, sappiamo ancora desiderare e realizzare un tempo “altro”, vissuto singolarmente e insieme dai cristiani attraverso gesti concreti che esprimono desiderio di conversione e anelito di ritorno a Dio?
Si tratta appunto di gesti concreti, e questa concretezza può risultare difficile da accogliere. Nella nostra presunzione di aver capito tutto, facilmente crediamo di esserci finalmente liberati di osservanze formali o legalistiche in favore di una fede più interiorizzata. Il rischio è che si tratti di una fede più disincarnata, che sottovaluta il fondamentale coinvolgimento della nostra corporeità nel rapporto con il Signore e nella lotta spirituale.

Ha affermato più volte Enzo Bianchi: “è tempo che i cristiani riprendano una pratica profetica della quaresima”. Si può farlo magari recuperando nell’uso del tempo e nel rapporto con cibo e oggetti la capacità di distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è (e scoprendo che si può dare un ordine alle proprie giornate o digiunare per ragioni diverse dal perdere qualche chilo); oppure ricercando con intenzione il silenzio – grande assente dalle nostre case e dalla nostra vita, in cui sempre più trionfa il rumore - e lo stare in disparte, per ritrovare il contatto con la nostra interiorità e metterci in ascolto del Signore; oppure … Sarà la fantasia innamorata di ciascuno a far fiorire modi e gesti espressivi: i biografi narrano che san Francesco, ardente del desiderio di seguire le orme di Cristo povero e crocifisso e di rinnovarne la memoria liturgica in modo anche esistenzialmente significativo, viveva nel corso dell’anno numerose “quaresime”.

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Ultima modifica ilLunedì, 26 Maggio 2014 12:16
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008




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