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Virtù per l'uomo del terzo millennio

Per diversi mesi ci siamo fatti compagnia in uno strano percorso, un viaggio alla scoperta delle virtù.

Abbiamo avuto una guida autorevole, il filosofo e teologo Romano Guardini con la sua opera intitolata appunto “Virtù” e l’abbiamo seguita piuttosto da vicino, con la libertà di modificare l’ordine delle riflessioni e indugiando a gettare lo sguardo sulla realtà che quotidianamente viviamo, per lasciar affiorare in noi qualche interrogativo.

E’ tempo di trarre qualche conclusione, anzi di evidenziare gli interrogativi che emergono dal percorso fatto.

Ogni epoca ha le sue virtù: non in tutti i tempi le stesse virtù hanno la stessa centralità e importanza. Guardini osserva che «esse sono piuttosto come stelle che appaiono in certe epoche e che dominano per quell’epoca il firmamento dei valori, per poi a poco a poco retrocedere». Non smettono così di essere una proposta significativa di umanità, ma non stanno più alla ribalta della coscienza etica.

Ecco dunque una prima riflessione: quali virtù dominano la nostra epoca? Al centro della nostra coscienza etica ci sono virtù (cioè proposte positive di umanità) o piuttosto necessità, opportunità, slogan, condizionamenti,…? Quali virtù l’uomo del nostro tempo, nella concreta realtà in cui vive, ha bisogno di riscoprire e promuovere?

Non sfugge a nessuno che stiamo attraversando una profonda crisi: l’umano, in noi stessi e negli altri, ci appare minacciato, frammentato, corre il rischio di impoverirsi. E’ importante passare, al riguardo, dalla posizione di chi lamenta tutto questo, vivendolo però in fondo con rassegnazione, a quella di chi accetta una vera e propria scommessa educativa, prima di tutto nei confronti di se stesso. Come cristiani abbiamo molto da dire e da fare al riguardo: ma forse occorre chiederci quanto abbiamo assunto e fatto nostra, magari inavvertitamente, la mentalità del mondo; o quanto siamo disposti a spenderci per coltivare un umano buono e bello, un umano che risplenda pur nella precarietà e fragilità dell’esistenza.

Dopo la scoperta delle virtù occorre passare alla ricerca delle virtù: e questo richiede un lavoro paziente, in primo luogo su di sé. Ogni virtù va imparata e allenata, nessuna di esse arriva al volo semplicemente perché “abbiamo capito qualcosa”. E’ la vita quotidiana, vissuta nell’attenzione a sé e alla realtà (e non nella dispersione), che progressivamente plasma il nostro volto. Da dove cominciare? Da dove riconosciamo di averne più bisogno. Infatti vale, in questo campo, quello che potremmo definire un “principio di totalità”: il lavoro su di sé in ordine a una virtù costruisce in un certo senso tutte le altre. Come ci ricorda san Francesco nel Saluto alle virtù, «chi ne ha una e le altre non offende, tutte le possiede; e chi anche una sola ne offende, non ne possiede nessuna e le offende tutte».

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Ultima modifica ilLunedì, 06 Gennaio 2014 16:52
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008




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