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"Quando cosa ch'è felice, cade"

“E noi che pensiamo la felicità
come un’ascesa, ne avremmo l’emozione
quasi sconcertante
di quando cosa ch’è felice, cade."
 
(Rainer Maria Rilke)
 
Dopo aver ascoltato Dag Hammarskjold sulla libertà dell’amore, Etty Hillesum sulle contraddizioni interne alla vita, in questi giorni, tra le varie persone significative che hanno raccolto qualcosa del pensiero del nostro tempo, ho incontrato Rilke. E la sua espressione in versi, pur nella mia incompetenza, mi è parsa sintesi di un approccio che ha pervaso ed anche “ingannato” (mi permetto!) una certa fetta di pensiero umano, nonché religioso.
 
Credo di scovare l’inganno non nella seconda parte, che è evidentemente sotto il nostro sguardo assai spesso: una felicità che si attenua, qualcosa che si frantuma, un fallimento, un peccato…chi non l’ha mai visto? 
 
Piuttosto trovo pericolosa la prima espressione: “noi che pensiamo la felicità come un’ascesa”…  Non corre questo rischio anche il cristiano? Quello, cioè, di pensare che la felicità stia in un punto al di sopra di noi, per raggiungere il quale sia necessario uno sforzo “ascensionale” che ci sollevi in qualche modo da “questa valle di lacrime”?  Alla fine, notava Simon Weil, a forza di saltare per raggiungere quel punto, non solo sei stanco e frustrato, ma ti sei talmente concentrato sul saltare che l’obiettivo l’hai perfino perso di vista. E non è cosa infrequente…
 
Ma Gesù Cristo con la sua Incarnazione ci ha mostrato un’altra strada,  ci ha dato una bella notizia: smetti di saltare e di sforzarti titanicamente, perché la felicità non sta in alto, ma in basso; non pensarla al di fuori del recinto di normalità della tua vita, ma scoprila in quei frammenti di quotidianità che sperimenti come i più banali…perché sta proprio lì!
Non aspettare di incontrarla nella saltuaria particolarità di qualche evento o di doverla raggiungere a prezzo di fatiche superiori alle tue forze, perché non sei tu che devi colmare una distanza per raggiungerla, bensì è lei, la felicità, che ha già raggiunto te ed è piantata nel giardino della tua esistenza da sempre. 
 
Finchè la vedrai fuori, ti mancherà sempre. Ma quando prenderai consapevolezza del tuo averla in casa, seduta accanto a te, non potrai più perderla. 
 
Così non avrà più potere su di te la paura della tristezza, nè dello sconcerto di cosa ch’è felice e cade. Se solo Rilke l’avesse saputo…! 
 

 

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Ultima modifica ilMartedì, 05 Novembre 2013 17:34
Stefania Baglivo

Studentessa presso l'Istituto di Scienze religiose in Assisi. Lavora nel Centro d'accoglienza della Caritas diocesana di Assisi e sta imparando dai poveri a conoscere Dio.

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