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Quando Dio fa il bastian contrario

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Matteo 5,17-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

C'è sempre un però a guastare una frase: “”bravo/a però..., bello/a però..., in gamba però..., intelligente però... capace però...”. Quasi che la storia – anche la storia apparentemente più insignificante o più gloriosa – sia sempre ad un passo dall'esplodere, però poi rimane lì, a mezz'aria, sulla cresta. Inconcludente. Il però è una legge dell'umano alla quale nemmeno Cristo osò esimersi dall'applicarla: “Avete inteso che fu detto (…) Ma io vi dico”. Ch'è come dire: finora è sembrato giusto così, però d'ora in poi non basterà più. Cristo, il bastian contrario dell'Eterno, l'esagerazione ch'è sempre anticipo e preludio della grandezza, la convinzione d'essere l'Uomo definitivo, quello che cambierà la storia: finanche la convinzione assoluta dei propri mezzi. E' legge dell'umano e anche Cristo la sopporta, pur prendendosi il lusso – Lui ch'è per davvero Figlio di Papà – di metterci del suo, come quei musicisti geniali che su uno spartito d'autore propongono delle variazioni melodiche: quel tocco di personalismo artistico che sovente il pubblico mostra di gradire appieno.

Eppur tra i due però – quello dell'uomo e quello di Dio – scorre la differenza tra il Cielo e la Terra. Perchè quando l'uomo armeggia quella particella, spesso lo fa per diminuire la prestanza di ciò ch'è stato detto prima - “intelligente, però tenga conto ch'è figlio di professori” -, o tutt'al più per cercare di darne una ragione che affievolisca la sublimità di ciò ch'era in principio. Quando l'armeggia Dio, invece, quel però si rovescia e produce l'effetto opposto: non tanto di banalizzare ciò che è stato, ma d'annunciare qualcosa di così grande che darà maggior valore a ciò che l'ha anticipato. Come un restauratore di mobilio antiquato: non getta le vecchie assi o il legno di ciliegio divorato dalla tarmi, ma lo prende e con passione di certosino ne ringiovanisce la freschezza e lo rimette nel mercato. Più avvenente, più prezioso, più stimato. Così è d'Iddio: dopo di Lui non basterà più dire di non aver ucciso, ma sarà di chi Lo vorrà seguire nemmeno dare dello stupido al fratello. Non basterà più non andare a letto con un'altra donna, ma servirà addirittura una cura maniacale dello sguardo che le si pone. E' serietà del Cielo l'andare alla radice dei problemi per sconfiggerli: dal desiderio dello sguardo inizia l'adulterio, dal considerare stupido o inetto un fratello inizia l'omicidio. E' per questo che di Cristo si rimproverò la radicalità: ha la stessa provenienza di radice, ovvero di ciò che sta all'inizio, al fondo, di ciò che fa passare la linfa, la vita stessa. Tanto vale, dunque, andare alla radice e scovare il male dall'inizio. Per impedirgli poi d'ingrandirsi a dismisura cammin facendo.

"La merda esce dal corpo, sparisce nella fossa e impingua gli orti e i campi. Ma ci sono tanti ben vestiti signori così pieni fino alla gola d'un'altra specie di sterrco che il fetore esce, insieme alle parole, dalle bocche invano sciacquate e risciacquate. E quella feccia non scende nei destri sotterra ma insudicia la vita di tutti, ammorba l'aria, imbratta anche gl'innocenti. Da questi uomini escrementizi dobbiamo star lontani anche se si lavano dodici volte al giorno; le insaponature della pelle non bastano se il cuore manda in su pensieri pestiferi. Il vuotaor di latrine, se non pensa al male, è senza confronto più pulito del ricco che, mentre sguazza nell'acqua odorosa della sua tinozza di marmo, medita qualche nuova fornicazione o soverchieria"(G. Papini, Storia di Cristo)

Anche nel Giardino dell'Eden l'Eterno non s'arrestò alla mela ma andò alla ricerca di chi la mangiò, cioè di Adamo. Giunto da lui, non s'arrestò: andò alla ricerca di chi l'aveva suggerita ad Adamo, cioè Eva. Giunto da lei, non s'arrestò: andò ancor più giù, alla radice stessa di chi, per pura gelosia, tentò di guastare all'inizio la più bella tra le storie d'amore, quella tra Iddio e l'uomo. Laggiù, alla radice, trovò Satana e lo maledisse in eterno. Senza mezzi termini, senza misura, ilare e baldanzoso. Finanche minaccioso per il Demonio. Nei Vangeli non basta trovare un colpevole, Cristo cerca il colpevole; come non Gli basterà trovare un motivo di male ma andrà cocciutamente alla caccia del male per stanarlo, denigrarlo e combatterlo strada facendo. Ciò che conta per il Cielo è l'intenzione, il sentimento, ciò che abita nel cuore delle gesta di quaggiù. Il però d'Iddio: non per umiliare ma per perfezionare, non per redarguire ma per stimolare, non per nascondere ma per additare. L'accusarono d'essere stato l'uomo dei cambiamenti: per certuni bastò questo per dichiararlo reo di morte. Taluni, di questi certuni, mai capirono che per quell'Uomo cambiare non significava disprezzare il passato ma amarlo così alla follia d'arrischiarsi l'esagerazione pur di far splendere appieno il bene che già c'era. Prima di Lui, prima di noi. Laddove batte forte il cure dell'umano.

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  • Citazione: Mt 5,17-37
Don Marco Pozza

Creativo e poliedrico, don Marco Pozza nasce il 21 dicembre 1979 a Calvene (VI) e diventa sacerdote il 6 giugno 2004. Dopo aver dedicato i primi tre anni del suo sacerdozio come vice-parroco in un quartiere alle porte di Padova, ha intrapreso gli studi per conseguire il Dottorato in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma: dal 17 settembre 2011 è Cappellano della Casa di Reclusione di Padova (sez. penale).

Curioso interprete di un cristianesimo dell'innamoramento, esercita il suo sacerdozio nelle vesti inedite di scrittore, di giornalista (è editorialista di Avvenire) e di maratoneta. Ragione per cui – all'infuori delle sbarre del carcere – è quasi impossibile non trovarlo in viaggio per conto di Lui. Pur consapevole che la strada che Dio gli sta tracciando sarà ben lungi dai Sacri Palazzi, ha scelto in anticipo quello che potrebbe essere l'incipit della sua prima enciclica: «Ho odiato ogni minuto di allenamento ma mi dicevo: non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita da campione» (Cassius Marcellus Clay).

Custode di una personalità dalla difficile interpretazione e gestione, tutto trova luce e ragione nel suo essere sacerdote innamorato della sfida che Dio ha posto sulle sue spalle.

http://www.sullastradadiemmaus.it/




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