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50 sfumature di Vangelo - 4 settimana

I vangeli contengono una quantità di particolari che spesso sfuggono a una lettura superficiale. Piccole sfumature magari, ma utili per comprenderlo e apprezzarlo in pienezza. Ho deciso di dedicare cinque articoli ai vangeli delle cinque domeniche di quaresima, svelando per ciascuno dieci sfumature, a partire dalle parole che tornano più spesso nel testo.

La quarta domenica di quaresima ci presenta l’incontro tra Gesù e Nicodemo.

  1. Figlio. Ritroviamo in questo passo l’espressione “Figlio dell’uomo” già incontrata nel vangelo della Trasfigurazione. È l’Uomo che ha la pienezza della condizione divina, di cui si parla nel libro del profeta Daniele. A questa figura si riferisce Gesù quando usa questa espressione per parlare di sé.
  2. Dio. Il Dio di Gesù Cristo non è un Dio che chiede ma un Dio che dà, che offre, che -si- offre all’uomo. Con Gesù è finito il tempo in cui l’uomo deve fare qualcosa per Dio, per ingraziarsi la divinità, ed è iniziato il tempo in cui è Dio che fa qualcosa per l’uomo, che viene incontro all’uomo, e l’uomo deve solo accogliere questa offerta di vita.
  3. Serpente. Richiamando l’episodio di Mosè nel deserto che innalza il serpente di bronzo per guarire coloro che erano stati morsi dai serpenti velenosi (Numeri 21), Gesù fa riferimento alla sua morte. L’offerta di vita che Dio fa non è uno scherzo. Dio dona il suo Figlio, Il Figlio dona la sua vita con un gesto estremo, finendo appeso ad una croce. E se lì la salvezza veniva dopo il castigo, qui non c’è castigo ma solo salvezza.
  4. Luce. Parola chiave dell’opera di Giovanni, la troviamo anche nelle sue lettere. È immagine della vita, immagine di Dio stesso. Quella vita che noi stessi siamo chiamati a portare, come figli della luce. Se portiamo vita diventiamo luminosi, perché risplende in noi la luce stessa di Dio.
  5. Mondo. “Il mondo fa schifo!” quante volte sentiamo questa espressione? No, il mondo non fa schifo, Dio lo ama, l’ha amato talmente da dare il Suo Figlio. L’umanità non è totalmente perduta, totalmente corrotta, Dio l’ama, l’ama… da morire!
  6. Tenebre. Sono le tenebre del cuore di chi non ha accolto Dio, le tenebre di chi compie il male ed evita per questo di agire alla luce del sole per non essere scoperto. In quelle tenebre splende la luce di Cristo, come leggiamo nel prologo del vangelo. Lì Giovanni scriveva “e le tenebre non l’hanno vinta”: il male non vincerà, il male non avrà l’ultima parola!
  7. Opere. Le nostre opere parlano, dicono chi siamo… e dicono “di chi” siamo! Quando facciamo il bene, quando amiamo, quando comunichiamo vita, le nostre opere sono “fatte in Dio” portano una firma, la firma di Dio. Un po’ come se invece di trovare la scritta “Made in Italy”, trovassimo scritto “Made in… Dio”.
  8. Verità. Qui si parla di “fare” la verità! Noi siamo abituati ad altre espressioni: conoscere, avere la verità. La verità si fa. Quando lasciamo che l’amore di Dio agisca nella nostra vita, che l’amore ricevuto diventi amore donato, noi facciamo la verità, i nostri gesti comunicano verità, siamo persone vere e autentiche.
  9. Vita. Altra parola chiave in Giovanni. Qui si parla di “vita eterna” e noi pensiamo all’eterno riposo, a questa noia mortale (!) di una vita che non finisce più, o a un premio futuro da ottenere con una buona condotta di vita. No! “Vita eterna” è la vita piena in Dio! È una vita di qualità indistruttibile, che si ottiene non “per buona condotta”, ma dando la propria adesione, il proprio sì a Cristo.
  10. Chiunque. Gesù motiva così il dono di sé sulla croce: “perché chiunque creda [in me] abbia la vita eterna”. Trovo eccezionale questo pronome: la vita eterna, questa vita piena, di qualità indistruttibile, è per chiunque. Chiunque creda. Non c’è situazione sociale, civile, religiosa, persino morale che fermi Dio: Egli vuole una vita piena per tutti. Per me e per te. C’è un uomo appeso alla croce, per amore. Credi a questo? Ti offre la sua vita. Vuoi accoglierla?

Buon cammino di quaresima!

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Ultima modifica ilMercoledì, 25 Marzo 2015 11:27
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.

1 commento

  • Stefano
    Stefano Mercoledì, 25 Marzo 2015 12:15 Link al commento

    Davvero un analisi molto interessante e complimenti per l'espressione che hai usato " Made in Dio" per indicare la firma delle nostre opere.




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