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Stefania Baglivo

Stefania Baglivo

Studentessa presso l'Istituto di Scienze religiose in Assisi. Lavora nel Centro d'accoglienza della Caritas diocesana di Assisi e sta imparando dai poveri a conoscere Dio.

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L’emorroissa, il contatto che salva

Ho mutuato il titolo di questa piccola riflessione da quello che p. Pietro Maranesi riporta sulla dispensa di teologia sacramentaria fornita ai suoi studenti: sacramento come contatto che salva a partire da una relazione che salva. Esattamente ciò che accade alla donna che incontriamo oggi: l’emorroissa.

Una donna della quale non conosciamo il nome, ma che viene identificata in tutti e tre i Vangeli sinottici solo per ciò che la caratterizza come sua patologia: “una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando…” (Mc 5, 25-26).

Maria di Màgdala: vedere, credere, annunciare…

In greco il testo è bellissimo, nonostante le mie nozioni estremamente limitate. Ma ho voluto ragionarci e meditarci sopra… così Maria la Magdalena (come la chiama il testo greco) mi ha detto molto. In quella sua esperienza, forse durata solo una mattinata o anche meno, davanti al sepolcro, è racchiuso il paradigma di un percorso umano e spirituale che riguarda certamente anche noi.

Non ho tratto conclusioni. Ho solo osservato la scena.

Giuditta ed Ester, la bellezza che salva

Due testi brevissimi, quelli di Giuditta ed Ester, eppure profondamente intensi nel racconto presentato e soprattutto nel messaggio teologico che intendono trasmettere. Due figure molto simili, sia nell’aspetto che nelle vicende che le vedono coinvolte: due donne che fanno della loro bellezza lo strumento efficace per la salvezza del loro popolo.

Siamo difronte a racconti di tipo midrashico, nei quali personaggi e vicende rimandano a figure e significati altri. Siamo, soprattutto, nel periodo in cui Israele ha bisogno di rafforzare la propria identità nazionale, di ridire a sé stesso che la debolezza nella quale si vedeva immerso davanti agli altri popoli poteva (e certamente sarebbe stata) trasformata in vittoria da YHWH.

Ecco allora che Giuditta ed Ester si trovano nell’ambientazione iniziale entrambe in una condizione di fragilità. Il fatto stesso di essere donne rappresenta, soprattutto pensando alla cultura del tempo, una tipica condizione di inferiorità e marginalità.

Rut, la moabita

Avendo incontrato la volta scorsa, la prima delle grandi donne attraverso le quali la storia della salvezza viene man mano portata avanti nel percorso d’Israele, vorrei continuare ad accostarmi alle figure femminili tralasciando, per un momento, quelle maschili.

Abbiamo visto in Sara come la sterilità venga resa feconda in modo significativo e prezioso, nonché assolutamente inaspettato con la nascita di Isacco. Dopo di lei seguono altre due donne ugualmente sterili, che daranno alla luce figli importantissimi per la storia del popolo ebraico: Rebecca, moglie di Isacco anch’ella sterile, genererà Giacobbe; Rachele, moglie prediletta di Giacobbe, sterile anche lei, sarà madre della bellissima figura di Giuseppe, insieme a Beniamino.

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