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Chiesa e giovani - 17

Come vorresti la Chiesa? Come la sogneresti?"

21) la vorrei più vicina alla gente xk il Signore era così, e meno attaccata a regole vedi....

il Signore è venuto in mezzo a noi senza malizie, doppisensi, senza voler nulla in cambio....incondizionatamente.. mi ricorda molto un bambino che si avvicina a tutti senza voler avere nulla in cambio, senza discriminazioni. Ora gran parte (non tutta grazie al cielo) del clero è chiuso in se stesso, nella sua mentalità, e vuole rimanere ostinatamente chiuso in se; secondo me come meccanismo di difesa, il che è comprensibilissimo, verso un mondo che, purtroppo, è cattivo.

«Più vicina e meno ferma sulle regole»…

Parole che farebbero gridare i farisei e sadducei del tempo di Gesù, ma che in egual modo, anche al giorno d’oggi, sono scomode a chi fa del proprio ruolo un’istituzione o un modo per “essere sopra” gli altri.

Purtroppo abbiamo fatto anche della religione e della fede un compromesso: la semplicità, la verità, la coerenza hanno lasciato via via il posto al tornaconto (normalmente personale), al prestigio, al “faccio questo per avere quest’altro…”. Ecco perché Gesù, nel Vangelo, insiste nel porre come modello i bambini, coloro che non hanno secondi fini, che non partono da presupposti o pregiudizi, ma vivono “giocando”.

Il gioco… dimensione che con la fede va a braccetto, se fossimo un po’ più attenti!

Pensare la fede come gioco, come occasione per stare assieme volentieri, con divertimento e gioia. Nel gioco troviamo le regole necessarie perché esso stesso possa esserci, si possa praticare. Allo stesso modo, per quanto riguarda la nostra fede, Gesù stesso ci offre “le regole del gioco”, perché essa possa essere conosciuta, vissuta e testimoniata! Regole che si son ridotte troppo spesso ad obblighi resi tali dall’uomo, piuttosto che rimanere il campo da gioco, le cui linee di confine campo sono invece indispensabili per la sua pratica, e per lo spettacolo da offrire!

L’impressione è quella di assistere ad una chiesa che vorrebbe avere tanti spettatori e atleti nelle sue fila, ma si dimentica o tralascia la rifinitura, la fantasia all’interno della squadra. E dove la creatività e l’imprevedibilità manca, nello sport, esso non ha nulla da far emozionare. Per la Chiesa, siamo sulla stessa linea d’onda: svestirsi di moduli triti e ritriti, dove il gioco latita, e formare schemi di gioco meno affiacchiti, per creare un gioco di squadra che richiama tifosi dovunque, in casa (parrocchia) e in trasferte (le famose periferie, di cui ripetutamente parla papa Francesco).

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Ultima modifica ilGiovedì, 05 Giugno 2014 02:55
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.




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