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Chiesa e giovani - 37

Come vorresti la Chiesa? Come la sogneresti?"

40) La mia Chiesa dovrebbe essere al passo coi tempi. Esercitare davvero nel nome di quello che ha detto e fatto Gesù Cristo.
Accogliere tutti: anche quelli che per qualche strana ragione hanno fatto qualcosa di sbagliato nella loro vita. Come ho già anticipato non ne so molto da poter dire ciò che mi va bene o no ma quello che penso manchi all'interno della nostra Chiesa è l'elasticità di pensiero su alcuni argomenti che nel mondo d'oggi ormai sono nella 'norma'. Mi spiego meglio: una persona che e' costretta a prendere una decisione difficile come può essere un aborto o un divorzio non per motivi futili, ma magari perchè vittima di una o più violenze, viene negata la comunione perchè ritenuta colpevole di un atto grave nei confronti d Dio. E' giusto avere delle regole e dei limiti anche nella religione, ma quello che c'ha insegnato Gesù e' di stare dalla parte dei più deboli, di amare il prossimo senza giudicare. E allora perchè negare a priori il diritto di comunione a chi non ha colpe? Perché allontanare da un mondo di conforto e pace interiore anche chi e' discriminato sessualmente?
La mia Chiesa accoglie tutti come un riparo dalla pioggia perche' in questo mondo sempre più preso di mira dal male, da Satana, c'e bisogno della salvezza (per chi lo vuole ovviamente!). Tutto questo per me rimane utopia perche' per cambiare secoli di storia ce ne vorranno altrettanti per fare piccoli passi in avanti. Per il momento mi godo il mio Papa Francesco che con le sue parole sta aprendo milioni di cuori, oltre al mio, e mi fa ben sperare che davvero un giorno ci sarà la Chiesa come l'ho sognata io!

Al passo con i tempi”: uno slogan talmente secco e diretto che non necessita di tanti contorni…

Un’elasticità di pensiero viene richiesta. Un’elasticità che invece molto spesso non si percepisce, non si vede, perché alcune tradizioni-canoni-regole sono "sacre" (più di Cristo stesso?).

Non c’è nulla da fare… Chi ha commesso o commette qualche errore, si trova cucito addosso questo “marchio” che lo diversifica dalla normalità. Normalità, quale? Quella di coloro che si ritengono giusti, perfetti, cristiani “come si deve”?

Ed è proprio qui che cade l’asino! Peggio! Scompare la fiducia e la coerenza!

Al di là del tema della comunione che possono ricevere coloro che subiscono divorzi, separazioni, o “costrette” ad aborti che merita certamente un’analisi più approfondita, c’è una domanda che deve inquietarci. Come vivono e di che Chiesa si sentono parte queste persone, affilitte da sofferenze così immeritate, né tanto meno cercate?

«Non giudicare e non sarete giudicati» (Lc 6,37). Che impressione opposta dànno, in realtà, i membri della Chiesa più “elevati”. Quanto difficile esentarsi dal giudicare, dal puntare il dito, quasi a voler dimostrare che la ragione è in possesso pienamente solo di qualcuno!

Gli ultimi, i peccatori, i “giudicati” dovrebbero appartenere alla classe privilegiata di persone verso le quali tendere, andare, sentirsi pronti ad intervenire (in positivo, e con umanità, ovviamente!).

Cambiare mentalità! Quanto importante e necessario, no?

Ci dimentichiamo che c’è più di un trans-atlantico da muovere; pardòn, da smuovere. Occorre, però, non demandare a domani (futuro anteriore) ciò che già oggi è possibile (presente).

E magari, senza aspettare i prossimi millenni qualche boccata d’ossigeno più autentica e veritiera, la potremmo respirare e assaporare su temi scottanti e pressoché vitali!

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Ultima modifica ilGiovedì, 06 Novembre 2014 00:28
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.

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