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Chiesa e giovani - 4

7) Come un luogo in cui tutti si conoscono e tutti vengono valorizzati per le loro potenzialità. Un luogo ricco di attività dove i più giovani possano sentirsi responsabili a seguito di iniziative sui più piccini e dimostrassero quello che valgono e quello che Dio ci da la possibilità di fare ogni giorno. I più adulti possono insegnare ai più giovani e formarli nello stile educativo per i più piccini (capibili di più da loro in quanto vicini come età alle loro richiesta). lo immagino un luogo dove il confronto generi discussione costruttiva, dove ci si possa esporre senza essere giudicati e sopratutto dove la messa della domenica sia un'occasione che nessuno si sente di perdere perché nel nome di Colui che accompagna tutti quotidianamente ci si ritrova tutti assieme come una vera comunità; dove le famiglie possano staccare dal “tran tran” quotidiano e fare una chiacchiera o dei pranzi dopo la messa, e allo stesso modo i loro figli possano iniziare a considerare tutto ciò come un luogo di fede si, ma anche di incontro e benessere/divertimento. Immagino la chiesa decorata, animata nelle messe. Immagino una chiesa aperta e non ottusa nelle richieste dei fedeli e al passo con i tempi non tralasciando ciò che dice il vangelo (ciò che spesso succede ahimè). Un patronato zeppo di gente, con biblioteca per lo studio e spazio ricreativo dove "staccare", e che sia partecipe ed integrata con le iniziative cittadine. Ecco... questo credo...

In questa ulteriore riflessione è bello potersi soffermare su un verbo, un’azione che di cristiano non dovrebbe compiere ma che di concreto ha una puntualità quasi perfetta: il giudicare.

Quanto è facile non emettere giudizi, sentenze! Quasi fosse ciascuno di noi in diritto di aver le regole, la conoscenza globale delle situazioni, delle persone, delle vicende di cui si viene a conoscenza.

Non necessariamente “giudicare” su realtà di profondo senso, ma anche in cose molto meno importanti, ma magari “più apparenti”: forse verrà da ridere ma… a volte partono sentenze per il modo di essere vestiti, per il modo di esprimere la propria opinione, per qualsiasi semplice e banale scelta, per arrivare ai giudizi più inappellabili sulla fede, sulla condizione familiare o affettiva della persona…

Ma quanto male fa questo! Il luogo per eccellenza destinato ad accogliere tutti diventa luogo preferenziale per emettere sentenze e giudizi… E, purtroppo, si sente molte volte questo rammarico e tristezza diffusi tra le persone!

Perché invece non costruire, assieme (non a caso l’invito costante per la preghiera per l’unità!), non personalmente, occasioni nelle quali la chiesa del paese non rimane un edificio scrostato di marmo ormai attempato, ma un “salotto di casa” dove volentieri si entra, dove con gioia si resta, e da dove con grinta si riparte per dare il meglio di sé, dei propri valori, delle proprie doti e qualità? Perché non promuovere, invece che limitare? 

Credo che, in una battuta, potremmo vivere così: «ad ogni giudizio o pregiudizio risparmiato, in chiesa un fedele in più è assicurato!». 

Proviamo… non costa poi tanta fatica!

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Ultima modifica ilGiovedì, 06 Marzo 2014 00:32
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.




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