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Chiesa e giovani - 43

Come vorresti la Chiesa? Come la sogneresti?"

46) Sogno una Chiesa che porti felicità, che rompa gli schemi che ormai sono solo un limite, con messe che siano davvero tempo di “festa”, messe cantate e ballate vissute in comunità, che possano durare anche intere giornate. Sogno parrocchie che si sentano famiglie parte di un tutto, che vadano a cercare ed aiutare ogni pecorella smarrita, parrocchie senza chiacchiere e critiche, che ora sono invece il pane quotidiano, e spesso partono proprio da chi dovrebbe dare l’esempio. Vorrei una Chiesa che perdona sempre, che elimini i sensi di colpa, che non tenti mai di tenersi stretti i fedeli spaventandoli con punizioni che in realtà non avranno dopo la morte, ma che trascini ogni anima dimostrando che non c’è niente di più bello di seguire Dio e amare il prossimo. Vorrei una Chiesa che aiuti a credere chi non ha fede, come me.

Mi piace iniziare con un augurio di speranza, questo nuovo intervento, dal momento che il sogno che oggi ci viene offerto invita proprio a felicità e fede!

Mi soffermo, in particolare, sul sogno di “parrocchie senza chiacchiere e critiche”, spesso pane quotidiano nelle nostre realtà…

Sembra proprio un’utopia raggiungere un essere cristiani privo di queste due orrende serpi, non è vero? Qualcosa o qualcuno che non va bene, che non fa come vorrei io, che preferisce questo a quell’altro, che non si rende conto che… E’ proprio questa la fisionomia caratterizzante i luoghi, per eccellenza, della nostra fede…

Eppure… davvero può essere possibile vivere o “frequentare” senza metterci sempre malizia, frasi che aiutano a distruggere più che a costruire? È ipotizzabile un andare in chiesa, un avvicinarsi alla parrocchia, senza sentirsi addosso sguardi minacciosi giudicanti, atteggiamenti che fanno sentire a disagio, o comunque, non parte di “eletti perfetti”?

Vorrei essere ottimista in questo, dicendo… di sì!

Che santo, o quanti rosari occorrono, però? Niente di ciò a mio parere. Ma piuttosto lo sforzo, e la perseveranza nel porre l’attenzione su ciò che funziona, su ciò che va bene (fosse anche una minimissima cosa!), su ciò che può essere semplice, non stratosferico o di esorbitante rilevanza.

Imparando l’arte del promuovere, più che quella dello sminuire; valorizzando la presenza di chi da un po’ magari manca da tempo, piuttosto che sottolineare il fatto che “non si vede da un secolo!”; pensando che un semplice sorriso o saluto può far sentire a proprio agio e accolta, una persona che si considera “forestiera”…

Allora, di sicuro, come ci testimonia la persona che ha offerto questo contributo, potrebbero molto essere aiutate anche quelle persone che si trovano ad avere una fede gracile, piccola, o poco conosciuta!

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Ultima modifica ilLunedì, 26 Gennaio 2015 14:05
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.




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