banner header
Log in

Come fine e mai come mezzo

Posso ancora amarti fratello? È una domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi, come principio cristiano dettato dall'invito ad amare il prossimo, ma anche come principio laico di solidarietà nei confronti di tutti gli individui.

È la crisi economica dell'Occidente a lanciare, con forza, una nuova sfida alle fondamenta di tutte le società che innalzano a pilastro la logica dell'utile e dell'interesse. Principi quali la sostenibilità, la solidarietà, la fratellanza, portano a interrogarsi sui valori che regolano le società della crescita, del progresso, e chiedono di costituirsi parte attiva di un cambiamento che miri a riequilibrare il divario nella distribuzione della ricchezza, poiché la forbice sociale è ancora troppo aperta tra chi ha tutto e chi non ha nulla.

Sono le voci di quel miliardo di persone che non hanno cibo, acqua potabile, energia elettrica a sottolineare la necessità di un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità, che persegua l'obiettivo della crescita, tenendo conto della dimensione ambientale e sociale. Una sfida dalla quale, sottolinea P. A. Colombo, nessuno deve astenersi, le istituzioni, la società civile, le imprese, devono farsi parte di una nuova prospettiva di cambiamento dove, l'interesse generale prevalga “sulla logica del risultato immediato e sugli interessi particolari”.

Arriva da Don Tonino Bello, vescovo cattolico italiano, l'invito a non restare indifferenti, perché, in una società globalizzata, l'interesse individuale non si può fermare al giardino di casa. Perché le catastrofi naturali, le guerre, avvengano esse agli antipodi o sotto casa, chiamano in causa tutti come correi, gridano alla vita di tutti. A gridare è anche l'impotenza di un corpo senza vita tra le onde del mare, che ci chiede di non restare indifferenti, di non essere sordi e ciechi davanti a chi, per la speranza, perde la vita. Sono le parole di Papa Francesco a catapultarci nelle cruda verità di quello che è diventato l'altro: non è più il fratello da amare, ma colui che disturba la mia vita.

È doveroso allora sentirsi personalmente interrogati dalla domanda che Dio pone a Caino: “Dov'è tuo fratello?”, dove sono i nostri fratelli che cercano la speranza? I loro corpi inermi macchiano il mare, il loro sangue macchia la nostra vita. “Chi è responsabile di questo sangue?” Un coro di voci si alza, “Nessuno” risponde la coscienza comune, “Nessuno” urla la cultura del benessere che porta alla globalizzazione dell'indifferenza. “Uguaglianza” diventa allora la parola cardine di un rinnovamento, perché nella società della crescita per la crescita, il cui unico motore è la ricerca sfrenata del profitto, dice Umberto Galimberti: “l'uomo è diventato “capitale”, merce di scambio”. Sottolinea V. Shiva in “Fare pace con la terra”, come sia diventato credenza comune il paradigma meccanicistico che conduce alla falsa percezione secondo cui, per avere il progresso, sarebbe necessario sacrificare l'ambiente e le persone.

Diventa quindi necessario un nuovo paradigma volto a riavvicinarci alla terra, elemento fondamentale per intraprendere un nuovo percorso, atto al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile che consenta la sopravvivenza a coloro che non possiedono nulla. Diventa essenziale riportare l'uomo e i suoi bisogni al centro dell'interesse collettivo, così da portare in secondo piano la logica del “dio denaro”, alla quale la società globalizzata sembra aver fatto voto totale. L'Occidente, pervaso dalla crisi, necessita di comprendere che lo stallo economico è prima di tutto uno stallo morale, di principi e valori. Kant in questo potrebbe essere filosofo dei nostri giorni, la portata del suo pensiero è prorompente e quanto mai attuale.

Sottolinea il filosofo come sia necessario che ad una riforma politica e sociale, preceda una riforma di vita, di pensiero, un cambiamento spirituale nella prospettiva di quello che M. Ceruti e E. Morin definiscono “un nuovo umanesimo”, un nuovo modello di umanità percorso dallo spirito dell'accettazione reciproca e dalla convivenza delle diversità. È essenziale quindi, che si alzi a precetto fondamentale, l'imperativo categorico di Kant quando ci chiede, con forza, di agire in modo da trattare l'umanità sempre come fine e mai come mezzo.

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Ultima modifica ilLunedì, 23 Maggio 2016 13:47
Anna Castellaro

Ho 19 anni e studio presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose a Treviso. Ho incontrato il Signore nell'intimità di uno sguardo, che ha rovesciato la mia vita. Mi piace pensare che, ogni giorno, ci è data la possibilità di incontrare il Signore negli occhi di chi ci passa accanto...la domanda è: "Abbiamo ancora tempo per Lui?"




Per poter lasciare un commento devi prima fare il login oppure effettuare la registrazione

17°C

Roma

Bel tempo

Umidità: 63%

Vento: 9.66 km/h

  • 11 Apr 2016 20°C 13°C
  • 12 Apr 2016 23°C 16°C
I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?