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Condivisione di un mistero

Toc, toc! Maria, trepidante, bussa alla porta.

"Perché sei qui, Maria?", le chiede una voce interiore. Maria non risponde, ancora non sa spiegarsi come sia potuto accadere che lei sia qui, ora, con un bimbo in grembo. Illogico, irrazionale, incredibile che sia successo. E' per questo, forse, che e' qui. Per condividere un mistero con chi ne porta le tracce nella sua carne, come lei. Il suo viaggio ha il sapore della preghiera. Attende una risposta, Maria, dal suo Dio, vivo in lei, e la attende da Elisabetta, che si tiene nascosta per custodire un bimbo già segnato da una missione divina.

Bussa, Maria, mentre il suo cuore palpita d'attesa e desiderio. Come il nostro, quando restiamo soli, con tante domande, senza risposte.

Elisabetta arriva, apre la porta in silenzio, sorridendo, semplice e solare, come se l'avesse saputo, che doveva arrivare, quella sua cuginetta lontana.

"Entra!" le dice soltanto, e la abbraccia. In questo abbraccio c'e' tutto. Tutto quello che siamo, per cui esistiamo. Quello che non ha bisogno di parole, ma di sguardi, di lacrime, di gesti. Quello che ci abita da sempre. E che ci unisce.

E in questo istante infinito, intenso come una nuova creazione, Elisabetta, Maria, Giovanni, Gesù, esultano insieme, come un unico corpo che vibra d'amore. E si riconoscono. Riconoscono Dio nell'altro.

è così semplice vederlo! Così bello! Così splendente!

Istanti di eternità nel tempo, destinati anche a noi, se abbiamo il coraggio di andare, di cercare, di bussare.

Qual'è la nostra Elisabetta? O potremmo esserlo noi? Let's go!

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Regina

Quando sono entrata in monastero, nel secolo scorso (nel lontano 1988), si scriveva ancora a mano, si spedivano le lettere e le cartoline di carta, si aveva in dotazione personale un kit "da ufficio", composto da penne, pennarelli, gomma, righello, fogli, buste, cartoncini, forbici, colla... Il mondo aveva un altro ritmo.

Poi nacque qualcosa di nuovo che lo accelerò, lo trasformò, come si trasformano le particelle di un atomo in presenza di nuovi componenti. E ci fu un nuovo ingresso in monastero: il computer.

Entrò cercando di capire e di farsi capire, perché parlava un'altra lingua, sconosciuta fino ad allora. Ma si inserì così bene nella nuova realtà che presto divenimmo inseparabili.

E fu così che Dio mi prese nella rete, per lanciarmi in spazi lontani senza spostarmi, per navigare senza imbarcarmi, per creare senza cercare oggetti.

Con quale scopo lo capirò strada facendo, anzi, giga facendo. Lui me lo dirà.

La rete raccoglie ogni genere di pesci...io vorrei essere di quelli buoni.

Perché nella rete del Padre mio ci sono molti posti, ed e' bello esserci.




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