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E il verbo si è fatto carne

Mio Signore, instancabile ti riveli nascondendoti e ti nascondi rivelandoti al mio cuore assettato di te; un cuore che ti invoca senza sosta e che, con la stessa assiduità inciampa in polvere e nulla, eleva confini di terra e fumo, allontanando l’anima dalla sua sorgente di pace, sollievo e ristoro. Semini nell’essere umano la sete di assoluto, sete di te, sin dal primo respiro è questo che ci salva.

Disse l’angelo: "Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo." (Lc 2, 10). Gioia che sarà, quando ti saresti rivelato quale Figlio di Dio sceso in terra per liberarmi dalle colpe che mi svuotano di spirito; sceso per riparare alla caduta non morale, ma ontologica di Adamo, l’intera esistenza compromessa dell’essere umano; sceso per indicarmi la via verso la vita e per vincere la morte. Gioia che sarà, quando ti avrò accolto quale Dio. Un canto di pace innalzano gli angeli, non pace sociale, ma la pace dell’incarnazione e della presenza del verbo, per riconciliarmi con il Padre, con i fratelli, con me stesso.

Nasci ancora, Signore, nel mio cuore travagliato da ambizioni, desideri, orgogli profani; questo cuore che perde così facilmente la rotta, talvolta basta solo un alito di vento. Nasci in questo cuore che rimpiange la naturalezza del rapporto con te, e si copre di un’esistenza aspra, arida, rischiando di rivestirsi di morte. Nasci ancora in questo cuore refrattario, che desidera poter offrirti perlomeno il calore di una povera e umile stalla.

"E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.’’ (Gv. 1, 14). Dio perfetto e uomo perfetto, nato prima del tempo, dal Padre, e nel tempo attraverso la Vergine, il sublime mistero dell’incarnazione, connubio di amore, misericordia e sacrificio; secondo San Tommaso, la maniera grandiosa nella quale il Sommo bene ha scelto di comunicarsi alla creatura. Fragili sono i miei propositi, Signore, alla minima resistenza che incontrano, come gli acheni di un soffione si disperdono nell’aria. E se l’amore fosse una virtù ed io la possedessi, nemmeno questo sarebbe per mia benemerenza, ma perché tu per primo mi avvolgesti d’amore: amore totalizzante, amore che non mi opprime, amore umile, amore che non mi sazia, amore infinito.

Nasci ancora in questo corpo, prigione di pensieri confusi e disordinati, e prigione dell’amore che vorrebbe riversarsi come un fiume nel mondo, se solo potesse, mio Signore. Cercano di annientarsi a vicenda in un combattimento che continua ormai da troppo tempo. Desideri che muoiono sul nascere in proiezioni di fallimenti, abbracci spenti in braccia che restano inerte, parole che la lingua teme di articolare… a cosa serve ciò che c’è dentro se lì, timore e insicurezza, seppelliscono il tutto? L’incarnazione del Verbo è bontà, guarda benevolmente verso la mia debolezza e mi tende la mano; è saggezza, giustizia e potenza capace di disperdere ogni paura. Attraverso essa mi riscatti, concedendomi la possibilità di tendere verso la tua santità. Nasci ancora dentro di me, Signore, e concedimi i doni dello spirito affinché possa trovare forza e ristoro, la tua pace.

Per la purezza del loro cuore, perché poveri e semplici nello spirito, perché sapevano vivere il silenzio, ti sei rivelato prima ai pastori e non agli scribi. Rivestimi, Signore, della loro semplicità, del loro ascolto. Sterile e vana è la nostra fatica se mira solo a elevare il proprio essere. Frivola ogni forma di erudizione se dovesse creare certezze all’infuori di te. Mi è necessario che il silenzio dei sensi e dal mondo mi sia fedele compagno di viaggio in questo tempo santo; in tal modo la mente libera saprà discernere, ed il cuore spoglio dal greve mantello di tormenti, preoccupazioni e frivolezze che ti estraniano, saprà nuovamente individuare il tuo richiamo, il tuo calore, il tuo amore. Donami l’intelligenza del cuore, Signore, perché ogni pulsazione sia vibrazione d’amore per te, e in te per i fratelli. Tu, che nel mistero dell’incarnazione insegni la più alta forma di umiltà, servizio e obbedienza, nasci ancora dentro di me, e rinnova questa creatura spesso poco permeabile e ostinata, ma che in totalità ti appartiene, e tanto ti desidera.

Ricevere tanto amore sprigiona una gioia al di sopra di ogni altra gioia dal sapore terreno. Come un granello è la mia anima, non può germogliare che in un’anima più grande, la tua. Vorrei poter avvolgere ciò che di terra e polvere ci separa, mio Signore, per essere come tu mi vuoi. Nasci ancora dentro di me, mio Gesù, e fammi dono dei tuoi sentimenti, affinché possa sempre vivere, amare, pensare, donare, secondo la tua santa volontà.     

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Ultima modifica ilLunedì, 26 Dicembre 2016 16:18
Andreea Chiriches Leone

Sposata e mamma, laureanda in lingue e culture straniere, professa perpetua nell’Ordine Francescano Secolare.
Autrice del blog “Passione di Cristo, passione per la vita” , raccolta di riflessioni condivise nella speranza che possano rivelarsi utili, come spesso si può rivelare utile una parola, una prospettiva diversa, l’esperienza condivisa.

Sito web: https://deealeonedei.wordpress.com/



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